Gastronomia
Nutrirsi grazie alla natura e alle erbe spontanee: la portulaca comune
Della Portulaca si consumano le cimette giovani, tenere e fresche, crude nelle varie insalate, alle quale conferisce un sapore deciso e mordente, con quel suo tocco appena acidulo. Il segreti dell'erba porcellana spiegate da una donna dell'olio di Pandolea
02 giugno 2017 | Anna Maria Loddo
La Primavera a grandi passi vira verso la tanto agognata estate.
I colori del manto erboso scivolano sempre più verso quel giallo così tanto amato dal Van Gogh, disegnando alla vista, tavole dorate a perdita d’occhio.
Complice la stagione siccitosa, almeno qui, nella mia amata Sardegna, è difficile imbattersi “nelle solite” fresche erbe spontanee commestibili. Questa grande e perenne risorsa alimentare, di antica memoria nelle popolazioni rurali, da sempre utilizzata quale fonte di sostentamento, anche per gli animali domestici e di allevamento casalingo.
La Portulaca oleracea, detta P.Comune, o più vezzosamente Erba Porcellana (seppure non manchino denominazioni diverse per regione o zone) è una succulenta, appartiene alla famiglia delle Portulacaceae, che conta all’incirca 20 generi con 500 specie, ed è ampiamente diffusa in lungo ed in largo su tutti i territori della nostra bell’Italia, dai 0 ai 1500 mt di altitudine, nonché nei vari areali di tutti i cinque continenti, ad esclusione degli siti più freddi. Ci pensate? Una piantina annuale, di modeste dimensioni, che alla vista si intuisce fragile, rivela questa enorme capacità di colonizzare terre e terre ! Semplicemente fantastica !
La sua diffusione è così copiosa che viene considerata ahimè, un’infestante, ed in verità la ritroviamo persino sui cigli erbosi delle vie nei centri urbani. Preferisce terreni argillosi irrigati ma anche su terreni diversi, lavorati o meno, da’ ampia rappresentanza di se con le sue foglie carnose, lucide e verdi ed i suoi fusti sarmentosi, grossi-grassi-rossi.
Della pianta si consumano le cimette giovani, tenere e fresche, crude nelle varie insalate, alle quale conferisce un sapore deciso e mordente, con quel suo tocco appena acidulo. Cotte in vari abbinamenti, nelle minestre, nei ripieni, o in saporitissime frittate. Le parti più grosse quali i gambi, vengono conservate sotto aceto, e come tante altre verdure si consumano accompagnando principalmente carni lesse ed arrosti
E’ questo il momento in cui inizia a colonizzare i campi, e la troviamo in abbondanza nei mesi di giugno – luglio - agosto.
Alleniamo dunque la nostra vista e la conoscenza al suo riconoscimento perché, come vedremo di seguito siamo di fronte ad un’erbetta che entra a pieno diritto in quella “rosa” privilegiata di erbe spontanee, ricche di proprietà benefiche per l’organismo, di cui si studia la pratica gastronomica in funzione delle capacità di integrare le diete alimentari impoverite da cibi raffinati ed elaborati industrialmente che favoriscono l’insorgere di malattie invalidanti quali il diabete, l’obesità, l’arteriosclerosi e le varie intolleranze, per citarne alcune,… le cosiddette malattie del benessere. Ma anche il contrario e cioè quelle diete troppo povere o inadeguate, evidentemente riconducibili a condizioni di carenze di varia natura: quantità, qualità, elementi essenziali non sufficienti al mantenimento di un buon stato di salute.
Fu il medico fiorentino Giovanni Targioni Tozzetti nel 1767 a studiare tale pratica, e ad editare il primo trattato scientifico, dal titolo “De alimenti urgentia” sottotitolato “Alimurgia”, ovvero come rendere meno gravi le carestie a beneficio delle popolazioni. La locuzione Alimurgia introduce e individua l’attuale branca scientifica chiamata Fitoalimurgia.
La raccolta non è regolamentata da legge alcuna, visto che non si tratta di un’erba officinale, ma il buon senso suggerisce che sia bene raccogliere esclusivamente la quantità che sappiano di poter consumare, senza magari strappare la piantina con la radice che se recisa ha la capacità di rigenerare la piantuccella.
La sua ricchezza in micro e macro elementi, in vitamine e acidi grassi, ammine e proteine, ne fanno un’erba spontanea “Regina”… ad interim !
Le informazioni nutrizionali espresse di seguito danno la misura di quanto salutisticamente sia corretto attribuirle la meritata “corona” stagionale.

Non mi resta che augurare una buonissima erborinata a tutti !
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