Economia
IDENTIFICARE IL PRODOTTO CON IL TERRITORIO. NEL NOME DEL LATTE, E NON SOLO
Salvare l'agroalimentare italiano si può. Un esempio viene dalla società Finlatte, cui aderiscono cooperative e produttori locali. Si tende così a scongiurare il pericolo che tutto diventi riserva di caccia di fondi stranieri. La svolta è possibile solo nel quadro di decisioni strategiche di interesse nazionale
19 febbraio 2005 | Alfonso Pascale
E' stato presentato nei giorni scorsi a Torrimpietra un progetto per acquisire il controllo della Centrale del Latte di Roma da parte della società Finlatte, a cui aderiscono cooperative e produttori locali, e scongiurare così il pericolo che lâazienda romana sia riserva di caccia di fondi stranieri.
Lâipotesi è sostenuta dalle organizzazioni agricole ed è considerata come garanzia per continuare ad identificare il prodotto con il territorio. Hanno garantito il pieno appoggio al progetto il Comune di Roma, la Provincia di Roma e la Regione Lazio. Intervenendo allâassemblea, il sindaco Walter Veltroni ha affermato che lâiniziativa è coerente con lâoperazione posta in atto a suo tempo dal Comune di Roma di privatizzare lâazienda, che aveva lo scopo non solo di risanare e rendere efficiente la gestione, ma anche di salvaguardare un marchio percepito dai cittadini di Roma come garanzia di origine, qualità e freschezza del latte.
La prospettiva di una Centrale del Latte, che continui a fare utili nel quadro di un rapporto positivo con gli allevatori, potrà meglio garantire due cose: la tenuta â in termini di occupati e di redditi â di gran parte del tessuto produttivo della Campagna Romana; il contributo alla capacità del sistema agroalimentare laziale nel rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini che vivono nella capitale, sempre più attenti alla sicurezza alimentare, alla tutela ambientale ed alla salvaguardia dei valori territoriali.
Nel corso dellâincontro è, tuttavia, prevalsa la consapevolezza che un maggiore protagonismo dei produttori è realizzabile solo nel quadro di decisioni strategiche di interesse nazionale, che il governo â nella sua collegialità â deve assumere per evitare che il settore lattiero-caseario subisca una destrutturazione a tutto vantaggio delle imprese produttrici estere e della catena distributiva, anchâessa ormai a prevalente capitale estero.
Eâ necessario un forte impegno per salvaguardare e sviluppare il made in Italy agroalimentare, difendere lâoccupazione e i redditi agricoli, tutelare la tipicità dei prodotti e valorizzare le risorse ambientali e territoriali.
In particolare, il governo dovrebbe sollecitare le banche italiane ad attivarsi affinché il controllo della nuova Parmalat, guidata dal commissario Enrico Bondi, in occasione della prossima quotazione in borsa, non passi nelle mani di fondi internazionali di investimento. Qualora dovesse avverarsi una tale malaugurata ipotesi, la Parmalat resterebbe al servizio di interessi speculativi o sarebbe ceduta al migliore offerente sul mercato mondiale. Occorre scongiurare tale evenienza.
Inoltre, lâesecutivo dovrebbe favorire la costituzione di filiere, che vedano come principali protagonisti i produttori e le loro cooperative, gli unici in grado di assicurare, qualora dovessero acquisire le aziende, condizioni di stabilità , affidabilità e trasparenza, anche a vantaggio dei consumatori.
Il gruppo Granarolo ha mostrato interesse a far parte di un progetto di acquisizione del gruppo di Collecchio. Ed è lâazienda nazionale che ha i maggiori numeri per guidare lâoperazione.
Più concretamente, è necessario che il governo adotti due iniziative. La prima è quella di esercitare la âmoral suasionâ sulle banche italiane perché esse si preparino a sostenere, da azioniste, lâeredità di Bondi e non lasciare ad un pugno di avvocati di New York la difesa delle regole a Collecchio. Lâaltra è quella di mettere in campo nuove norme. Le imprese cooperative dovrebbero essere escluse dai vincoli stabiliti dallâAntitrust. Esse sono aggregazioni di imprese e non possono essere trattate come un acquirente unico. Già in altri paesi, come gli Stati Uniti e la Francia, è prevista tale deroga per la cooperazione. Occorre, inoltre, una maggiore attenzione del mondo del credito nei confronti delle organizzazioni economiche dei produttori agricoli, fornendole di una strumentazione finanziaria che possa sostenere i piani di sviluppo.
Le recenti crisi di Cirio e di Parmalat, oltre al problema dei maggiori controlli e della tutela dei consumatori, hanno posto con grande evidenza il problema del riordino dellâintero sistema agroalimentare italiano. Un paese che ha assistito per anni al ripetersi di gravi crisi che hanno interessato lâagroalimentare italiano, a partire dalla Sme e dalla Federconsorzi, deve intervenire con coraggio per sostenere le filiere agroalimentari in cui esercita un peso determinante la cooperazione. Ad essa, che in Italia organizza oltre il 50 per cento del latte fresco, vanno dunque aperti gli spazi necessari perché possa fare fino in fondo la propria parte nellâinteresse dellâintero sistema agroalimentare nazionale.
Concludendo lâincontro, il Ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno ha escluso ogni ipotesi di ripubblicizzazione dellâazienda romana ed ha annunciato un tavolo istituzionale nazionale dove affrontare con tutti i soggetti interessati la definizione di una strategia coerente con gli interessi del sistema Paese. Eâ, infatti, solo in tale contesto che il progetto dei produttori del Lazio potrà trovare concrete possibilità di realizzazione.
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