Italia
Parola d'ordine per l'olio d'oliva: accorciare la filiera
Dal miglioramento della qualità e dell'ambiente alla commercializzazione. Le nuove organizzazioni dei produttori alla prova dei fatti. C'è chi si è mosso per tempo, come Unasco, che valorizza gli oli dei soci creando un legame diretto con i consumatori
02 aprile 2015 | T N
La commercializzazione è la nuova sfida che si troveranno ad affrontare le organizzazioni dei produttori che, per volontà europea, non gestiranno più solo i programmi di miglioramento della qualità e affini ma dovranno dimostrare di saper anche vendere l'olio dei soci.
Per il riconoscimento, e l'accesso ai fondi comunitari, sono stabiliti dei limiti piuttosto restrittivi in volume e valore di commercializzazione, tanto che non tutte le organizzazioni, le associazioni e i consorzi finora accreditati lo continueranno ad essere anche in futuro.
Tra le unioni dei produttori, oggi associazioni di organizzazioni di produttori, Unasco ha cercato di creare un modello unico che si basasse su tre elementi essenziali: certificazione, valorizzazione, remunerazione.
Il primo elemento da abbattere è stato l'individualismo dei soci, creando le condizioni per una concentrazione di prodotto, soprattutto di olio extravergine di oliva certificato. Non è un caso che, nel 2014, il 91% del fatturato sia dovuto a olio biologico. Un successo che ha spinto aziende agricole verso questo modello produttivo, in particolar modo in alcune regioni quali la Calabria, la Puglia e l’Abruzzo.
La novità, dunque, è che le imprese non sono state stimolate a investire sul biologico a fronte di contributi pubblici ma grazie alle vendite di prodotto, ovvero misurandosi col mercato.
Un sistema che presenta ancora un grosso tallone d'Achille. Infatti rimane ancora marginale l’incidenza delle vendite di olio confezionato sul fatturato raggiunto. Se il fine ultimo è di far avere una remunerazione adeguata al produttore attraverso la creazione di valore aggiunto sul prodotto olio extra vergine di oliva, il rapporto diretto tra produttore e consumatore diventa essenziale.
Per creare i necessari presupposti di credibilità e fiducia, Unasco ha favorito l'accesso dei soci alla certificazione di rintracciabilità di filiera UNI EN ISO 22005:08 e, già sei anni or sono, ha creato un premio: “silenzio, parla l'oro verde tracciato!”, la cui selezione è affidata al panel di Marco Oreggia.

Nel corso del convegno del 26 marzo scorso a Etaly di Roma sono stati svelati i nomi dei vincitori degli ambiti riconoscimenti:
Il I classificato della categoria biologico è il siciliano Giardinelli, della Soc. Agr. Semplice Giardinelli. Un olio extravergine di oliva tracciato prodotto a Bronte, dal fruttato medio, all’olfatto deciso e ampio, al gusto presenta amaro e piccante ben espressi e armonici.
Il I classificato della categoria convenzionale, l’olio extravergine tracciato campano Fierro Michele, dell’omonima azienda agricola e prodotto ad Olevano sul Tusciano. Dal fruttato medio, al naso è deciso e ampio, con amaro spiccato e piccante presente.
Il II classificato della categoria convenzionale è stato il pugliese Foglia d’oro, dell’azienda Agri Basile s.s., abituata ad arrivare sempre in vetta al Premio Unasco. Questo olio tracciato prodotto a Carpino dal fruttato medio-leggero, deciso e avvolgente all’olfatto con amaro potente e piccante deciso.
Il III classificato della categoria convenzionale è stato un olio extravergine tracciato molisano, da questo anno Dop, Oleificio Tulipano, prodotto da Luigi Tulipano. Un olio extravergine di oliva tracciato, prodotto a Guglionesi, dal fruttato medio, all’olfatto elegante e fine e al palato con amaro spiccato e piccante armonico.
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