Gastronomia
Le diete vegetariane sono le più ultraprocessate
Il consumo di cibi ultraprocessati è risultato più alto tra i vegetariani rispetto a chi consuma abitualmente carne. Il consumo di alimenti minimamente trasformati è più alto in tutti gli altri tipi di dieta rispetto alla carne rossa
21 marzo 2025 | 12:00 | C. S.
Chi opta per diete vegane o (del tutto o in parte) vegetariane, tipicamente lo fa per assumere uno stile di vita salutare. Alla prova dei fatti, tuttavia, le diete a prevalenza vegetale risultano quelle con un più alto quantitativo di cibi ultraprocessati. E' quanto emerge da un'indagine pubblicata su The Lancet, effettuata su un campione di intervistati residenti nel Regno Unito.
Lo studio, finanziato dall’Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Salute e l’Assistenza (Nihr), Scuola per la Ricerca sulla Salute Pubblica e Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro, ha valutato il livello di cibo ultraprocessato (Upf) e il consumo di cibi minimamente trasformati tra i consumatori abituali e moderati di carne rossa, i flexitariani, i pescetariani, i vegetariani e i vegani. L'indagine ha dunque rilevato un consumo di Upf più elevato nelle diete vegetariane e inferiore nelle diete con una modesta quantità di carne o pesce. Il consumo di cibi ultraprocessati è risultato di 1,3 punti percentuali più alto tra i vegetariani rispetto a chi consuma abitualmente carne. Il consumo di alimenti minimamente trasformati è più alto in tutti gli altri tipi di dieta rispetto alla carne rossa, con una differenza di punti percentuali oscillante tra il 0,4 (vegetariani) e il 3,2% (vegani).
Al di là delle categorie di consumo alimentare, il dato "trasversale" rimane quello dell'elevato consumo di Upf che, nel Regno Unito copre oltre il 20% dell’assunzione giornaliera di cibo e oltre il 46% dell’assunzione giornaliera di energia in tutti i tipi di dieta. "È importante", sottolineano i curatori del rapporto, "che le politiche che incoraggiano la transizione urgentemente necessaria verso modelli alimentari più sostenibili promuovano anche il riequilibrio delle diete verso alimenti minimamente lavorati".
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