Italia
Un Piano Olivicolo Nazionale tutto in divenire
Tutta la filiera olivicolo-olearia riunita intorno all'obiettivo di un rilancio della produzione nazionale e per un programma su sei punti che parta dal campo per arrivare alla bottiglia. I 20 milioni di euro sono solo l'antipasto
05 maggio 2015 | T N
Un documento congiunto, siglato dalle principali organizzazione olivicole italiane, dai frantoiani, dagli imbottigliatori e dagli industriali. Tutti insieme sostengono la necessità di rilanciare l'olivicoltura italiana e la produzione nazionale.
“In questi anni l'industria olearia italiana ha fatto miracoli per mantenere le quote di mercato nazionali all'estero – ha dichiarato Giovanni Zucchi, presidente Assitol, durante il suo intervento presso la presentazione del documento a Tuttofood – ma tutte le nostre competenze nel marketing non saranno più sufficienti se non rilanceremo l'intero settore, ridando forza alla produzione di olio italiano.”

“Obiettivo è incrementare la produzione nazionale del 25% - ha ricordato Luca Bianchi, capo dipartimento qualità del Mipaaf – per passare da 450 mila tonnellate (ndr media della produzione nazionale secondo dati Mipaaf) a 650 mila tonnellate nel giro di 5-7 anni.”
Ma i venti milioni di euro messi sul tavolo dal governo col recente decreto saranno sufficienti? “Questi soldi – ha ricordato Bianchi – servono anche per sederci al tavolo della Conferenza con le Regioni con un chip importante. Il governo e il Ministero fa sul serio, bisogna ora capire quanti dei 650 milioni di euro a disposizione degli investimenti hanno le Regioni possono essere destinati al Piano Olivicolo Nazionale.”
Il Piano olivicolo, secondo l'accordo tra tutte le anime della filiera, deve puntare sul recupero degli impianti in stato di abbandono rendendoli subito produttivi, e sull’infittimento degli oliveti esistenti. Al tempo stesso, il documento auspica “l'avvio di nuovi investimenti per impianti intensivi che siano in grado di valorizzare varietà italiane”, con tempi brevi per la messa in produzione. Il documento impegna le associazioni in un'opera di valorizzazione di tutti i prodotti della filiera olivicola, a cominciare dall'extra vergine d'oliva. Specifici fondi verranno destinati proprio alla promozione."
L'esperienza di questa campagna olearia – ha dichiarato David Granieri, presidente Unaprol – ci ha insegnato che, in caso di annate particolarmente difficili, occorre creare gli strumenti perchè le aziende possano sopravvivere e guardare con speranza al prossimo raccolto.”

A tal fine, nel documento, viene proposto di definire un intervento straordinario per favorire una politica di credito agevolato alle aziende olivicole in sofferenza finanziaria a causa della mancata produzione, con la disponibilità di risorse per la costituzione di appositi fondi rischio.
Tracciabilità e controlli non potevano rimanere fuori da questo piano. Tracciabilità per garantire l'origine e controlli per garantire la sicurezza. I produttori agricoli sono chiamati ad impiegare soltanto i pesticidi accettati nei principali paesi di destinazione degli oli nazionali, favorendo l'export.
L'accordo prevede infine l'avvio di IGP regionali - come fatto dalle regioni Toscana e Sicilia - con lo sviluppo di un sistema di tutoraggio nelle procedure di trasformazione, oltre che di nuovi ed efficienti centri di stoccaggio a favore di strutture (cooperative, O.P., frantoi di medie dimensioni) che vi concentreranno i quantitativi di olio prodotto in vista della commercializzazione.
Durante la presentazione del documento più volte è stata ricordata la straordinarietà dell'intesa raggiunta. “Nel passato – ha concluso David Granieri – forse non è che mancasse la volontà ma mancavano le condizioni per arrivare a collaborare tra le varie anime della filiera. Questo documento può significare un nuovo inizio per il comparto.” “Questo accordo è fondamentale – conclude Zucchi – perché affronta le criticità storiche del comparto, pensando al futuro. Ecco perché ci auguriamo di vederlo presto attuare, in collaborazione con le altre associazioni e con il sostegno della controparte istituzionale”.
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