Italia
Il motto delle istituzioni agricole: non fare oggi quello che puoi rimandare a domani
Piani di sviluppo rurale, Alta Qualità dell'extra vergine d'oliva e Piano nazionale sugli agrofarmaci. Ecco perchè l'agricoltura rimane inchiodata al palo. Troppi veti incrociati e, alla fine, anche la trattativa più semplice si trasforma in un mercato delle vacche, con misure da approvare rigorosamente all'ultimo minuto
20 dicembre 2013 | T N
Entrerà in vigore il 1 gennaio 2014 l'obbligatorietà della difesa integrata per gli agricoltori italiani. E' dal 2009 che l'Europa ha diramato la relativa direttiva, dando scadenze molto precise (2009/128/CE). Ci abbiamo messo già tre anni per recepire la direttiva, con il Dlgs 150/2012. Abbiamo disatteso numerose scadenze obbligatorie dettate dalla Commissione (multe in arrivo per l'Italia?) e solo a pochi giorni, 12 per l'esattezza, dall'entrata in vigore della difesa integrata obbligatoria ci siamo decisi ad approvare, in via definitiva il Pan (piano strategico nazionale sull'uso sostenibile dei fitofarmaci).
Il Pan è l'elemento essenziale per l'operatività della difesa integrata obbligatoria perchè contiene gli elementi e le disposizioni a cui gli agricoltori dovranno attenersi.
In altre parole, durante le vacanze di Natale, gli operatori dovrebbero leggersi in tutta fretta il Pan per evitare spiacevoli ricadute e sanzioni. Un malloppo di alcune centinaia di pagine.
L'Italia poteva essere la prima nazione ad avviare l'iter per avere già dal 2014 i propri Piani di sviluppo rurale. Definita, in ambito europeo, la quota destinata al nostro Paese, il Ministro Nunzia De Girolamo si era affrettata, troppo evidentemente, ad auspicare un rapido accordo sulla ripartizione dei fondi tra i vari asset (quattro quelli ipotizzati: sviluppo, assicurazioni, piano irriguo, biodiversità) prima con le associazioni degli agricoltori e poi in Conferenza Stato Regioni.
Il 18 dicembre, però, durante l'incontro con le organizzazioni professionali qualcosa si è inceppato. Tante belle parole ma nessun reale accordo. Un nulla di fatto che ha reso necessario stralciare l'argomento dall'ordine del giorno della Conferenza Stato-Regioni, fissato per il giorno seguente, il 19 dicembre.
Se ne riparlerà a febbraio. Riusciremo a restare primi della classe?
Dopo riunioni su riunioni, l'Alta Qualità, marchio ombrello nazionale per l'extra vergine nazionale, era arrivato finalmente alla sede politica della Conferenza Stato-Regioni agricola, presenti gli assessori regionali all'agricoltura.
Alta Qualità non piaceva ai rappresentanti delle Regioni, che vi preferivano il burocratico “sistema italia di qualità”, bocciato però dalle organizzazioni dei produttori, oltre che dal Ministro De Girolamo e dal sottosegretario Castiglione.
Il diktat di Roma è però piaciuto poco ad alcune regioni, tra le quali Toscana e Marche, oltre alla Liguria. Nessun accordo politico preventivo sul tema dunque prima di sedersi al tavolo. Il risultato è che poche Regioni, che hanno evidentemente potere di veto, hanno continuato a esprimere la loro contrarietà sull'Alta Qualità. Se proprio “sistema italia di qualià” non piace, perchè allora non chiamarlo “olio di qualità”?
Un mercato delle vacche alla ricerca di un improponibile punto di equilibrio che, ovviamente, non è stato trovato. Tutto rimandato allora a metà gennaio, alla Conferenza Stato-Regioni con i presidenti di regione. Insomma gli assessori agricoli hanno trovato il modo di scaricare la patata bollente sul livello superiore, senza scottarsi troppo le dita.
Nessuno di loro, infatti, vuole boicottare apertamente l'Alta Qualità per paura delle proteste delle organizzazioni agricole e olivicole. Tutti, però, vogliono difendere certi interessi locali e particolari.
Tutti vogliono passare per sostenitori dell'Alta Qualità nel caso sia un successo. Tutti vogliono poter dire di aver sempre avuto delle remore e dei dubbi in caso di insuccesso.
In ogni caso, aver passato la palla ai presidenti regionali, ha scaricato su questi la responsabilità finale, con gran sollievo di molti.
Intanto la filiera olivicola-olearia, che all'unanimità aveva chiesto l'Alta Qualità, aspetta.
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Elia Pellegrino
21 dicembre 2013 ore 10:14Carissimo Direttore,
mai titolo come: "Il motto delle istituzioni agricole: non fare oggi quello che puoi rimandare a domani" è risultato più appropriato!
La sintesi dell'articolo riassume le lacune e talvolta le fughe ad arte di chi è demandato a risolvere le reali problematiche del comparto.
Il mio non è campanilismo puro ma, da V.P. dell'Associazione Frantoiani di Puglia - AIFO, leggere che le regioni sopra citate debbano indicare la starda da seguire, mi risulta difficile da digerire. Al ns. Assessore Nardoni abbiamo chiesto in maniera energica di calcare duro su ALTA QUALITA' ma vedo che la sua voce ancora non riesce a farsi sentire.
La Puglia è l'unica regione che con le sue quantità e qualità potrebbe far emergere questo progetto, con relativa corresponsione di maggiori margini alla filiera che vive un periodo di profonda crisi!
Mi chiedo allora come mai dobbiamo patire e subire dictat di chi, numeri alla mano, non dovrebbe proprio esprimersi a rigurado?
Esorto il Ministro De Girolamo a chiudere queste querelle a favore della reale produzione e della salvaguardia della produzione olearia artigianale di qualità
Buon Natale
Elia Pellegrino