Economia

CON LE FATTORIE SOCIALI SI APRE UNA NUOVA FRONTIERA

Aria di matrimonio. Da una parte una bella signora attempata eppure attraente e ricca di esperienze. Dall'altra un giovane pieno di ardori, gran sognatore ma con i piedi per terra. Il terzo settore secondo una lettura di Alfonso Pascale: "Nelle campagne covano ancora, sotto la cenere di una visione produttivistica, valori antichi come la solidarietà, la reciprocità, il mutuo aiuto"

12 marzo 2005 | Alfonso Pascale

Lunedì 7 marzo a Roma si è svolto a Roma un convegno sul tema "Fattorie Sociali: nuova frontiera di un'agricoltura responsabile", organizzato dalla Cia provinciale di Roma e dalla Provincia di Roma.
Non è proprio un convegno come quelli che solitamente si fanno. E’, in realtà, una festa. Sì, una grande festa di matrimonio. E gli sposi sa chi sono? Una bella signora, un po’ attempata ma dai lineamenti sempre aggraziati, ricca di esperienze dopo una vita mutevole e costellata da continui e rapidi adattamenti, ed un giovane pieno di ardori, gran sognatore ma coi piedi sempre per terra e soprattutto stretto alle persone che maggiormente soffrono pregiudizi ed esclusioni. A celebrare le nozze la Provincia di Roma, col suo presidente e le innumerevoli e brave assessore di cui è circondato. La sposa è l’agricoltura, con le sue signore di mezza età che fanno agriturismo e gestiscono fattorie didattiche, senza mai abbandonare l’orto, la stalla, i campi di grano, la vigna, gli olivi e i frutteti. Lo sposo è il variegato mondo del terzo settore, quell’ampia area di economia civile che si occupa del sociale a tutto campo tentando di fare impresa.
Come si sono conosciuti? Un po’ per caso, ma forse più per un’attrazione fatale. Nelle campagne covano ancora, sotto la cenere di una visione produttivistica, valori antichi come la solidarietà, la reciprocità, il mutuo aiuto. Coi suoi tempi meno ritmati, gli spazi più dilatati e il contatto diretto con la natura e con gli animali, le attività agricole hanno da sempre favorito il reintegro di persone con diverse forme di svantaggio fisico o psichico. Dall’altra parte, la comunità di Capodarco ed altre espressioni del volontariato sociale stanno sperimentando l’attitudine delle attività agricole, compresa la sua componente produttiva e commerciale, non solo a svolgere un’importante funzione riabilitativa, ma ad andare oltre…
E per varcare con più certezze questa soglia vi è bisogno di una “compagna” esperta, che sia mossa non solo da intenti economici, ma da forti valori etici. E questa compagna si è fatta avanti. Anch’essa si trova ad un bivio e, arrovellata da tanti dubbi, non sa dove sbattere la testa. La società non è più interessata alla mera produzione di cibo. Ce n’è già in abbondanza. Lo vuole sano, tipico, biologico. E si è data da fare tanto negli ultimi tempi per produrlo così. Ma si è accorta che la tipicità di un prodotto ha qualcosa di falso se in quei territori di produzione non si riproducono anche quei valori immateriali, culturali, sociali, umani, che si identificano con la ruralità. Alla fine la gente si stancherà anche del tipico, se si dovesse accorgere che dietro non è più vivida la cultura che lo sostiene. E allora perché non rifare in forme moderne quello che le campagne già facevano, prima che prendesse piede la società industriale, a vantaggio di se stesse e delle città? Perché non fornire oltre i beni anche i servizi, compresi quelli sociali, assistenziali, culturali, terapeutici-riabilitativi, occupazionali, per il benessere della collettività?

Così questi due mondi, che fino a ieri non comunicavano affatto, si sono incontrati e conosciuti. Ed hanno ora intenzione di fare insieme bei progetti, a cui possono partecipare tutti quelli che hanno qualche interesse in comune.
Siccome per fare bene le cose ci vogliono non solo i saperi antichi ma anche le moderne conoscenze e i più avanzati ritrovati della tecnica, hanno chiamato a far da testimoni partecipi ed interessati al matrimonio, il mondo della ricerca e delle università, sia il filone agronomico ed economico, che il campo medico-sanitario. E poi ci sono tra i numerosi invitati, le famiglie, le Asl, gli istituti di pena, le comunità terapeutiche e tutti quelli, e sono tanti, che vogliono continuare a far da sé ma insieme.

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