Italia

Agea sotto scacco: buco da 400 milioni di euro nella gestione del Sian

Guardia di finanza e Ufficio antifrode europeo hanno avviato un'indagine che rischia di portare alla perdita, per l'Italia, di 389 milioni di euro di aiuti. Occultata nel Sian la contabilità debitoria di posizioni irregolari o fraudolente

10 giugno 2015 | T N

Agea di nuovo sotto accusa per via della gestione dei Sian, ovvero in sistema informatico per l'agricoltura, attraverso il quale vengono erogati gli aiuti comunitari al settore primario.

Un sistema complesso che gestisce 7 miliardi all'anno e che, anche negli anni passati, è stato oggetto di verifiche e attenzioni. Dopo la denuncia di inefficienze informatiche e sistemi di controllo poco accurati, oggi la questione è passata al vaglio dell'Ufficio antifrode europeo, coadiuvato dalla Guardia di Finanza italiana.

Secondo quanto riporta l'Ansa sotto attenzione sarebbero finiti importi per quasi 400 milioni di euro, a cui se ne aggiungerebbero altri 152 milioni per un altro filone. All'Italia, più in particolare all'Agea, sarebbero contestate 11 anni di gravi carenze.

La Direzione generale agricoltura della Commissione europea intende proporre una rettifica finanziaria relativa a tutti i debiti non recuperati anteriormente al 2010. L'importo massimo della correzione ammonta a 388.743.938 milioni, che verrebbero così decurtati dal budget italiano della Pac 2014-2020.

L'Europa ha fatto inoltre presente che non sono stati presi in considerazione i 152milioni di uro delle cosiddette "banche dati non gestite", vale a dire un altro ambiente del Sian di cui i conti non quadrano e le cifre iscritte, nonostante riportino la dicitura "nazionale", sono in parte comunitarie.

Secondo l'accusa, nel mentre l'Italia cerca di prendere tempo e fare melina sulla questione, in Agea si sarebbe costituito un secondo registro, a fianco di quello ufficiale dove archiviare la contabilità debitoria di posizioni irregolari o fraudolente legate all'uso dei fondi Ue. Una pratica andata avanti dal 1999 al 2013, fino a quando Fiamme gialle e Olaf hanno deciso di vederci chiaro. Di fatto, le situazioni opache, invece di essere approfondite e risolte col recupero del denaro da Agea negli anni, sono state ammucchiate in un angolo nascosto del Sian, lasciando che finissero in prescrizione. Questo significa che quando l'Italia sarà chiamata dalla Commissione europea a rispondere delle somme in sede definitiva, Roma potrebbe non avere posizioni su cui rivalersi per limitare il danno economico.

Sulla vicenda ha condotto un'inchiesta anche la procura di Roma e i responsabili dell'Ufficio monocratico e organismo pagatore di Agea che si sono susseguiti a partire dal 2008, Paolo Gulinelli, Alberto Migliorini e Concetta Loconte rischiano il rinvio a giudizio per abuso d'ufficio e falso in atto pubblico. I tre indagati non avrebbero controllato l'esatta contabilizzazione dei pagamenti eseguiti e avrebbero trasmesso all'Ue dichiarazioni relative ai conti annuali degli organismi pagatori omettendo di informare la Commissione "del numero effettivo e della reale entità delle posizioni debitorie conseguenti alle erogazioni indebitamente erogate".

 

 

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