Mondo Enoico
Peronospora della vite: strategie biologiche integrate per un controllo sostenibile
La gestione di questo patogeno sta diventando sempre più complessa. Un approccio innovativo basato su lieviti benefici, composti naturali e rame a basso impatto per ridurre la dipendenza dai fungicidi di sintesi
28 agosto 2026 | 11:00 | R. T.
La peronospora della vite, causata dall'oomicete Plasmopara viticola, rappresenta una delle principali minacce per la viticoltura mondiale. In Italia, la stagione 2023 è stata tra le più critiche degli ultimi anni, con condizioni climatiche eccezionalmente favorevoli allo sviluppo della malattia che hanno messo a dura prova i viticoltori, soprattutto nelle regioni centro-meridionali. La gestione di questo patogeno sta diventando sempre più complessa a causa dello sviluppo di resistenze ai principi attivi e delle crescenti restrizioni normative sull'uso di fungicidi di sintesi e composti ramici. In questo contesto, un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari dell'Università del Molise, in collaborazione con il CNR e l'Università di Napoli Federico II, ha condotto uno studio biennale per valutare l'efficacia di strategie di difesa biologica integrate, basate su un lievito benefico denominato Papiliotrema terrestris ceppo PT22AV, combinato con formulazioni a base di rame e estratti vegetali.
Un contesto normativo e agronomico in evoluzione
L'uso del rame in agricoltura, pratica consolidata fin dall'Ottocento per il controllo della peronospora, è oggi oggetto di severe limitazioni. Il Regolamento UE 2018/1981 ha fissato un limite massimo di 28 kg per ettaro in sette anni, pari a 4 kg all'anno, con una riduzione di circa l'80% rispetto ai quantitativi storicamente impiegati. Parallelamente, la crescente resistenza ai fungicidi di sintesi e le restrizioni sui residui nei prodotti trasformati stanno progressivamente riducendo l'arsenale di strumenti efficaci a disposizione dei viticoltori. Questa situazione rende urgente lo sviluppo di strategie a basso impatto che integrino diversi approcci complementari: formulazioni ramiche innovative a maggiore biodisponibilità, composti naturali ad azione elicitante come chitosanio, laminarina ed estratti algali o vegetali, e microrganismi benefici in grado di inibire il patogeno o stimolare le difese della pianta.
Il lievito benefico PT22AV e i prodotti testati
Il cuore innovativo della ricerca è rappresentato dal bioformulato YSY®, a base del lievito Papiliotrema terrestris ceppo PT22AV, la cui efficacia biocontrollo contro un'ampia gamma di patogeni vegetali era già stata dimostrata in studi precedenti. Questo lievito, attualmente in fase di registrazione come fungicida e nematocida biologico a basso rischio in Unione Europea e Stati Uniti, è stato combinato con altri prodotti commerciali: Protamin Cu 62, un formulato a base di rame proteico che favorisce l'assorbimento e la mobilità sistemica nella pianta; Fylloton, un estratto di alghe marine con funzione elicitoria delle difese naturali; SKM 100, un estratto di piante della famiglia delle Fabaceae; e Airone Plus, un formulato a base di idrossido e ossicloruro di rame. Per confronto, è stato utilizzato un programma chimico convenzionale basato su prodotti come Almada MZ (dimetomorf + mancozeb), Cymbal (cymoxanil), Medeiro (fosetil-Al) e Sercadis (fluxapyroxad).
Prima di procedere con le prove in campo, i ricercatori hanno verificato la compatibilità del lievito PT22AV con i diversi prodotti utilizzabili in miscela. I test di laboratorio hanno dimostrato che il lievito mantiene una crescita superiore all'82,6% rispetto al controllo anche alla concentrazione di campo raccomandata per tutti i prodotti testati, confermandone la piena compatibilità in condizioni di tank-mix. Soltanto a concentrazioni 1,5 volte superiori al tasso di campo si sono osservate riduzioni della crescita del lievito, mai comunque inferiori al 65% del controllo.
Due annate a confronto: condizioni climatiche e pressione della malattia
Lo studio è stato condotto nel biennio 2022-2023 in vigneti di uva Fiano di dieci anni, allevati a Guyot, situati in Campania. Le due stagioni hanno presentato condizioni meteorologiche marcatamente differenti, offrendo l'opportunità di testare le strategie di difesa in scenari epidemiologici diversi. Nel 2022, le precipitazioni sono state inferiori alla media, con bagnature fogliari meno prolungate e umidità relativa meno persistente, determinando condizioni moderatamente favorevoli allo sviluppo della peronospora. I primi sintomi sono comparsi relativamente tardi, il 16 maggio, quando i germogli avevano già raggiunto una lunghezza di 15-25 cm. Nel 2023, invece, piogge continue, bagnature fogliari prolungate e temperature miti a partire da fine aprile hanno creato condizioni altamente favorevoli alla malattia. I primi sintomi sono comparsi precocemente, già a fine aprile, quando i germogli erano lunghi solo 8-13 cm. L'incidenza della malattia nei testimoni non trattati ha raggiunto il 100% sui grappoli nel 2023, con un indice di McKinney del 62,1%, contro il 52,9% e il 15,5% registrati nel 2022.
La differenza sostanziale tra le due annate ha riguardato anche il momento di inizio dei trattamenti. Nel 2022, poiché le condizioni climatiche erano state inizialmente meno favorevoli, gli interventi sono iniziati dopo la comparsa dei primi sintomi visibili. Nel 2023, invece, consapevoli dell'elevata pressione della malattia, i ricercatori hanno anticipato i trattamenti in modo preventivo, prima della comparsa dei sintomi, a partire dallo stadio BBCH 11-13, pochi giorni dopo il germogliamento, quando i germogli erano lunghi appena 5-15 cm. Questo aspetto si è rivelato cruciale: la prevenzione precoce ha consentito di proteggere i tessuti vegetali nei momenti di massima suscettibilità, limitando l'insediamento del patogeno e rallentando la progressione dell'epidemia.
Le strategie di difesa biologiche integrate
I ricercatori hanno valutato quattro strategie di difesa biologica, confrontandole con un programma chimico convenzionale e con un testimone non trattato. La strategia BIO2 prevedeva l'applicazione di YSY® in combinazione con Protamin Cu 62 e Fylloton, mentre la strategia COMB combinava YSY® con Airone Plus e SKM 100. Le altre due strategie, BIO1 e BIO3, erano costituite rispettivamente da Protamin Cu 62 + Fylloton e Protamin Cu 62 + SKM 100, senza l'aggiunta del lievito beneficiario. Tutti i trattamenti sono stati ripetuti in cinque momenti fenologici: sviluppo fogliare (BBCH 11-19), emissione delle infiorescenze (BBCH 53-57), fioritura (BBCH 60-69), sviluppo dei frutti (BBCH 71-79) e invaiatura (BBCH 81-89).
I risultati hanno evidenziato che le strategie BIO2 e COMB hanno garantito le migliori prestazioni in entrambe le stagioni, con riduzioni dell'indice di McKinney sui grappoli comprese tra il 63% e il 74% rispetto al testimone non trattato. Nel 2022, in condizioni di moderata pressione della malattia, BIO2 ha registrato un'incidenza su grappoli del 28,4% e un indice di McKinney del 4,9%, mentre COMB ha ottenuto valori rispettivamente del 31,5% e del 5,6%. Nel 2023, nonostante l'altissima pressione della malattia, BIO2 ha contenuto l'incidenza al 65,1% con un indice di McKinney del 16,1%, mentre COMB ha registrato il 66,7% e il 17,1%. Il programma chimico convenzionale ha ottenuto le migliori prestazioni in assoluto, con incidenze del 18,7% nel 2022 e del 59,3% nel 2023, confermando la sua affidabilità anche in condizioni di estrema pressione patogena. Le strategie BIO1 e BIO3, prive del lievito, hanno mostrato efficacia significativamente inferiore, con incidenze su grappoli nel 2023 superiori all'85%.
Il ruolo sinergico del lievito PT22AV
L'elemento più rilevante emerso dallo studio è il contributo sinergico del lievito Papiliotrema terrestris PT22AV nel controllo della peronospora. Confrontando la strategia BIO2 con la BIO1, che differiscono solo per la presenza o assenza del lievito, i ricercatori hanno calcolato un fattore sinergico di 1,59, indicando che la combinazione del lievito con i prodotti a base di rame ed estratti vegetali produce un effetto di controllo superiore alla somma degli effetti dei singoli componenti. Questo effetto sinergico è verosimilmente attribuibile alla molteplicità dei meccanismi d'azione attivati: l'attività antimicrobica diretta degli ioni rameici, che penetrano nei tessuti e agiscono sul patogeno; l'azione del lievito, che compete con il patogeno per lo spazio e le risorse, produce sostanze antimicrobiche e stimola le difese della pianta; e l'effetto elicitore degli estratti algali e vegetali, che attivano le vie metaboliche di difesa della vite. Inoltre, il rame proteico utilizzato in questo studio presenta caratteristiche di maggiore biodisponibilità e mobilità sistemica rispetto alle formulazioni tradizionali, contribuendo a una distribuzione più efficace del principio attivo nei tessuti bersaglio.
L'importanza della tempistica preventiva
Un altro aspetto fondamentale emerso dalla ricerca è il ruolo cruciale della tempistica degli interventi. L'anticipo dei trattamenti rispetto alla comparsa dei primi sintomi ha permesso di proteggere i tessuti vegetali nei momenti di massima suscettibilità, limitando l'insediamento del patogeno e rallentando la progressione dell'epidemia. Questo approccio si è rivelato particolarmente importante nel 2023, quando le condizioni climatiche eccezionalmente favorevoli hanno determinato una pressione patogena senza precedenti. I risultati suggeriscono che l'efficacia delle strategie biologiche integrate dipende in larga misura dalla capacità di intervenire precocemente, quando i germogli sono ancora brevi e gli stomi non sono completamente funzionali, creando una barriera protettiva che ostacola le infezioni primarie.
È importante sottolineare che, sebbene le strategie biologiche integrate abbiano dimostrato una notevole efficacia anche in condizioni di elevata pressione patogena, il programma chimico convenzionale è rimasto la strategia più affidabile in termini di controllo assoluto della malattia. I prodotti chimici utilizzati nello studio (dimetomorf + mancozeb, cymoxanil, fosetil-Al, fluxapyroxad) hanno mostrato le migliori prestazioni in entrambe le stagioni, con incidenze su grappoli del 18,7% nel 2022 e del 59,3% nel 2023. Questo risultato evidenzia che, nelle annate caratterizzate da condizioni epidemiche estreme, le soluzioni biologiche da sole non possono ancora garantire il livello di protezione offerto dai fungicidi di sintesi, sebbene l'integrazione di diversi approcci a basso impatto possa rappresentare un valido compromesso per ridurre la dipendenza da questi ultimi.
Prospettive future per una viticoltura sostenibile
Lo studio condotto in Campania durante il biennio 2022-2023 fornisce indicazioni preziose per lo sviluppo di strategie di difesa sostenibili contro la peronospora della vite. L'integrazione di lieviti benefici, formulazioni ramiche innovative e composti naturali ad azione elicitante rappresenta una strada promettente per ridurre la dipendenza dai fungicidi di sintesi e limitare l'accumulo di rame nel suolo, rispondendo alle esigenze di una viticoltura sempre più attenta alla sostenibilità ambientale e alla salute dei consumatori. In particolare, il lievito Papiliotrema terrestris PT22AV ha dimostrato di svolgere un ruolo chiave nel potenziare l'efficacia delle miscele di difesa, agendo in sinergia con gli altri componenti e contribuendo in modo determinante alla riduzione dell'incidenza e della severità della malattia. La sua versatilità rappresenta un ulteriore vantaggio: studi precedenti hanno infatti dimostrato l'efficacia di questo lievito anche contro altri patogeni come Botrytis cinerea e Penicillium expansum, suggerendo che il suo impiego potrebbe offrire benefici multipli nella protezione integrata del vigneto.
Tuttavia, la ricerca ha anche evidenziato che in condizioni di pressione patogena estrema, come quelle verificatesi nel 2023, le strategie biologiche integrate non hanno raggiunto i livelli di efficacia del programma chimico convenzionale. Ciò indica che, per ora, l'approccio integrato rappresenta una soluzione complementare piuttosto che sostitutiva, utile per ridurre l'uso di fungicidi di sintesi negli anni a pressione moderata, ma ancora non completamente affidabile nelle annate epidemiche. Per superare questo limite, sarà necessario proseguire nella ricerca per ottimizzare le combinazioni di prodotti, affinare i calendari di intervento in base alle previsioni meteorologiche e alla fenologia della vite, e sviluppare nuovi formulati a maggiore persistenza e penetrazione. La sfida è ambiziosa, ma i risultati ottenuti finora indicano che la strada intrapresa è quella giusta: combinare diverse modalità d'azione in strategie integrate, anticipare i trattamenti rispetto alla comparsa dei sintomi e ridurre gradualmente il ricorso ai prodotti chimici, in un'ottica di gestione sostenibile e resiliente del vigneto.
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