Ambiente

Ambiente: la Ue deferisce nuovamente l’Italia

07 aprile 2008 | C S

La Commissione europea si appresta a deferire l'Italia alla Corte di giustizia europea per il mancato completamento dei piani di emergenza in caso di incidenti rilevanti in impianti in cui sono presenti sostanze pericolose.
Ha allo stesso tempo deciso di chiudere un procedimento contro l'Italia riguardante la designazione di siti naturali protetti, in considerazione dei progressi significativi conseguiti nel 2007.

Il commissario per l'ambiente Stavros Dimas ha dichiarato: "Le autorità italiane devono predisporre piani di emergenza intesi a proteggere i cittadini e l'ambiente dalle conseguenze di gravi incidenti industriali. È assolutamente indispensabile che gli impianti in cui vengono trattati materiali pericolosi dispongano di piani di emergenza in caso di incidenti. Le conseguenze di incidenti di questo tipo vanno evitate con ogni mezzo possibile."

La direttiva, nota anche come direttiva Seveso II, impone agli Stati membri di predisporre piani di emergenza per le zone circostanti impianti industriali in cui vengono depositati o manipolati ingenti quantitativi di sostanze pericolose.
Secondo il disposto della direttiva, le autorità degli Stati membri erano tenute a elaborare piani di emergenza per gli impianti suddetti entro il 3 febbraio 2002. Nell'ottobre 2007 la Commissione ha inviato all'Italia un'ultima lettera di richiamo che segnalava la mancanza dei necessari piani di emergenza in oltre il 20% degli impianti in cui venivano depositate o manipolate sostanze pericolose. Nelle due risposte trasmesse nel dicembre 2007, l'Italia ha riconosciuto tale carenza e si è impegnata a elaborare i piani mancanti.
Tuttavia l'Italia non si è ancora conformata al disposto della direttiva e non vi sono elementi per ritenere che le carenze attuali saranno colmate entro breve. Ritenendo inaccettabile tale situazione, la Commissione ha deciso di deferire l'Italia alla Corte di giustizia.

Chiusura del procedimento relativo alle zone di protezione speciale
A fronte dei progressi compiuti nel 2007 nella designazione di zone di protezione speciale, la Commissione ha deciso di chiudere il procedimento intentato al riguardo contro l'Italia. Nel 2003 la Corte di giustizia europea ha dichiarato che l'Italia era venuta meno all'obbligo di classificare numerose aree come zone di protezione speciale per la tutela di specie di uccelli e di altre specie migratorie ai sensi della direttiva "Uccelli selvatici". La rete di protezione presentava particolari lacune in Sicilia, Sardegna, Lombardia e Calabria.
L'Italia ha designato gli ultimi siti mancanti, raggiungendo un numero soddisfacente di zone di protezione speciale nelle varie regioni. La Commissione ritiene pertanto che essa si sia conformata alla sentenza della Corte di giustizia europea e può quindi chiudere il procedimento.

Fonte: Ue

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