Economia

GLI EXTRA VERGINI DELLE AZIENDE AGRICOLE NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA. MOLTO PIU' CHE UNA NICCHIA. IL CONSUMATORE SA RICONOSCERE LA QUALITA' AL GIUSTO PREZZO. PAROLA DI BUYER

Oggi la qualità degli oli è cresciuta. Il settore è migliorato moltissimo da vent'anni a questa parte. La disparità di prezzo tra i vari extra vergini? Nessuno scandalo, è tutto regolare, è il libero mercato che costruisce i prezzi. Nessuna preoccupazione per il futuro, ma c'è ancora il bisogno di creare una cultura di prodotto

09 dicembre 2006 | Luigi Caricato

Incontro, nella sede di una nota e apprezzata catena di distribuzione italiana, l'addetto all'ufficio acquisti specializzato nel segmento degli oli.
Non riporto qui il nome dell'intervistato e nemmeno della società per la quale lavora, per una esplicita richiesta che volentieri assecondiamo. Il successo riscontrato sugli scaffali dagli oli extra vergine di oliva di alta qualità però è un dato di fatto inoppugnabile. Anche nella gdo è possibile che le aziende agricole possano avere un proprio adeguato spazio commerciale, senza per questo perdere la propria identità e senza nemmeno scadere sul prodotto.




Guardando ai prezzi degli extra vergini sugli scaffali, a volte il consumatore può rimanere disorientato. Come mai certe disparità, non sempre giustificabili?
Chi non è nel commercio si pone il problema della disparità di prezzo tra i vari oli, ma è un falso problema. Il prezzo è dettato dal mercato. Se noi siamo in concorrenza sul mercato, si crea inevitabilmente il conflitto tra chi vende a più basso prezzo. Può capitare che si venda anche sottocosto, o addirittura notevolmente sottocosto; e questo accade anche se c’è una legge che proibisce espressamente di vendere sottocosto. Nessuno la rispetta e, di fatto, non viene applicata. E’ dunque un falso problema quello della disparità di prezzo. Poi, certo, se l’olio è buono e ha un determinato prezzo il consumatore lo avverte e apprezza. Per contro, un olio da primo prezzo avrà sempre un prezzo basso e sarà su questo versante sempre più battagliato, tendendo così, di norma, ad andare giù, sempre di più verso il basso.
Non parliamo poi di quanto è ccaduto negli ultimi sei o dieci mesi, in cui l’olio è continuato a salire come materia prima, mentre sugli scaffali non aumentava.

Tali meccanismi sono determinati da un eccesso di concorrenza o dal fatto che l’olio extra vergine di oliva sia considerato un prodotto civetta?
Le varie catene difficilmente aumentano i prezzi, soprattutto in un periodo di scarsa vendita. Gli aumenti che si hanno sul prodotto non vengono trasferiti al consumatore.
Anche perché la selezione in un mercato di libera concorrenza viene fatta dal consumatore. Mettendo in vendita, per esempio, un prodotto cattivo ad alto prezzo, il consumatore può comprarlo una volta, ma poi non ritorna più. Il libero mercato è dettato proprio da queste dinamiche.

La perdita della proprietà dei marchi storici italiani può comportare delle conseguenze per il nostro comparto?
Ho una mia teoria su chi ha acquisito i marchi italiani. Non so per quanto tempo possano andare avanti a gestire delle marche italiane, perché costoro non hanno la cultura che abbiamo noi italiani. Noi abbiamo la cultura della ricercatezza e della particolarità.

Lei intanto può vantare con orgoglio il merito di aver dato spazio agli oli di nicchia delle aziende agricole, ponendo così, tali produzioni, in grande evidenza sugli scaffali...
Sì, ma per noi non sono oli di nicchia. Per noi (...), almeno.

Perché forse i numeri...
Sì, perché i numeri sono buoni, anzi ottimi. Sarà perché noi siamo (...) e abbiamo un assortimento abbastanza vasto, con punti vendita fatti in un certo modo e collocati in determinate zone...

Nei criteri di scelta e selezione come siete partiti?
Vuole che le sveli i nostri segreti?

I segreti no, ma qualche accenno per sommi capi...
Se il prodotto è posizionato al prezzo giusto, ed è oggettivamente buono, il successo è garantito. Noi come (...) abbiamo tutto l’interesse a vendere prodotti con una buona o discreta marginalità.

C’è la necessità, secondo lei, di avviare una campagna di promozione, oppure crede che il consumatore sappia già il fatto suo?
Se prendiamo la massa del consumatore, sono in molti ancora a non distinguere tra l’olio di oliva e l’olio extra vergine di oliva. C’è ancora il bisogno di creare una cultura di prodotto. Nelle nostre comunicazioni privilegiamo sempre l’extra vergine, a scapito dell’olio di oliva.

Cosa pensa del comparto olio di oliva?
L’extra vergine è un prodotto vincente. E’ raccomandato da tutti. Non credo che ci possano essere motivi per preoccupazioni sul futuro. Occorre soltanto lavorare bene e proporre il prodotto al prezzo giusto. Io faccio sempre l’esempio del Sassicaia: prezzo stratosferico, ma efficace. Il prodotto di qualità viene sempre premiato dal consumatore.

La provenienza degli oli ha una sua influenza?
Sì, certo, influisce, ma non è l’unico fattore determinante. E’ vero, resiste ancora un certo pregiudizio verso gli oli del Sud, impropriamente definiti “più pesanti”, o “più grassi”. Sono pregiudizi che ancora si trascina il consumatore, ma se noi comunichiamo informazioni esatte, ogni barriera può essere adeguatamente superata.
Nei nostri superstore abbiamo addestrato proprio per questo motivo del personale esperto con l’intento di soddisfare ogni richiesta di informazione da parte del consumatore.

Per concludere?
Le dico che un tempo c’era in giro di tutto. Oggi la qualità è cresciuta. Forse hanno contribuito le deodorazioni!? (sorride). Intanto però da vent’anni a questa parte il settore è migliorato moltissimo. Non dico molto, ma moltissimo. E, lo ripeto: la selezione la fa sempre il consumatore.

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