Gastronomia

LO CHAMPAGNE COME SEMPRE PROTAGONISTA SULLA SCENA

Premiato a Milano il vincitore del terzo concorso europeo "Ambasciatori dello Champagne". A vincere è Nicola Roni, premiato a nome di tutte le Maison del Comité Interprofessionnel. Intanto, sul nome del celebre vino spumante, prosegue l'impegno corale nel difendere la denominazione da abusi e contraffazioni

15 settembre 2007 | Anna Irma Farinaro

Mercoledì 12 settembre, nell’elegante cornice della Residenza Vignale a Milano, si è svolto l’aperitivo in onore del vincitore italiano del terzo concorso europeo “Ambasciatori dello Champagne”.

Il concorso, vinto da Nicola Roni, è stato promosso dal Centro Informazioni Champagne rappresentante in Italia del Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (CIVC) che riunisce tutte le Maison e i viticoltori della Champagne la cui missione principale è la promozione, ma soprattutto la difesa della denominazione Champagne sul mercato.

Il prestigio e l’elitarietà che circonda il nome di questo apprezzatissimo vino francese hanno infatti portato non solo a deplorevoli tentativi di imitazione, ma anche l’utilizzo del nome per sponsorizzare prodotti di natura diversa (saponi, profumi..) con l’evidente rischio di banalizzare e svuotare di significato il nome Champagne.

Lo strumento usato per combattere questa tendenza è eminentemente giuridico: lo stato Francese ha infatti emanato un decreto per la regolamentazione della denominazione di origine.
In virtù di questa regolamentazione, ogni grande regione vinicola si è vista assegnare uno statuto specifico che, pur riprendendo nelle linee guida tutti gli altri, prevede anche tutte quelle particolarità che la diversità della situazione impone.

I punti cardinali previsti da ogni statuto sono principalmente: la delimitazione delle aree geografiche di coltivazione e la predisposizione di un corpo di norme da osservare per la coltivazione della vite e la produzione del vino.

Il primo passo in questo senso risale al 1936, benché ovviamente la produzione di vino nella regione ha radici molto più profonde. Risale infatti al XVII secolo il controllo del processo di spumantizzazione e la conseguente espansione nella produzione che porta in poco tempo alla consacrazione dello Champagne come vero e proprio stile di vita.

Il decreto del 1936 che contiene le quattro regole principali seguite per la produzione dello Champagne stabilisce, in primo luogo, il divieto formale alla coltivazione della vite la di fuori delle zone delimitate che hanno diritto alla denominazione Champagne e il divieto di piantare in queste zone vitigni diversi, in secondo luogo è stabilito che i locali destinati alla lavorazione possono accettare soltanto vini accompagnati da un documento di transito rilasciato dal fisco che ne garantisca l’origine, in terzo luogo i vini champagne non possono lasciare la regione d’origine prima del completamento dell’elaborazione, infine, è sancito il divieto di produrre in Champagne il divieto di produrre altri vini spumante.

Ovviamente la produzione legislativa per la difesa della produzione non si è arrestata nel 1936, ma continua e agli sforzi parlamentari si allinea l’operato del CIVC nel tentativo di vincere la battaglia alla contraffazione per la tutela di un prodotto regionale unico al mondo.

Infine, per chiudere, ritorniamo sul vincitore Nicola Roni. C'è da dire che, tra i tre finalisti a contendersi il titolo italiano, è stato senz'altro il più convincente nel proporre alla giuria la migliore lezione sullo Champagne. A giudicarlo vi erano Vito Intini, consigliere nazionale dell'Onav, l'enotecaria Antonella Ricciardi, il giornalista del Gambero Rosso Francesco Beghi, l'enologa del Civc Violaine Privé e il direttore del Centro Informazioni Champagne Domenico Avolio.
Nella prova finale, in particolare, ai candidati è stato richiesto di condurre la degustazione di quattro cuvée e di approfondire il tema “I tempi dello Champagne”, ch'è stato poi il filo conduttore dell'edizione 2007.

Nicola Roni

Ora a Nicola Roni toccherà contendersi il titolo europeo insieme con gli altri sette finalisti in gara, i quali si riuniranno tutti per la finale europea a Epernay, in Champagne, dal 22 al 26 ottobre.
C'è soddisfazione in casa degli organizzatori. "Grazie all'appassionato lavoro svolto dai professionisti del vino e della formazione - spiega Domenico Avolio, il responsabile del Centro informazioni - i concetti fondamentali del metodo champenois, quali il terroir, l'assemblaggio, l'effervescenza sono ormai diventati un patrimonio condiviso anche dagli appassionati”.

Il mercato italiano dello Champagne - secondo quanto sostengono dal Centro Informazioni - gode di ottima salute. Il nostro Paese, tra l'altro, rappresenta il terzo mercato al mondo in valore, con 194 milioni di euro nel 2006 (valore alla spedizione tasse escluse), ed è preceduto soltanto da Regno Unito e Stati Uniti. In quantità, invece, l'Italia si colloca al quinto posto della classifica dell'export, con 9,3 milioni di bottiglie e una crescita del 5,13% rispetto all'anno precedente. Un dato - riferiscono al Centro - che non stupisce affatto, se si considera che il 7% delle spedizioni riguarda Champagne millesimati.

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