Economia

Vino&Olio: una fotografia su chi siamo e dove vogliamo andare

Anche le Igt non hanno più segreti, disponibili per la prima volta i numeri del 2008. Se Sicilia, Veneto e Marca Trevigiana le produzioni vitivinicole più importanti nel comparto oleario quattro aziende pesano per il 43% sul fatturato complessivo

10 aprile 2010 | Ernesto Vania

Olio d’oliva
Sarebbe di 1,1 milioni di ettari, secondo l’Istat, la superficie olivetata nazionale, di cui 900 mila ettari ubicati nelle regioni meridionali. Allo stesso modo, su un totale di 776 mila aziende olivicole, 600 mila hanno sede al Sud. Si tratta in prevalenza di aziende di piccole dimensioni, come testimonia la superficie media aziendale che di rado supera l’ettaro e mezzo. Analoga distribuzione e frammentazione caratterizza l’industria di prima trasformazione, ossia i frantoi.

Per quanto riguarda i volumi prodotti, le ultime stime Ismea relative alla campagna in corso, evidenziano una flessione del 24% della produzione complessiva di olio rispetto alla precedente campagna. Sarebbe invece in lieve crescita, nel corso degli ultimi anni, il peso delle produzioni certificate Dop/Igp sul totale di olio prodotto, anche se – precisa l’analisi Ismea – i volumi restano ancora limitati rispetto alle potenzialità, rappresentando meno del 2% della produzione totale.

Scendendo lungo la filiera, risulta invece totalmente sbilanciata al Centro–Nord la grande industria imbottigliatrice, quella cioè che ha come attività quasi esclusiva l’acquisto di olio sfuso, la costituzione di blend, l’imbottigliamento e la commercializzazione. Le aziende industriali in senso stretto sono pochissime – il settore è infatti composto in prevalenza da piccole e medie imprese in cui prima trasformazione e imbottigliamento sono integrate verticalmente - e tra queste solo 10 aziende superano i 100 milioni di fatturato, con le prime 4 che pesano per il 43% sul fatturato complessivo.

Torna positivo il saldo commerciale dell’olio di oliva italiano nel 2009, nonostante il calo delle esportazioni. È questa una delle dinamiche di mercato più rilevanti descritte nel Report economico finanziario relativo all’olio di oliva, l’analisi Ismea, di prossima pubblicazione, che fornisce un quadro esaustivo del settore in base ai macro-indicatori del mercato e alle performance economico-finanziarie delle aziende.

L’export del settore, che comprende anche l’olio di sansa, secondo i dati ancora provvisori relativi allo scorso anno, avrebbe infatti tenuto meglio dell’import sia in volume che in valore, tornando dopo dieci anni, su terreno positivo con un avanzo di 12 milioni di euro. L’Italia che, nello scenario internazionale, si colloca come il maggior importatore di olio sfuso e il più importante esportatore di olio confezionato, sta però progressivamente perdendo quote di mercato a favore sia della Spagna, suo più temibile competitor, sia di altri Paesi soprattutto del bacino del Mediterraneo, che possono contare su un’olivicoltura con minori costi di produzione e un’attenzione crescente alla qualità.

Negli ultimi anni, rende noto l’analisi Ismea, mentre la Spagna ha conquistato oltre il 50% dell’export mondiale di olio di oliva, l’Italia ha visto la sua fetta assottigliarsi al 24%. Una tendenza ancora più evidente nel 2009 con le esportazioni di olio spagnolo in aumento del 5% in quantità a fronte di una flessione del 3% di quelle targate Made in Italy. Anche in un mercato fondamentale come quello degli USA, che assorbe ben il 37% della produzione nazionale, la concorrenza spagnola sta sferrando duri colpi alla leadership Italiana, che nel triennio 2006-2008 ha perso il 4% della sua quota, passando dal 60% al 56%.

Da segnalare, in quest’ambito, anche l’affacciarsi di nuovi Paesi come quelli dell’area Maghrebina e dell’Emisfero sud del pianeta, che sostenuti da condizioni climatiche simili a quelle del bacino del mediterraneo, possono costituire nel medio-lungo periodo un’ulteriore minaccia per le produzioni italiane.

Sul fronte della domanda interna, Ismea rileva un calo dei consumi di olio d’oliva e sansa nell’anno appena concluso, mentre hanno retto bene gli extravergini, grazie anche a prezzi al consumo decisamente concorrenziali e in flessione rispetto all’anno scorso. In questo segmento gli oli Bio e Dop hanno fatto registrare tendenze opposte: in crescita i primi e in flessione i secondi.

Tra i canali distributivi perdono lentamente peso sia la vendita diretta al frantoio (che incide ancora per circa il 25% sulle vendite totali) sia la vendita porta a porta (5%), mentre va affermandosi sempre più la distribuzione moderna (oltre il 60%), al cui interno cresce il ruolo delle private label (18% delle vendite nel 2009 nella DM).

L’analisi della fase agricola e di prima trasformazione che emerge dal report restituisce, infine, l’immagine di un settore in sofferenza, con costi di produzione in costante aumento su base annua e prezzi all’origine sempre meno remunerativi, seppur in ripresa rispetto alla prima metà del 2009.

Vino
La totalità delle Doc-Docg italiane, la produzione di vino ottenuta nel 2008 ha raggiunto un quantitativo poco superiore ai 13 milioni di ettolitri, mentre nello stesso anno, la produzione certificata è stata pari a 9,9 milioni di ettolitri.
Sempre in relazione ai volumi certificati prodotti, le 10 più importanti produzioni Doc e Docg rappresentano oltre il 47% del totale, percentuale che sale al 64% se si considerano le prime venti. Tra queste il primato produttivo spetta nel 2008 al Montepulciano d’Abruzzo con un peso del 8,3% sul totale, seguito dal Chianti (7,7%) e dall’Asti (6,8%).
Il Montepulciano d’Abruzzo conferma la sua leadership anche nella produzione di vino imbottigliato, che nel complesso del comparto registra un quantitativo di poco superiore ai 9 milioni di ettolitri.
Le aziende che nella stessa annata hanno effettuato denunce di produzione presso le Camere di Commercio sono state 157.733, mentre le corrispondenti superfici denunciate sono state di 213.083 ettari, con una superficie media aziendale di 1,4 ettari nel 2008. Le aziende denuncianti sono state particolarmente numerose nelle Doc Trentino e Alto Adige, mentre è il Chianti a detenere nettamente il primato sull’estensione della superficie denunciata (in media 4 ettari per azienda).
Per il primo anno Ismea rende disponibili anche le principali variabili strutturali del segmento delle Igt.

La produzione effettiva delle Igt nel 2008 è ammontata a 13,7 milioni di ettolitri, con le prime cinque produzioni che rappresentano da sole oltre il 54% del totale. Capofila è la Igt Sicilia, con una quota del 21,5%, seguita da Veneto (12,8%) e Marca Trevigiana (7,6%). Nello stesso anno il vino Igt in bottiglia ha sfiorato un volume di 8,8 milioni di ettolitri, dei quali circa il 48% proviene dalle produzioni Veneto, Delle Venezie e Emilia.

Le aziende che nel 2008 hanno effettuato denunce di produzione ammontano a 158.950, per un totale di superfici rivendicate pari a 154.284 ettari. L’Igt Sicilia con i suoi 43 mila ettari rappresenta da sola il 28% della superficie denunciata totale e conferma la sua leardership anche in relazione alla superficie media per denuncia (1,9 ettari) a fronte di una media del segmento pari a 1 ettaro.

Secondo l’analisi Ismea, i vini a Indicazione geografica tipica hanno beneficiato nel 2009 di un’ulteriore espansione quantitativa dei consumi ( +4,9% gli acquisti in volume delle famiglie italiane rispetto al 2008) seppur con un ridimensionamento della spesa ( -2,3% la variazione in valore).
Il segmento delle Doc e Docg, al contrario, nonostante il deciso calo dei prezzi ha mostrato un andamento negativo sia in termini quantitativi (- 2,4% su base annua) sia monetari ( -11%).

A perdere terreno sono stati anche i vini da tavola ai quali, nonostante le difficoltà economiche, il consumatore italiano non ha accordato la sua preferenza, orientando la scelta verso la qualità e la tipicità a prezzo contenuto, rappresentata, appunto, dalle produzioni Igt. La domanda dell’intero settore (che in volume è costituita per il 49% dai vini da tavola) - rende noto Ismea - ha subito infatti nel 2009 una riduzione ancora più marcata delle quantità ( -2,9%) accompagnata anche da una contrazione dell’ 8,7% in valore.

La dinamica degli acquisti di vino Doc, Docg e Igt nei diversi canali distributivi evidenzia ancora un ruolo di punta degli iper e super mercati che, da soli, hanno movimentato nell’anno appena trascorso oltre il 70% dei volumi per le produzioni Doc e Docg ( quasi il 79% se si considerano gli scambi in valore) e il 78% dei quantitativi di Igt (circa l’84% in termini monetari). Dal confronto con il 2008 emerge per gli ipermercati un +2,6% degli acquisti di Doc e Docg in volume e un +0,9 di quelli delle Igt, mentre i supermercati hanno registrato un -2,4% per i vini a denominazione a fronte di un +8,7 per le Igt.

Cresce infine il peso degli hard discount a cui fa capo, nel 2009, il 13% degli acquisti di Doc-Docg in quantità (7,2% in valore) e quasi il 16% degli acquisti di Igt ( 9,3% in valore). In questo caso il confronto con il 2008 evidenzia variazioni positive per entrambi i segmenti di mercato sia in quantità che in valore: rispettivamente del 7,8% e del 7,9% per i vini Doc-Docg e del 7,5% e 8,3% per le produzioni Igt.

Fonte: Ismea

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