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Vendemmia verde: da buona pratica agricola ad aiuto di mercato

La riduzione del carico produttivo per ceppo era un intervento mirato alla salvaguardia della qualità, ora è una misura di sostegno al mercato, con tanto di burocrazia annessa

06 febbraio 2010 | Graziano Alderighi

Il diradamento dei grappoli d’uva, a volte sin dall’allegagione, è una pratica agricola che, osteggiata dai viticoltori negli anni 1980, ha preso sempre più piede, specie nei comprensori ad alta vocazione vitivinicola.

Il diradamento dei grappoli, secondo alcuni autori, non è altro che il completamento della potatura invernale.
In inverno la stima del carico produttivo per ceppo si fa lasciando un numero di gemme proporzionale al vitigno, alla forma di allevamento, all’esposizione, alla densità d’impianto e a vari altri fattori.
Le condizioni climatiche dell’annata possono però influenzare notevolmente il carico produttivo. Inoltre il diradamento consente di regolare la produzione alla superficie fogliare.
Si tratta certo di un’operazione colturale onerosa, perché da effettuare assolutamente manualmente, con manodopera specializzata o quantomeno addestrata. Infatti il personale addetto al diradamento deve non solo saper riconoscere quanti grappoli togliere, dato che può essere fornito dall’agronomo, ma anche quali. Generalmente è prassi indicare nei mal esposti, in quelli eccessivamente grandi o piccoli, quelli da eliminare.
In aggiunta a queste operazioni si può intervenire, in produzioni di elevatissima qualità, a mutilazioni del grappolo (racemi apicali, ali laterali) basate sul fatto che talune parti del grappolo, in varietà di elevate dimensioni, tendono a maturare in ritardo o a non maturare affatto.

Fin qui i dati tecnici.

La nuova Ocm vino ha tuttavia utilizzato questa buona pratica agronomica come forma di regolazione del mercato.
Il decreto ministeriale n. 9258 del 23 dicembre 2009 ha recepito anche in Italia la misura della nuova Ocm vino sulla “vendemmia verde”.
30 milioni di euro messi a disposizione del Ministero per il 2010 di cui beneficeranno soprattutto Sicilia, Puglia e Veneto.
I viticoltori che vorranno beneficiare della sovvenzione dovranno presentare domanda entro il 15 aprile.

La Regione più attiva e più recettiva è stata la Sicilia che ha annunciato che agli agricoltori verranno stanziati degli incentivi non inferiori ai 1300 euro per ettaro per l’eliminazione dei grappoli in eccesso. L’importo totale dei finanziamenti, assegnati alla Regione siciliana per la campagna 2009/2010, destinati a questa misura è di 5.240.200,00 euro, e la cifra, in funzione al numero di istanze che verranno presentate, potrebbe alzarsi a 20 milioni, a seguito di un accorgimento nazionale. Le linee da seguire per poter accedere al bando prevedono un limite minimo di un ettaro di superficie su cui effettuare la vendemmia verde ed un limite massimo di sei ettari per cui richiedere il contributo. I produttori che hanno appezzamenti di dimensioni superiori ai sei ettari, potranno chiedere dei contributi per i terreni in eccesso, nella misura del 20 per cento in base agli ettari oltre i sei previsti. Gli aiuti, comunque, verranno stanziati per superfici non superiori ai 15 ettari d'insieme.
Nell’avviso per la presentazione della domanda per i benefici si legge che per vendemmia verde si intende “la distruzione o eliminazione totale dei grappoli non ancora giunti a maturazione, riducendo a zero la resa dell’unità vitata interessata”, tale operazione dovrà essere effettuata manualmente e nel periodo compreso tra il 20 maggio ed il 10 giugno. Inoltre non sarà possibile mettere a vendemmia lo stesso impianto per cui si sono chiesti gli aiuti per più di un anno.

Nonostante possa essere una boccata d’ossigeno per i viticoltori, c’è chi contesta la norma.
“Siamo di fronte al paradosso. Politiche miopi che vanno contro i più elementari principi di economia e di marketing - commenta Nicola Perricone, presidente delle Acli Terra Sicilia - Si tratta di una misura che prevede la concessione di un contributo a fronte dell’eliminazione totale dei grappoli non ancora giunti a maturazione, un intervento che va contro i criteri che sino ad oggi hanno retto Ocm stessa. Da un lato si da l’opportunità alle imprese di poter ristrutturare i propri vigneti obbligandole alla conduzione e alla produzione per almeno 10 anni e dall’altra si propone di non produrre. Quello che occorre sono nuove prospettive di mercato e nuove iniziative, anche associative, che promuovono le produzioni e non che le eliminano”.

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