Gastronomia

Il vero olio artigianale di eccellenza sarà finito ad aprile, massimo a maggio

Il naso e il gusto ci potranno salvare dall'omologazione e farci riscoprire sapori "veri", come dicono i più piccoli. Il passaggio è lungo, lento ma continuo e pronto per essere compreso e amato sempre di più. Anche in quest'annata infausta l'olio buono c'è ma sta già per finire

27 gennaio 2017 | Fausto Borella

Mi sento fortunato lo ammetto. Anche se è un lavoro particolare, (suona molto strano chiamare la mia professione lavoro), avere il privilegio di assaggiare oltre 250 oli in tre mesi provenienti dal 46° parallelo nord fino al 39° sud, più giù della Tunisia Sahariana è un privilegio che in pochi anni. Ci chiediamo tutti allora com’è andata quest’annata così infausta, molto simile al 2014 dove i produttori persero in media oltre il 60% del raccolto a causa della cascola dell’oliva, mangiata dalla mosca olearia. Questa annata potrebbe sembrare per certi versi migliore perché le olive sono rimaste sopra i rami. Ma non sappiamo fino a che punto sia un bene, visto che di oltre un milione di piccoli produttori italiani che conferiscono le loro olive nei sei mila frantoi chissà quanti si sono preoccupati di controllare l’integrità dell’oliva. E allora quest’ annata com’è andata veramente?

Sarò un inguaribile romantico, troppo attaccato a questa Italia così controversa ma così unica e bella, ma voglio esprimere un giudizio positivo, io sono soddisfatto. L’olio extravergine delle 150 aziende che hanno avuto il merito di entrare nel nostro libro Terred’Olio 2017 è buono, con punte di grande eccellenza. C’è solo un problema, che tutti insieme, produttori, comunicatori e opinion leader dovremmo urlare ai quattro venti:

Che il vero olio artigianale di eccellenza sarà finito ad aprile massimo a maggio.

E allora dobbiamo continuare con grande lena e forza di volontà a educare i nostri amici, compagni, appassionati e neofiti, che l’olio con profumi di campo, vegetali, aromatici e piccanti sono una positività, che fanno tossire e fanno bene. In queste settimane stiamo andando con la nostra Accademia Maestrod’olio in decine di scuole elementari della Toscana a proporre due tipologie di oli extravergine; una da 5 € al litro e una da 15 € mezzo litro. I bambini tossiscono, fanno i versi, le linguacce e chiedono l’acqua per dissetarsi, però comprendono la differenza. Per non parlare dell’assaggio di due creme di nocciole. La prima piuttosto conosciuta nel nostro pianeta e la seconda fatta artigianalmente semisconosciuta con i pezzettoni di nocciola Igp del Piemonte. La prima la riconoscono tutti i bambini sentendo in maniera eccessiva il dolce e lo zucchero. La seconda con un netto profumo di nocciola e cioccolato “vero” come dicono le creature.

Il passaggio è lungo, lento ma continuo e pronto per essere compreso e amato sempre di più. Si riconosce l’olio buono e si apprezza una crema di cioccolato genuina. Se lo capiscono i bambini, dobbiamo far capire ai genitori che l’olio è buono e c’è anche in un’annata così difficile, però c’è. Dobbiamo solo fare presto perché le scorte di quello che esce dalle 538 varietà di cultivar italiane sta finendo. Bisogna solo decidere se, per pochi euro di differenza merita avere uno stile di vita alimentare piatto e senza sussulti o emozionarsi nel riconoscimento di pomodoro o di foglia di carciofo davanti a una Nocellara Siciliana, una coratina Pugliese o una Casaliva fatta bene del Lago di Garda. Noi che siamo stati fortunatamente contaminati da questa splendida dipendenza, cerchiamo di trasmetterla il prima possibile a tutti gli altri, sarà bello, divertente e soprattutto salutare.

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Paolo Borzatta

28 gennaio 2017 ore 14:25

Condivido, grande, bravissimo!!!

Solo una piccolissima domanda: ma mi sembra che in Italia abbiamo 538 varietà, ognuna con sue straordinarie caratteristiche. Come mai te ne sei dimenticate 535? Ti ha tagliato l'articolo l'editore?

Sono certo che non potevi dimenticare - ad esempio - le erbe aromatiche dei (rarissimi e difficili da fare) Pendolini in purezza, oppure l'amaro forte, possente, selvatico e molto speciale dei Caninesi (che vengono da una terra di briganti!!! e che era la varietà dell'olio etrusco) che mescola carciofo, asparago e iodio e che ricorda la Diana vergine cacciatrice della Selva del Lamone!

Paolo Borzatta