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Crolla il mercato del vino in Italia, Francia, Spagna e Germania. Tengono solo bianchi e spumanti

Crolla il mercato del vino in Italia, Francia, Spagna e Germania. Tengono solo bianchi e spumanti

Nel primo quadrimestre 2026 nessun grande paese europeo riesce a chiudere in positivo. La Spagna crolla dell'8,5%, l'Italia perde il 6,2%. Tra le denominazioni, brillano Cremant e Bordeaux bianco, mentre crollano i rossi e i Riesling della Mosella

29 luglio 2026 | 15:00 | T N

Primo quadrimestre 2026 amaro per i vini a denominazione d'origine europei. Secondo l'ultimo Report Wine Monitor di Nomisma, nessuno dei principali esportatori del Vecchio Continente riesce a mettere a segno un incremento delle vendite oltreconfine. Il quadro è uniformemente negativo: l'Italia lascia sul campo il 6,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, la Francia segna un -3,4%, la Germania un -5,5%. A far peggio di tutti è la Spagna, che crolla dell'8,5%.

Un dato che, a prima vista, potrebbe suggerire una crisi trasversale. Ma guardando più da vicino le singole categorie e denominazioni, emerge una realtà molto più articolata, fatta di "due velocità" ben distinte.

Doppia velocità: spumanti e bianchi limitano i danni, rossi in sofferenza

"L'export dei vini Dop viaggia a due velocità – spiega Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor –. In uno scenario di mercato complessivamente in recessione, i bianchi e gli spumanti limitano le perdite, mentre molti vini rossi continuano a calare. Per quanto, anche in questa categoria, non manchino alcune denominazioni con vendite oltreconfine in aumento".

Il dato più evidente è proprio la tenuta relativa degli spumanti e dei bianchi fermi, contrapposta alla difficoltà crescente dei rossi, in particolare quelli più strutturati e tradizionali.

Spumanti: Champagne e Cremant francesi brillano, Cava spagnolo affonda

Nel comparto delle bollicine, la Francia si distingue con risultati eccellenti. Lo Champagne chiude il primo quadrimestre con un aumento dei volumi esportati del +3%, mentre i Cremant francesi registrano un vero e proprio exploit, con un balzo del +19,4% oltre frontiera.

L'Italia tiene grazie al Prosecco, che sui volumi segna un sostanziale pareggio (-0,8%), e all'Asti che, dopo un 2025 difficile, prova a rimbalzare con un +1% a volume. Un contributo inaspettato arriva dalla Cina: pur rappresentando ancora una nicchia, il mercato cinese sta mostrando un crescente appetito per gli spumanti, favorendo la ripresa dell'Asti.

Male, molto male, invece il Cava spagnolo, che vede il proprio export crollare del -9% in volume, pagando probabilmente una concorrenza sempre più agguerrita e un posizionamento di prezzo meno competitivo.

Bianchi fermi: trionfo francese, resistenza italiana, crollo tedesco

Tra i vini bianchi senza bollicine, sono soprattutto le denominazioni francesi a mettere a segno crescite significative. I bianchi della Borgogna e della Loira crescono entrambi del +6% in volume, ma il dato più sorprendente è quello di Bordeaux, i cui bianchi segnano un incredibile +16% oltreconfine.

Per l'Italia, reggono l'urto i bianchi siciliani e toscani, che registrano aumenti in valore rispettivamente del +2,8% e del +3,3%. Segno meno per i bianchi del Veneto, che perdono quasi il 4% rispetto al quadrimestre 2025.

La nota più dolente arriva dalla Germania: i Riesling della Mosella crollano del -11%, un segnale preoccupante per una denominazione che storicamente rappresenta un'eccellenza assoluta nel panorama dei bianchi aromatici.

Rossi: solo la Borgogna tiene il valore, crollano Bordeaux e Toscana

Il quadro dei vini rossi è il più critico. Gli aumenti, quando ci sono, sono "ridotti al lumicino", come sottolinea il rapporto.

Si salva, ancora una volta, la Borgogna, che per i propri rossi Dop registra un incremento in valore di quasi il +3%. Un risultato, però, ottenuto a prezzo di una contrazione dei volumi della stessa entità (-3%): segno che il mercato premia il brand e l'eccellenza, ma la domanda fisica cala.

Molto più pesante la situazione per i rossi di Bordeaux, che continuano il loro trend negativo: il valore dell'export crolla del -19%, a fronte di una diminuzione delle quantità del -8%. Un dato che conferma la difficoltà strutturale dei grandi rossi bordolesi, sempre più distanti dai gusti e dai budget di molti mercati internazionali.

Per l'Italia, la situazione non è migliore. Toscana e Veneto perdono oltre il 10% a valore, un colpo durissimo per due delle regioni simbolo del vino rosso italiano. Il Piemonte limita i danni con un -2,5% a valore, ma lo fa grazie a una crescita a volume del 9%, segnale che anche i grandi rossi piemontesi stanno ricorrendo a strategie di prezzo più aggressive per sostenere le vendite.

Chiude in negativo anche la Spagna: i rossi di Rioja registrano una riduzione del 7,5% a valore e del 6% a volume, confermando la debolezza del comparto rosso iberico.

Congiuntura e struttura: due facce della stessa crisi

Secondo Pantini, l'andamento differenziato delle singole denominazioni suggerisce di non generalizzare. "I fattori responsabili delle performance di mercato – conclude il responsabile di Nomisma Wine Monitor – sono di natura congiunturale e strutturale allo stesso tempo. Purtroppo, la seconda componente in molti casi sta prevalendo sulla prima".

Un monito che suona come un campanello d'allarme per il settore: non si tratta solo di una fase ciclica negativa, ma di un cambiamento profondo nei consumi, nei gusti e nelle gerarchie di valore, che obbligherà produttori e consorzi a ripensare strategie di prodotto, posizionamento e comunicazione per i prossimi anni.

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