Economia

Sì agli ogm, aperture per le quote latte ma totale indisponibilità per la tabacchicoltura

Punto per punto in risposta alle sollecitazioni dei parlamentari italiani la Commissaria Fischer Boel ha suscitato speranze e paure

08 novembre 2008 | C S

Intervenendo davanti le commissioni Agricoltura di Camera e Senato la responsabile del settore primario della Ue ha infatti sottolineato che su un incremento delle quote latte per l’Italia ci sono ampie possibilità di arrivare ad un compromesso che soddisfi le richieste del nostro Paese. Nel vertice di novembre, ha annunciato la Fischer Boel, accanto alla proposta di incrementare complessivamente del 5% la produzione nei prossimi cinque anni, per arrivare poi nel 2015 alla cancellazione di questo sistema, sarà formulata anche un iniziativa per “permettere ad alcuni Stati membri, tra cui l'Italia, di poter aumentare ulteriormente la propria produzione”. Si tratta ovviamente, ha ricordato il commissario europeo, solo di una proposta, dal momento che l’ultima parola spetterà al Consiglio dei ministri dell'agricoltura.
Il commissario si è invece detta contraria all’ipotesi di adottare un sistema che permetta la redistribuzione delle quote latte, ovvero di un meccanismo che permetta di riassegnare ai Paesi che eccedono nella produzione la parte di quote non utilizzate da quelli che invece non arrivano a utilizzare tutta la propria quota.

Se sul latte il commissario ha mostrato segnali di apertura, sul fronte del tabacco, altro nodo caro all’Italia, ovvero la proroga dell’attuale regime di aiuti, il commissario Ue non lascia margini di discussione. Il settore non rientra nel negoziato sull’Health check della Pac. Con l’adozione, nel 2004, della nuova Organizzazione comune di mercato per la tabacchicoltura, ha sottolineato la Fischer Boel, la filiera verde è stata separata dal complesso della Politica agricola comune con consenso unanime.

La commissaria, sollecitata da alcune domande dei parlamentari, ha anche espresso senza mezzi termini la propria posizione in fatto di Organismi geneticamente modificati ricordando che l’Europa importa il 90% della soia utilizzata per la produzione delle carni e che quasi tutta questa soia è Ogm. Per cui vietare l’utilizzo e l’introduzione nella Ue di prodotti Ogm significherebbe decretare la fine della produzione di carne nei Paesi del Vecchio continente che già importano la metà del proprio fabbisogno. Dunque su questo punto bisogna far capire anche ai consumatori che l’approccio della Commissione sugli Ogm non è “emotivo” ma scientifico e che quando Bruxelles autorizza l’utilizzo di un determinato prodotto Ogm lo fa su delle basi scientifiche. Politiche troppo restrittive su questo tema non avrebbero alcun effetto positivo, se non quello di incrementare ancora di più la dipendenza dell’Europa nelle importazioni di massa di prodotti agroalimentari.

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