Italia

La rivolta dei commercianti e ristoratori per l'art. 62

Tra disinformazione e allarmismo si sta diffondendo il panico tra i commercianti e i ristoratori che avvertono il calo dei consumi proprio nel periodo delle Feste natalizie e si trovano costretti a tempi di pagamenti certi e rapidi

08 dicembre 2012 | T N

L'articolo 62 del Decreto legge 1/2012 che regola e disciplina i rapporti commerciali tra i vari attori della filiera alimentare sta causando non pochi malumori proprio alla vigilia delle Festività natalizie.

Entrato in vigore il 24 ottobre scorso in sordina, molte associazioni, tra cui Fipe e Confesercenti, hanno richiesto, in extremis, una deroga e uno slittamento dell'entrata in vigore, per attutirne gli effetti proprio alla vigilia del periodo natalizio.

E' così che si è andati al muro contro muro col governo. La Fipe si è rivolta alla Commissione europea denunciando il contrasto dell’art. 62 del Decreto legge n. 1/2012 con la normativa europea.

L’art. 62 violerebbe, secondo la Federazione pubblici esercizi, i canoni costituzionali, in quanto, imponendo un termine inderogabile per il pagamento, restringe la facoltà di contrattare per le parti eliminando dalla negoziazione uno dei suoi elementi principali: la scelta del termine per l’adempimento.

''La norma – rincarano la dose Confcommercio e Confindustria - sta creando ulteriori problemi rispetto a quelli per cui era stata pensata, a causa delle rigidità dell'articolo 62 che in origine doveva correggere situazioni di significativo squilibrio nelle relazioni commerciali. L'articolo 62 invece è diventato un fattore distorsivo all'interno della filiera, con pesanti ripercussioni sugli operatori''.

“Questa legge sta mettendo in difficoltà parecchie aziende del settore ristorazione, alimentari, vini – afferma il presidente Confesercenti Valter Giammaria – le aziende prima avevano accordi diversi con i grossisti e adesso sono in grande difficoltà. C’è un calo enorme nelle vendite e quelle natalizie non sono partite, a novembre i consumi hanno avuto un calo del 20-25%. La partenza di dicembre è critica con incassi irrisori. Se prosegue così alla fine dell’anno saranno 4 mila le aziende che non ce la faranno.”

Secondo il sondaggio sul Natale Swg-Confesercenti 2012, si tratterà di un Natale più soffuso e meno abbagliante: gli italiani, infatti, sono portati a scegliere nettamente l'albero di Natale (il 35%) ai cui piedi, secondo la consuetudine, verranno raccolti i regali impacchettati in attesa di essere scartati, rispetto al presepe preferito solo dal 6% degli intervistati (era l'8% nel 2011). Mentre diminuisce, nel triennio, di ben otto punti la quota di coloro che sposeranno in pieno usi e costumi natalizi adornando le case con entrambi, albero e presepe: nel 2010 era il 44%, quest'anno solo il 36%, poco più di un italiano su tre, opterà per questa scelta.

Gli esercizi commerciali e i ristoranti si adeguano al Natale dell'austerity, preferendo ridurre significativamente gli approvvigionamenti. Sui forum e blog è un fiorire di lamentele da parte dei produttori agricoli, specialmente vitivinicoli, che hanno visto gli ordini calare. Gli agenti di commercio raccolgono infatti più che ordini le lamentele per i termini di pagamenti certo. Meno acquisti per non trovarsi esborsi finanziari elevati a fronte di un trend di consumi in discesa. A pagare, fino ad oggi, i costi finanziari della crisi sono infatti stati i produttori che si trovavano a incassare dopo mesi. Oggi che l'onere è stato spostato su commercianti e ristoratori il rischio di un ulteriore rallentamento dell'economia alla vigilai delle Feste natalizie si fa concreto.

Ad aggiungere incertezza all'incertezza anche la confusione dettata dalle diverse interpretazioni da dare alla norma. Il Corriere della Sera pubblicava la denuncia della Fipe sulla necessità di emettere una pluralità di fatture per un semplice cesto natalizio, una tesi smontata da Dario Dongo, su IlFattoAlimentare: “il venditore può invece fare la scelta più semplice e ragionevole: definire il più breve dei termini di pagamento stabiliti dalla norma e redigere una sola fattura per tutti i prodotti inseriti nel cesto natalizio come in ogni altra consegna unitaria di alimenti deperibili e non, bevande alcoliche e quant’altro.”

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Emilio Conti

13 dicembre 2012 ore 11:57

Finalmente in Italia una legge chiara ed attuabile.
Le categorie commerciali al consumatore finale ottengono il pagamento immediato. Possibile che dopo trenta o sessanta giorni non possono pagare le fatture? Sono stufo di far da banca alle aziende acquirenti. I soldi li prestano le banche non i fornitori. Quando la macchina andrà a regime ci saranno benefici per tutti. Quelli che non possono reggere le regole è bene che chiudano e cambiano mestiere. Sono drastico ma sono anche stufo di perdere soldi o di anticipare soldi come una banca ma senza applicare tassi e spese.

andrea verlicchi

08 dicembre 2012 ore 09:30

È una legge incompleta e se non portata avanti in modo univoco a livello comunitario finirà per penalizzare proprio quelle categorie per cui era stata pensata. Esempio, nel settore vitivinicolo se una cooperativa produttrice prima si accordava con un imbottigliatore per un pagamento ripartito in 12 mesi in rate uguali e quindi l'imbottigliatore poteva gestire i ritiri in modo autonomo anche ritirando tutto il prodotto in una unica soluzione, oggi è costretto, anche a causa del minor accesso al credito, ad effettuare ritiri minimi in base ai fabbisogni settimanali di prodotto. Questo significa in termini di organizzazione delle realtà produttive un enorme lavoro di gestione della cantina ( travasi, ricolmature, ecc ) e sia a livello contabile.
Andrea Verlicchi.