Italia
Nello Sblocca Italia nessun taglio per l'agricoltura e investimenti per il Made in Italy
Scongiurata la stangata da 300 milioni di euro ipotizzata alla vigilia con perdita di agevolazioni fiscali per il settore primario. Fondi straordinari per la promozione del food&wine italiano
29 agosto 2014 | T N
Nessuna stangata per l'agricoltura italiana, almeno per stavolta.
Scongiurata l'ipotesi di un taglio da 300 milioni di euro alle agevolazioni fiscali. Si parlava in particolare delle misure riguardanti il gasolio agricolo e le facilitazioni sui terreni agrari.
Parte però l'idea di Oscar Farinetti su un marchio unico per il Made in Italy.
Un concetto, in realtà, già presentato e reso operativo dal 2004 da Roberto Laurenzi. Poi acquisito da Pierluigi Bersani, allora alla guida del Ministero dello Sviluppo economico. Fece anche redarre una stima che prevedeva un incremento nei primi 12 mesi dello 0,8 all’1,5 per cento sul Pil nazionale con 300mila nuovi posti di lavoro. Nel secondo anno dall’1,8 al 2,4 per cento con 400mila posti di lavoro.
Nello Sblocca Italia, però, non solo il marchio unico nazionale per il Made in Italy ma anche altre tre direttrici d'intervento:
1- valorizzazione delle produzioni di eccellenza, in particolare agricole e agroalimentari, e tutela all’estero dei marchi e delle certificazioni di qualità e di origine delle imprese e dei prodotti;
2- sostegno alla penetrazione dei prodotti italiani nei diversi mercati, anche attraverso appositi accordi con le reti di distribuzione;
3- realizzazione di campagne di promozione strategica nei mercati più rilevanti e di contrasto al fenomeno dell’Italian sounding.
“Voglio ringraziare il Ministro Guidi e il Sottosegretario Calenda – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – per l’attenzione che hanno riservato al mondo agroalimentare italiano, che esprime una parte significativa dell’export e dell’immagine del nostro Paese nel mondo. Con le azioni inserite nello Sblocca Italia parte l’operazione che abbiamo ribattezzato “Quota 50”, perché vogliamo aiutare le aziende a fare un salto di qualità e aumentare il fatturato delle esportazioni dai 33 miliardi del 2013 ai 50 che si possono realizzare nel 2020”.
“È un obiettivo ambizioso – ha proseguito Martina – sul quale vogliamo lavorare concretamente. Vogliamo valorizzare le produzioni italiane rendendo più facilmente riconoscibile l’origine. Da qui l’esigenza di creare un segno distintivo unico per le nostre produzioni agroalimentari e combattere il falso Made in Italy ancora più intensamente. Per migliorare la competitività interveniamo favorendo la creazione di piattaforme logistico distributive e accordi con le reti di distribuzione all’estero. Dobbiamo puntare decisamente sull’aggregazione, per avere i numeri per giocare una partita fondamentale sui mercati”.
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