Italia

Fratelli coltelli, Cia e Confagricoltura litigano sul biogas

Secondo il direttore della Cia di Milano, Paola Santeramo, la corsa all'installazione di centrali a biogas va fermata. Di parere opposto la Confagricoltura di Antonio Boselli che ritiene che l'agricoltura sia sostenuta da questo genere di rinnovabili. Troveranno una sintesi in Agrinsieme?

15 maggio 2014 | T N

Cia e Confagricoltura litigano sul biogas. Non è il primo argomento su cui le due rappresentanze non sono d'accordo: un altro punto sono gli ogm.

Solo che pare strano che due associazioni che si uniscono in un coordinamento comune, Agrinsieme, poi litighino amabilmente sulla stampa. E' quello che è accaduto pochi giorni fa, con una polemica a distanza, tra i rappresentanti della Cia e della Confagricoltura milanesi, riportata dal Corriere della Sera.

"Fermiamo gli incentivi per le centrali di biogas che alterano la concorrenza e mettono a rischio le produzioni alimentari, bruciando migliaia di tonnellate di mais all’anno" chiede adesso in un appello il direttore di Cia di Milano, Lodi, Monza Brianza, Paola Santeramo: "Sì invece a quegli impianti che utilizzano i reflui degli allevamenti, legno e rifiuti biodegradabili urbani e industriali, i quali sono bruciati, o fatti fermentare, per produrre elettricità ed energia termica autenticamente verde. Quella del biogas è una questione a cui occorre mettere mano al più presto".

Sarebbero quindi da ridurre gli incentivi. Gli impianti costruiti fino al 2012 beneficiano di un contributo, della durata di quindici anni ed erogato dalla società pubblica Gse (Gestore dei servizi energetici), di 0,28 centesimi a kilowattora, cioè quattro volte il valore commerciale dell’energia elettrica. Ma i finanziamenti statali o regionali, le cui risorse sono ricavate dalle nostre bollette, sono scesi a 0,23 centesimi a kWh dal 2013, proprio con l’obiettivo di frenare il business del biogas e di incentivare lo sviluppo di centrali più piccole.

Dall'altra parte Confagricoltura, forte di uno studio dell'Università di Milano, non ci sta e ribatte colpo su colpo. Primo, "gli impianti si alimentano già per oltre il 75% con reflui d’allevamento (50%) e sottoprodotti (25%)". Secondo: "la Sau (superficie agricola utilizzata) destinata alle colture per il biogas è inferiore al 4% del totale". Terzo: "gli affitti dei terreni possono aver subito un aumento in alcune zone, ma non c’è un rialzo generale". Quarto: "ci sono studi che dimostrano che il prezzo del mais storicamente segue l’andamento del prezzo dei combustibili fossili".

La coclusione è dunque scontata: "Il biogas non provoca danni all’agricoltura, anzi la sostiene dal punto di vista economico e ambientale".

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