Mondo Enoico

Brunello sospeso a un filo, nonostante le apparenze

Basta furberie compiute o anche solo pensate. Il danno d’immagine è stato rovinoso, lo choc terribile. Il confronto è andato avanti, ma il corpo sociale è diviso e qualcosa sta andando storto. L'analisi di Stefano Tesi

01 novembre 2008 | Stefano Tesi



C’è stato un momento, tra la fine di settembre e i primi di ottobre, in cui la questione Brunello sembrava finalmente giunta al termine. O quasi. Dopo mesi di confuse diatribe, la faccenda era tornata nell’alveo dei suoi due naturali filoni: quello giudiziario, relativo a passato, e quello normativo, relativo invece al futuro del celebre rosso montalcinese.

Il filone giudiziario
Sul primo versante si profilava qualche schiarita. Molte delle aziende soggette a sequestro si erano viste, spesso dopo dolorosi ma indispensabili declassamenti, dissequestrare il prodotto e la “lezione” inferta agli uni pareva aver prodotto i suoi effetti anche sulla totalità dei altri produttori: d’ora in avanti, basta furberie compiute o anche solo pensate. Il danno d’immagine e lo choc subiti dall’intero ambiente del Brunello era stato tanto devastante, si diceva, da costituire un ottimo deterrente.

Il filone normativo
Anche sul secondo versante le cose apparivano in via di definizione. Cresceva, almeno pubblicamente, il partito del “Sangiovese 100%” a discapito del partito, in verità non meno agguerrito, del “blend” - due fazioni avverse per ideologia e interessi, destinate a scontrarsi dialetticamente all’infinito (il culmine è stato il testa a testa, organizzato all’Università di Siena da Vinarius lo scorso 3 ottobre, tra l’”integralista” Franco Ziliani e il “creativo” Ezio Rivella link esterno) – ma il duello appariva comunque destinato a esaurirsi nell’unica sede a ciò deputata, cioè l’assemblea dei produttori, sovrana delle sorti del disciplinare.

Una road book
In questa direzione sembravano orientati anche i vertici del consorzio, che prefiguravano nel corso dell’autunno una sorta di “road book” (l’espressione è mia, ma il concetto è quello manifestato dal presidente Cencioni e dal direttore Campatelli al sottoscritto in occasione di un incontro conviviale il 1 ottobre) articolato in modo da condurre, senza fratture né attriti, ai chiarimenti prima e agli adeguamenti del disciplinare poi che i soci avessero ritenuto opportuno stabilire. Non ultima, sia chiaro, l’eventualità che tutto restasse immutato e che quindi fosse ribadita la norma di un Brunello fatto con il 100% di uve di Sangiovese Grosso, come i due dirigenti esplicitamente auspicavano.

Poi qualcosa è andato storto. O meglio: apparentemente metabolizzata, e anzi quasi (strumentalmente?) passata in secondo piano la questione giudiziaria ancora ben aperta, la miccia della campagna elettorale per la modica del disciplinare è stata accesa.

Ha cominciato il consorzio, che per il 27 ottobre ha convocato un’assemblea per invitare i produttori a esprimersi su ben 5 quesiti. Questi:

1) sei favorevole a modificare la base ampelografica del Disciplinare del vino Brunello di Montalcino?

2) sei favorevole a modificare la base ampelografica del Disciplinare del vino Rosso di Montalcino?

3) a prescindere dalle risposte date alle domande 1 e 2, sei favorevole ad apportare modifiche ad altre parti (abbassamento resa/ettaro, introduzione resa a ceppo, tagli tra annate, uso esclusivo del MCR, ecc.) dei Disciplinari dei vini Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Moscatello di Montalcino, S.Antimo?

4) sei favorevole alla creazione di una nuova denominazione “Montalcino”, che raggruppi i Disciplinari dei vini Brunello di Montalcino, Rosso di Montalcino, Moscatello di Montalcino, lasciando il Sant’Antimo separato?

5) sei favorevole alla creazione di una nuova denominazione “Montalcino”, che raggruppi i Disciplinari dei vini Rosso di Montalcino, Moscatello di Montalcino e Sant’Antimo, lasciando il Brunello di Montalcino separato?

Una possbile variazione del disciplinare?
L’iniziativa non è piaciuta affatto ai produttori contrari a qualunque modifica. Per i quali, nell’ammetterne anche la teorica eventualità, i quesiti assembleari costituivano un palese tentativo di far passare dalla finestra una possibile variazione al disciplinare. E’ partita così una raccolta di firme che ha riunito l’equivalente del 60% dei voti (149 aziende su 248 iscritte) e che ha consegnato nelle mani del presidente Cencioni la richiesta di posticipare di una settimana l’assemblea, aggiungendo all’OdG un punto: l’immodificabilità dell’art. 2 del disciplinare, cioè del 100% Sangiovese per il Brunello.

Apriti cielo. Il consiglio del Consorzio respinge la richiesta. I firmatari insorgono e divulgano la cosa alla stampa, accusando i vertici consortili di ignorare la volontà del 60% dei soci. Quelli ribattono che l’assemblea si farà, ma dopo, perché non può essere “fusa” con la prima. Gli altri rispondono che sarà inutile farla, se la precedente avrà deliberato la modificabilità dell’articolo 2.

A complicare il quadro intervengono i comunicati stampa diffusi da una delle aziende dissequestrate (la più grossa e influente di Montalcino, Castello Banfi) per divulgare la notizia del dissequestro del proprio vino. A cui segue un piccato e circostanziato comunicato della Procura di Siena il quale, nel confermare che oltre un milione di bottiglie di Brunello 2003 è stato dissequestrato, sottolinea che il dissequestro riguarda solo un quinto del totale del vino interessato (i quattro quinti del quale rimangono dunque sotto sequestro) e che comunque i dissequestri sono stati in gran parte dovuti ai declassamenti e non dell’accertamento dell’assenza di uve diverse dal Sangiovese nel vino stesso. Il che indirettamente confermava sia l’alto numero di aziende implicate nella vicenda, sia l’esistenza di partite di vino fatte di non solo Sangiovese, sia l’elevatissimo volume di prodotto oggetto dell’inchiesta.

I sospetti incrociati e un risultato "bulgaro"
E’ in questo clima che si è giunti all’assemblea del 27 scorso. Tensione che si taglia col coltello, sospetti incrociati, diffidenze, sguardi obliqui. Lobby varie e associazioni di categoria in azione.
Alla fine il risultato, solo apparentemente a sorpresa, è “bulgaro”: con il 98% dei voti passa il “no” alla modifica al disciplinare. Un plebiscito. Gli ingenui cantano vittoria e plaudono alla ritrovata compattezza e saggezza dei produttori. I più scafati si allarmano. Il voto, dopo ampio dibattito, è avvenuto a voto palese e, per ragioni di immagine, nessuno o quasi se la sarebbe sentita di votare palesemente per il cambio del disciplinare. Ma che sarebbe accaduto nel segreto dell’urna? E che succederà ora?

Una cosa è certa: la richiesta di assemblea dei famosi 149 su 248 soci non può essere né ignorata né disattesa. Quindi la riunione sarà convocata. Il punto all’OdG è uno solo: dichiarare l’immodificabilità dell’art.2 sull’unicità del vitigno ammesso. Ma come si voterà? Quanti saranno i presenti, dopo l’esito apparentemente univoco del 27 ottobre? Come sapranno muoversi le correnti? Come si sposteranno i voti, soprattutto se si propenderà per lo scrutinio segreto? In definitiva, chi può garantire che la vittoria schiacciante del fronte del no non sia stata una vittoria di Pirro e che la richiesta di assemblea a quesito unico non si trasformi in un boomerang?

Nell’attesa, il 31 dicembre scade il decreto Zaia che “garantisce” coi timbri del ministero il Brunello esportato in Usa. L’inchiesta giudiziaria è in pieno corso e non c’è da aspettarsi che si concluda in fretta. Il corpo sociale è diviso. La aziende indagate respirano in vista del Natale, visto che il vino del 2003 (Brunello o Igt che sia) è stato in gran parte dissequestrato. Ma poi?
Intanto, Benvenuto Brunello e il Vinitaly 2009 si avvicinano a grandi passi.


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