Mondo Enoico
Vitigni sostenibili e innovativi, ecco il mondo PIWI
Circa 40 varietà di vite tolleranti alle principali malattie fungine, una trentina delle quali frutto del miglioramento genetico della Fondazione Edmund Mach. Al centro della ricerca anche l’adattamento ai cambiamenti climatici e l’impiego delle uve resistenti nella spumantizzazione
10 agosto 2026 | 15:30 | C. S.
Circa un centinaio tra viticoltori e tecnici hanno partecipato alla giornata dedicata ai vitigni PIWI organizzata dal CIVIT – Consorzio Innovazione Vite, con la partecipazione della Fondazione Edmund Mach. L’iniziativa ha permesso di conoscere da vicino i risultati della ricerca sui nuovi materiali genetici attraverso la visita ai vigneti sperimentali e una degustazione guidata di vini ottenuti da uve resistenti nella cantina di microvinificazione della FEM.
Sono circa 40 le varietà presentate, di cui una trentina sviluppate attraverso l’attività di miglioramento genetico della Fondazione e otto particolarmente interessanti per la produzione di vini spumanti. Una ricerca che punta a combinare resistenza alle patologie, qualità enologica e capacità di adattamento alle nuove condizioni climatiche.
Una ricerca genetica iniziata nel 1987
L’attività di miglioramento genetico della vite orientata alla resistenza alle malattie è iniziata alla FEM già nel 1987. Nel corso degli anni sono stati sviluppati numerosi programmi di incrocio finalizzati alla selezione di genotipi tolleranti alle principali patologie fungine, tra cui oidio, peronospora e marciume nero.
Attualmente vengono prodotti circa 30 mila semi ogni anno, attraverso più di 100 combinazioni di incrocio. La selezione viene supportata anche dall’impiego di marcatori molecolari associati ai caratteri di resistenza, che consentono di rendere più efficiente l’individuazione dei genotipi di interesse.
Il lavoro svolto dalla FEM e la collaborazione con CIVIT hanno portato anche all’iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite di quattro nuove selezioni: Termantis, Nermantis, Charvir e Valnosia.
Meno malattie, maggiore sostenibilità
Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come la ricerca sui vitigni PIWI non riguardi soltanto la resistenza alle malattie, ma si inserisca in una più ampia strategia di sostenibilità della viticoltura.
La tolleranza genetica nei confronti delle principali patologie fungine può infatti consentire di ridurre la necessità di interventi fitosanitari, con effetti sull’impiego di prodotti, sui costi di produzione e sull'impatto ambientale della gestione del vigneto.
Un aspetto destinato ad assumere un'importanza crescente anche alla luce dei cambiamenti climatici, che stanno modificando condizioni ambientali, pressione delle patologie e ciclo vegetativo della vite.
Dalla ricerca al vigneto
In apertura dei lavori, il presidente della Fondazione Edmund Mach, Francesco Spagnolli, ha ricordato la lunga tradizione di San Michele nella ricerca sul miglioramento genetico della vite, a partire dall’esperienza di Rebo Rigotti.
Un riconoscimento è stato rivolto anche a Marco Stefanini, recentemente andato in pensione, per il ruolo svolto nell’introduzione dell’approccio PIWI nei programmi di miglioramento genetico della FEM. A raccoglierne il testimone è Silvia Vezzulli.
Il direttore generale della Fondazione, Riccardo Velasco, ha sottolineato l’importanza di poter osservare direttamente in campo i risultati della sperimentazione, mentre il presidente di CIVIT, Enrico Giovannini, ha ripercorso la nascita del consorzio nel 2012, frutto della collaborazione tra i vivaisti viticoli trentini di AVIT e la FEM.
PIWI anche per gli spumanti
Un capitolo specifico della ricerca riguarda l’attitudine delle varietà resistenti alla spumantizzazione. Sono otto le selezioni particolarmente vocate a questa destinazione e oggetto di attività sperimentali.
Il tema è al centro del progetto SPUMARES, coordinato da CIVIT, che punta a valutare le caratteristiche delle uve PIWI per la produzione di spumanti, affiancando quindi alla valutazione della resistenza agronomica quella delle potenzialità enologiche.
Durante l’incontro Marco Stefanini, presidente di PIWI Italia, ha posto l’accento proprio sui due elementi strategici rappresentati dalla sostenibilità ambientale e dall’adattamento ai cambiamenti climatici.
Nuove varietà adattate ai territori
La giornata ha inoltre permesso di presentare il progetto europeo HE GrapeBreed4IPM, orientato allo sviluppo di varietà caratterizzate da una tolleranza robusta alle principali malattie e, contemporaneamente, adattate alle condizioni ambientali e pedoclimatiche locali.
La direzione della ricerca appare quindi sempre più orientata verso una nuova generazione di vitigni nei quali resistenza, adattamento climatico e qualità delle produzioni devono procedere insieme. L’obiettivo è mettere a disposizione della viticoltura materiali genetici capaci di ridurre la dipendenza dagli interventi fitosanitari senza rinunciare alle caratteristiche necessarie per ottenere vini di qualità.
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