Gastronomia
Settembre, l’Italia delle sagre riaccende i profumi d’autunno
Dal porcino al tartufo, dall’uva al vino, dai peperoni alle patate: settembre è il mese ideale per mettersi in viaggio alla scoperta dei sapori italiani. Nei borghi e nelle campagne tornano le sagre, occasioni per conoscere prodotti, ricette e tradizioni attraverso un turismo fatto di odori, profumi e assaggi
01 settembre 2026 | 18:00 | C. S.
Settembre è il mese in cui l'estate comincia lentamente a lasciare spazio all'autunno, ma la tavola italiana vive una nuova stagione di protagonismo. È il momento della vendemmia, dei primi funghi, delle conserve, degli ortaggi tardivi e delle ricette che segnano il passaggio verso i mesi più freschi.
È anche il mese delle sagre. Un calendario sterminato di appuntamenti porta residenti e visitatori nei piccoli centri, nelle piazze dei borghi e nelle campagne, trasformando il cibo in uno strumento per conoscere il territorio. Secondo i calendari disponibili per il 2026, gli appuntamenti enogastronomici si moltiplicano praticamente in ogni regione, con una particolare concentrazione nel Centro-Nord.
Non è soltanto una questione di assaggiare. La sagra consente di recuperare una dimensione sensoriale che il consumo quotidiano tende a comprimere: il profumo del pane appena cotto, quello intenso dei funghi, l'aroma dell'uva appena raccolta, il sentore della carne sulla brace, le erbe aromatiche, i formaggi, l'olio e il vino. È una sorta di viaggio gastronomico nel quale il territorio viene scoperto prima ancora che attraverso il palato, attraverso l'olfatto.
Il profumo dei funghi apre la stagione
Tra i grandi protagonisti di settembre ci sono i funghi. In Piemonte, per esempio, il calendario regionale segnala appuntamenti dedicati ai funghi già nei primi giorni del mese, mentre in Liguria la stagione propone manifestazioni dedicate al fungo e ai prodotti dell'entroterra.
È proprio il profumo a rappresentare uno degli elementi più caratteristici della cucina autunnale. Il fungo fresco porta nel piatto gli odori del sottobosco, della terra umida e della vegetazione. Una percezione che cambia completamente quando il prodotto viene cucinato: sulla piastra, in padella, con la pasta o insieme a carni e polente.
In Liguria, tra gli appuntamenti di settembre 2026, figura anche la Festa del Fungo d'Oro di Bardineto, prevista il 19 settembre. Nello stesso periodo la regione propone sagre dedicate all'uva, al vino, allo stoccafisso e ad altre specialità locali.
Dall'uva al vino: il rito della vendemmia
Settembre è soprattutto il mese dell'uva. La vendemmia segna da secoli il calendario agricolo italiano e molte sagre ne conservano il carattere festivo.
In Piemonte, a Bastia Mondovì, è prevista dal 12 al 13 settembre la Mostra dell'Uva e del Vino, mentre in Liguria sono in programma diverse feste dell'uva e del vino, tra cui quella di Pornassio e quella di Vezzano Ligure.
Qui il gusto incontra la memoria. L'odore dell'uva appena raccolta, quello dei mosti, delle cantine e delle botti contribuisce a costruire un'esperienza che va oltre la degustazione. Il vino diventa il risultato visibile di una stagione agricola e la sagra ne rappresenta il momento collettivo di celebrazione.
Il Piemonte tra peperoni, nocciole e funghi
Il Piemonte offre a settembre un calendario particolarmente ricco. La Regione censisce numerosi appuntamenti fieristici ed enogastronomici nel corso del mese, tra cui la Sagra del Pomodoro Costoluto a Cambiano il 6 settembre, la Sagra della Nocciola a Casalborgone dal 18 al 20 settembre e diversi eventi dedicati ai prodotti agricoli e alle tradizioni locali.
Sono occasioni nelle quali il prodotto viene raccontato nella sua dimensione territoriale. La nocciola richiama il profumo della frutta secca appena tostata; il pomodoro porta con sé gli aromi dell'orto e della cucina estiva; i funghi segnano invece l'ingresso nell'autunno.
È questa alternanza di profumi a rendere settembre particolarmente interessante per chi ama viaggiare seguendo il calendario agricolo.
In Emilia-Romagna la sagra diventa cucina popolare
Anche Emilia-Romagna e Romagna propongono un calendario fitto. Tra gli appuntamenti figurano la Sagra della Patata a Sant'Alberto di Ravenna, dal 2 al 6 settembre, la Sagra del Tituccio a Corpolò e la Sagra delle Erbe Palustri di Bagnacavallo. A settembre torna inoltre la Sagra del Cicciolo di Montiano.
Nel territorio emiliano compaiono anche manifestazioni dedicate al tartufo, come quella di Sant'Agostino, e alla cotoletta mirabellese.
Sono sagre nelle quali il profumo della cucina è quasi parte integrante dello spettacolo. Basta attraversare una piazza per sentire il caratteristico aroma della carne sulla brace, quello delle sfoglie appena cotte o delle preparazioni che richiedono ore di cottura.
Il cibo diventa così una sorta di mappa olfattiva del territorio.
Dal tartufo al riso, un autunno tutto da annusare
Il calendario nazionale propone inoltre appuntamenti dedicati a prodotti molto diversi tra loro. A Sant'Agostino, nel Ferrarese, la Sagra del Tartufo è programmata dal 2 al 14 settembre; a Isola della Scala, nel Veronese, la Fiera del Riso prende il via il 17 settembre e prosegue fino a ottobre.
Sono due prodotti che raccontano mondi agricoli differenti. Il tartufo richiama immediatamente il sottobosco e il suo intenso profumo; il riso porta invece alla dimensione delle campagne, dell'acqua e delle grandi risaie della pianura.
È proprio questa varietà a fare delle sagre uno degli strumenti più efficaci per conoscere la biodiversità gastronomica italiana.
Il valore della lentezza
La vera forza delle sagre di settembre, però, non sta soltanto nella quantità di prodotti proposti. Sta nella possibilità di rallentare.
Sedersi a tavola in una piazza, camminare tra i banchi di una fiera, parlare con un produttore, osservare una lavorazione tradizionale e sentire i profumi che arrivano dalle cucine significa recuperare un rapporto più diretto con il cibo.
In un sistema alimentare dominato dalla standardizzazione e dalla disponibilità permanente di qualsiasi prodotto, la stagionalità torna a essere un valore. Il fungo arriva quando arriva il fungo, l'uva quando è matura, il tartufo quando la stagione lo consente.
E la sagra diventa il luogo in cui questa attesa viene finalmente trasformata in festa.
Un viaggio attraverso i sensi
Per questo settembre può essere considerato uno dei mesi migliori per un viaggio gastronomico in Italia. Non necessariamente per inseguire la sagra più famosa o il prodotto più costoso, ma per scegliere piccoli appuntamenti capaci di raccontare un territorio.
L'itinerario ideale può partire dall'odore del bosco e dei funghi, passare attraverso quello dolce dell'uva appena raccolta, incontrare il profumo della frutta secca e degli ortaggi, arrivare alle cucine delle piazze e concludersi davanti a un bicchiere di vino locale.
È un turismo gastronomico meno legato alla semplice ricerca del piatto da fotografare e più interessato all'esperienza.
Perché una sagra ben riuscita non si ricorda soltanto per ciò che si è mangiato. Si ricorda per il profumo che arrivava dalla cucina, per il rumore della piazza, per le mani di chi preparava il cibo, per il vino versato nel bicchiere e per quella sensazione, sempre più rara, di avere assaggiato davvero un pezzo di territorio.
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