Gastronomia

Con Alfonso Iaccarino, entriamo nel mondo del “Don”

Uno chef sempre in movimento, instancabile, con la mente rivolta al futuro ma con un atavico attaccamento alle radici. Tanto che dal 1990 ha dato il via a un'azienda agricola biologica...

18 luglio 2009 | Monica Sommacampagna

Per arrivare a Sant’Agata sui due Golfi, nella Penisola Sorrentina, bisogna affrontare una decina di chilometri di curve. Ma il panorama mozzafiato e gli incanti della cucina e dell’accoglienza che riserva il ristorante e Relais & Chateau “Don Alfonso 1890” rimangono nel cuore. Siamo poco distanti da Sorrento e da Positano, nel tempio di una cucina mediterranea baciata da riconoscimenti, recensioni e premi a livello internazionale.

Qui operano meraviglie culinarie Alfonso ed Ernesto Iaccarino, rispettivamente padre e figlio, aiutati dalla moglie di Alfonso, Livia, insieme all’altro figlio, Mario.

In sale e salette bianchissime risaltano arredi d'epoca, lampadari in vetro di Murano e maioliche dipinte a mano tipiche della Penisola Sorrentina. Ricerca e amore strenuamente improntato alla veracità caratterizzano la loro opera indefessa. Ne parliamo con il “Don” in persona: sempre in movimento, instancabile, con la mente rivolta al futuro ma con un atavico attaccamento alle sue radici, al suo passato.



La mia filosofia. “Pur avendo attraversato diversi periodi “artistici” nella vita, il filo rosso della mia gastronomia è da sempre il culto per le materie prime. Per poter garantirmi prodotti di eccellenza nel 1990 ho realizzato un’azienda agricola biologica di fronte a Capri, a Punta Campanella, “Le Peracciole”, che fornisce ingredienti freschissimi alla cucina del ristorante e alla filiera e che trasforma olive, limoni, pomodori, frutti e ortaggi rispettivamente in olio, prodotti e conserve d’eccellenza”.

I progetti all’estero. “Ci proponiamo in Cina e presto avremo un ristorante in Marocco. Qualità delle materie prime, attenzione alla stagionalità, stile mediterraneo costituiscono la mia cifra stilistica in Italia e nel mondo, ma mi adatto come un camaleonte cercando di comprendere le esigenze del popolo a cui mi rivolgo. In 40 anni di attività ho realizzato migliaia di piatti, non perdo mai di vista la mia tradizione ma in ogni Paese curo l’interpretazione di un piatto in modo che sia compreso e apprezzato”.

L’olio extravergine di oliva. “Alla sua qualità tenevo così tanto che quando ho iniziato mi sono improvvisato produttore per ottenere un olio adatto a valorizzare i miei piatti. In particolare lavoriamo le cultivar Minucciola, Frantoio e Nocellara del Belice. Posso dire di essere stato un “martire” dell’olio extra vergine di oliva: ho dovuto combattere contro l’imperialismo del burro sin dagli Anni Ottanta. Certo, rispetto ad allora il panorama oleario oggi è ricco, ma mi è rimasta la passione, cosa ci vuol fare?”.

La carta dei vini. “La nostra enoteca comprende 1.500 etichette ma a Macao arriviamo fino a 3.500”

L’evoluzione della cucina italiana all’estero. “La grande cucina italiana si è sviluppata all’estero tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta grazie a grandi chef tra i quali Gualtiero Marchesi. Il concetto di regionalità si è sposato a un respiro più ampio, di grande professionalità. Io all’estero guardo molto ai prodotti: in ogni territorio ne individuo qualcuno di pregevole, in Mongolia, ad esempio, funghi, patate e mirtilli sono eccezionali. E quando non trovo i prodotti italiani giusti cerco di fare come in Italia e di ottenerli coltivandoli in loco. In Marocco, ad esempio, ho realizzato un giardino biologico”.

Il sogno. “Vede, sono napoletano e sono abituato a faticare. Non sono nato a Milano dove è più facile avere i riflettori puntati addosso o nei templi della gastronomia di grido, per venire a Sant’Agata sui Due Golfi uno deve sentire il richiamo di una cucina che sappia suscitare emozioni, è disposto a macinare chilometri solo se porta a casa un’esperienza. Non è stato facile ottenere la fama a partire da qui. Certo, dopo tante difficoltà il mio sogno sarebbe creare 9 ristoranti nel mondo con il mio marchio e il mio stile. Mi creda, ho ancora addosso l’entusiasmo di un diciottenne…”.



I ristoranti:

Ristorante Don Alfonso 1890 Sant'Agata sui due Golfi – www.donalfonso.com

Ristorante La Sponda a Positano C/O – Hotel Le Sirenuse – www.sirenuse.it

Ristorante Baby a Roma C/O – Hotel Aldrovandi Palace – www.aldrovandi.com

Ristorante Don Alfonso 1890 a Macao C/O Hotel Grand Lisboa – www.granlisboa.com

Don Alfonso M/Y Christina O – www.mychristinao.com



TESTO CORRELATO



In cucina con Alfonso Jaccarino: paccheri di Gragnano al tonnetto fresco, peperoncini verdi e origano: link esterno

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