Italia

Vigna di Cavour, un progetto per valorizzare un vino dalle nobili origini

Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, punta sul capostipite di tutti i ministri dell’agricoltura italiana per le ricorrenze dei 150 anni dell'Unità

25 dicembre 2010 | T N

Il capostipite di tutti i ministri dell’Agricoltura italiana, cioè a dire, uno dei fondatori dell’Unità Nazionale, Camillo Benso Conte di Cavour, amava la sua terra e nell’amare la sua terra pare che lui stesso dette vita a una vigna da cui ebbe inizio la storia di una regione i cui vini sono tra i più prestigiosi al mondo.

La vigna del Barolo che fu di Cavour, nonché il castello che domina l’affascinante località piemontese, appartengono alla Fondazione Adele Alfieri di Sostegno. Si tratta di un ente pubblico la cui conduzione è attualmente affidata alla scuola enologica di Alba.

Qual è il problema allora? Il problema consiste nel fatto che tutte le bottiglie del Barolo di Cavour fino all’annata 2003 sono state vendute e, in alcuni casi, i proventi sono stati devoluti ad attività benefiche. Tutto però si blocca a partire dall’annata 2004, nel senso che la Regione Piemonte acquistò 2500 bottiglie del celebre vino annata 2004. A quel punto tutto si insabbia e la vicenda si ingarbuglia e così enti locali, enti privati, fondazione e produttori di vino non sanno più che pesci prendere.

A questo punto, ciò il ministro Galan ha intenzione di fare è, in buona sostanza, di dar vita a un progetto, insieme con i sindaci di Grinzane Cavour e di Alba e di tutti coloro che da anni seguono con interesse e passione le questioni legate alla vigna di Cavour, finalizzato a valorizzare un Barolo che può, magari con il diretto interessamento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, diventare il vino simbolo delle ricorrenze previste per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

"Mi auguro - precisa Galan - che nessuno abbia da ridire su di una simile candidatura, se non altro perché il Piemonte è il Piemonte e Cavour rappresenta per me il Risorgimento, la grande cultura politica Liberale, la civiltà dell’agricoltura intesa nel modo più alto”.




Fonte: Pirrotta et al.

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