Formazione
Parte la prima Scuola della Rete Slow Food dei castanicoltori
Da marzo a dicembre, sulla Montagna Pistoiese, una nuova opportunità formativa per i giovani. Oggi la castanicoltura non è solo una pratica agricola: è una scelta strategica per il futuro dei territori montani
02 marzo 2026 | 17:00 | C. S.
Un percorso formativo innovativo per valorizzare il castagneto come risorsa ambientale, economica e sociale. È questo l’obiettivo del campus esperienziale di formazione in castanicoltura e imprenditorialità sociale organizzato da Anci Toscana, dal Gal MontagnAppennino e da Slow Food Italia sulla Montagna Pistoiese tra marzo e dicembre 2026.
Sei moduli in presenza a San Marcello Piteglio (PT) – oppure online – rivolti a giovani, disoccupati/inoccupati, aspiranti imprenditori, professionisti del settore agricolo, agrituristico e dell’accoglienza rurale, con un programma di lezioni teoriche, laboratori pratici, visite nei castagneti e nelle aziende del territorio, incontri con produttori, tecnici, enti di ricerca, realtà associative e amministratori locali.
Il campus si propone di trasformare il patrimonio naturale e culturale del territorio in una leva di sviluppo locale, formando figure professionali specializzate nella gestione sostenibile del castagneto, nella trasformazione del prodotto castanicolo e nello sviluppo di servizi turistico-ricettivi in ambiente montano, guardando anche alla costruzione di modelli di impresa sociale radicati nella filiera della castagna.
La Toscana, dove è nato alcuni mesi fa il Distretto rurale castanicolo regionale, è la seconda regione italiana per importanza dei castagneti da frutto, dopo la Campania, con il 18% delle aziende e il 20% delle superfici nazionali.
«Oggi la castanicoltura non è solo una pratica agricola: è una scelta strategica per il futuro dei territori montani – ricorda il sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo –. Investire nella gestione sostenibile del castagneto significa proteggere l’equilibrio degli ecosistemi, difendere la biodiversità e prevenire il dissesto idrogeologico. Ma significa anche trasformare una tradizione in motore di sviluppo, generando lavoro, rafforzando le comunità locali e contrastando concretamente lo spopolamento delle aree interne».
«Con l’avvio del campus esperienziale di formazione in castanicoltura e imprenditorialità sociale, Slow Food inaugura la prima Scuola della Rete Slow Food dei castanicoltori. Un progetto che nasce per contrastare l’abbandono delle aree montane, valorizzare i mestieri legati al bosco e costruire nuove opportunità economiche e sociali nelle comunità locali –sottolinea Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia –. In un contesto segnato dalla crisi climatica e dallo spopolamento delle terre alte, il castagno rappresenta una risorsa strategica per la transizione ecologica e per la rigenerazione dei territori. Rimetterlo al centro significa riconoscere il valore produttivo, culturale e paesaggistico della montagna, ma anche investire su nuove competenze e su forme di imprenditorialità capaci di coniugare sostenibilità ambientale e inclusione sociale. La Scuola di castanicoltura si propone come spazio di formazione, scambio e sperimentazione, in cui saperi tradizionali e innovazione possano incontrarsi per dare futuro a un patrimonio che appartiene alla nostra identità collettiva. Perdere il castagno significherebbe perdere una parte della nostra storia; rilanciarlo, invece, vuol dire aprire una concreta prospettiva di rinascita per la montagna».
Il corso è riservato a un massimo di 25 partecipanti ed è previsto il rilascio di un attestato finale.
La quota di partecipazione è di 400 euro (comprensiva di vitto e alloggio) oppure di 250 euro (comprensiva solamente del vitto).
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