Italia
Il contributo dell'agricoltura alla manovra Monti? Un miliardo di euro
Le organizzazioni agricole, seppure in ritardo, lanciano l'allarme. A rischio il sistema agricolo. Per una stalla si andranno a pagare 500 euro. Redditi agrituristici tagliati del 15%
17 dicembre 2011 | Alberto Grimelli
Dopo una fase di silenzio, con la sola eccezione di Confagricoltura, ora tutte le organizzazioni agricole cominciano a fare i conti con i risultati della manovra Monti, ovvero del decreto Salva Italia.
Interpellate sul tema, le principali sigle hanno spiegato la cautela nelle reazioni di fronte al decreto con la necessità di avviare un confronto col governo.
Evidentemente, tuttavia, Monti, già insensibile ai temi agricoli, ha interpretato questo silenzio come senso di debolezza e, al contrario di quanto accaduto per farmacie e tassisti, non ha cambiato di una virgola l'impianto della manovra a carico dell'agricoltura.
Accise per i carburanti in rialzo, così come le aliquote previdenziali, ma è soprattutto l'Imu a spaventare e a mettere in allerta le organizzazioni.
“Le ultime correzioni alla manovra non hanno fatto che peggiorare le prospettive dell’agricoltura, senza dare contropartite, né speranze, sotto il profilo della ripresa”. Questa la valutazione dell’Assemblea di Confagricoltura sul decreto legge all’esame della Camera. “I nostri appelli ad un approccio meno devastante per il settore non sono stati ascoltati – prosegue l’Assemblea – scaricando sugli agricoltori e sulle loro famiglie oltre il 10 per cento del peso della manovra. Come pensano Governo e Parlamento che questo comparto economico, insostituibile per l’alimentazione e strategico per la tutela ambientale, possa risollevarsi se lo si schiaccia con una pressione fiscale del genere? Questa che si sta licenziando a colpi di fiducia è una pura operazione per far cassa, senza dare il minimo contributo allo sviluppo di un sistema che già viveva una grave situazione di difficoltà, carenze strutturali ed emergenze”.Solo per quanto riguarda l’accatastamento dei fabbricati rurali (che per gli agricoltori sono mezzi di produzione) il cui reddito era già ricompreso in quello dei terreni e che vanno verso una duplicazione di imposta, il prelievo, a ieri, era calcolabile in circa un miliardo di euro di ulteriori tasse - ricorda Confagricoltura, sottolineando che oggi è stato inserito nel provvedimento un ulteriore inasprimento relativo a questo capitolo.“La manovra – spiega il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi – brucia il 10% del valore aggiunto prodotto in agricoltura e da una indagine del nostro Centro studi sui dati del censimento Istat emerge che oltre mezzo milione di aziende sotto i 20 ettari di superficie rischiano di chiudere. Su questa vera emergenza, sociale oltre che economica, Confagricoltura sta chiedendo al Governo un incontro urgente per scongiurare il crollo del sistema agricolo nazionale”.
Secondo le stime di Agriturist, la manovra Monti, attraverso la tassazione degli edifici rurali, taglierà il 15% dei redditi dell'agriturismo pesando, in media, per 1.650 euro su ogni azienda. Se a questo aggiungiamo quanto dovuto per le abitazioni degli imprenditori e degli addetti, i punti vendita, le stalle, i magazzini, le rimesse, è chiaro che la tassazione delle aziende agricole raggiunge livelli insostenibili e addirittura paradossali. Sarebbe come chiedere a un lavoratore dipendente che guadagna 30 mila euro l'anno nuove imposte per 4.500 euro. D'altra parte l'agriturismo rappresenta, per le 20 mila aziende che hanno deciso di investirci, un sostegno economico indispensabile alla sopravvivenza dell'attività agricola, soprattutto nelle zone collinari e montane dove fare agricoltura è più difficile. Le stesse zone dove, appena pochi giorni fa, di fronte agli effetti catastrofici delle alluvioni, si diceva che il presidio degli agricoltori fosse fondamentale per proteggere il territorio.
La manovra del Governo Monti non preoccupa solo i proprietari di casa, che rappresentano l'80% dei cittadini italiani. L'impatto, secondo Coldiretti Marche, sarà devastante anche su terreni agricoli e fabbricati rurali, dalle stalle ai capannoni. Ad esempio, per una stalla di 480 metri quadri, con rendita di 3.800 euro, si pagheranno 479 euro di Imu. Un terreno agricolo con rendita catastale pari a mille euro comportava sino ieri una tassa di 1.009 euro. Con l’Imu l’imposta sarà di 1.140 euro, 131 euro in più. Una casa di abitazione principale ‘rurale’, con una rendita catastale di 680 euro, porterà una tassa di 456,96 euro, a cui vanno sottratti i 200 euro di riduzione per le abitazioni principali, per un esborso di 256,96 euro. Altra nota dolente, l’esclusione delle imprese agricole dalle misure di sostegno alle piccole e medie imprese, mentre verranno rideterminate le aliquote contributive di coltivatori diretti, mezzadri e coloni, con ulteriori oneri.
“La manovra -ha sottolineato il presidente della Cia Politi- riserva amare sorprese per le imprese agricole. Il maxi-emendamento ha addirittura aggravato il già pesante fardello per gli agricoltori. Le misure per i fabbricati rurali avranno riflessi devastanti. C’è il fondato pericolo di un lungo e tormentato contenzioso con i comuni sull’Imu. I produttori potrebbero essere costretti a pagare imposte a cifre insostenibili. Il che metterebbe praticamente fuori mercato tantissime aziende che già sono oppresse da spese che hanno dimezzato i redditi. Da qui il nostro vibrante appello alle istituzioni. Apprezziamo, comunque, quanto è stato fatto per le pensioni e per i terreni agricoli con l’emendamento che riduce a 110 il moltiplicatore da applicare ai redditi dominicali. Una misura quest’ultima con la quale si dà pieno valore all’attività dell’imprenditore agricolo. Tuttavia, pur essendo provvedimenti importanti, restano ancora insufficienti e il percorso avviato deve essere necessariamente proseguito”.
E’ il senso di responsabilità e il bene che vogliamo a questo Paese che ci ha portato a non manifestare in piazza di fronte alle iniquità che questa manovra riserva al settore agricolo. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. L’emendamento che prevede la differenziazione sostanziale del trattamento fiscale di chi il terreno lo usa per vivere e lavorare rappresenta un primo segnale che - ha sottolineato Marini - dovrà però essere esteso come principio e rafforzato nei numeri. E’ evidente che finita “l’emergenza manovra” dovremmo aprire un serrato confronto con il Parlamento e il Governo per riaffermare il ruolo strategico di un settore determinante dell’economia reale, una leva competitiva formidabile per il Made in Italy nel mondo. Ruolo che - ha concluso Marini - evidentemente a troppi ancora sfugge.
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luigi giannelli
20 dicembre 2011 ore 08:34Questa manovra non può essere accettata dal mondo agricolo che è già in grave difficoltà,invito le organizzazioni agricole a prendere decisioni serie contro questo iniquo provvedimento anche attraverso manifestazioni di piazza per far sentire il nostro profondo dissenzo.Non vogliamo apparire come quelli insensibili alle necessità della nazione,ma obbiettivamente non possiamo contribuire così pesantemente c'è il rischio di chiusura per fallimento di centinaia di migliaia di piccole e medie aziende in particolare quelle gestite da giovani che hanno creduto e scommesso sull'agricoltura,facendo investimenti ingenti(agriturismi,vigne e cantine,ecc.)con ancora mutui,finanzizmemti vari da pagare.