Mondo Enoico

I CAMBIAMENTI APPORTATI ALLA PROPOSTA OCM VINO NON FUGANO I TIMORI DELLA FILIERA VITIVINICOLA

Tra poche settimane la Fischer Boel presenterà la bozza di riforma. Continuano intanto le pressioni sulla commissaria per ridurre l’impatto liberalistico e massificante della nuova normativa. Su stimolo di Federdoc, parlamentari italiani e francesi uniti per rilanciare il modello delle denominazioni d’origine

09 giugno 2007 | T N

In un incontro a Roma promosso da Federdoc tra Parlamentari francesi e italiani, allargato anche alle maggiori Organizzazioni del settore vitivinicolo produttivo italiano, i vini a Denominazione di Origine Controllata rilanciano il loro modello nei confronti del Commissario Fischer Boel.
Italiani e Francesi sono così sempre più determinati condividere e difendere questo modello.

Due concezioni radicalmente differenti della vitivinicoltura e della cultura del vino separano i produttori di vini a Denominazione di Origine e la Commissione europea.
Secondo Federdoc, la Confederazione Nazionale dei Consorzi di Tutela Vini a denominazione d’origine, il progetto di riforma, così come confermato anche nella recente bozza di documento giuridico di nuova OCM vino, assolutamente negativo, perché improntato al massimo liberismo possibile, ispirato da considerazioni di tipo contabile e senza riferimenti reali alle sfaccettature variegate e positive del settore.
In questi ultimi giorni, Federdoc ha incontrato il Commissario all’Agricoltura Fischer Boel a Bruxelles, nonché il responsabile al Parlamento europeo per la nuova Ocm, on.le Castiglione a Parigi, per chiedere proposte concrete rispetto agli impegni presi nel giugno 2006. Federdoc ha chiesto modifiche sostanziali che consentano realmente di consolidare il concetto di vini di qualità potenziare i mezzi finanziari a favore di una politica offensiva di comunicazione e promozione. L’attenzione dell’On.le Castiglione è giudicata incoraggiante, la determinazione della Fischer Boel a perseverare nelle sue convinzioni è viceversa molto preoccupante
“Per questo – ha precisato il Presidente di Federdoc Ricci Curbastro – in stretta collaborazione con i colleghi della Cnaoc francese procuriamo incontri a livello internazionale e in Italia per contrastare le iniziative pericolose della Fischer Boel e per ottenere le giuste correzioni di rotta. Prima che sia troppo tardi!”.

Federdoc ha ribadito la sua contrarietà proposta della Commissione sulla liberalizzazione degli impianti anche per i Vqprd, rammentando che in una missiva del 19 aprile scorso, i produttori Doc francesi, portoghesi, spagnoli e tedeschi, uniti, hanno proposto la messa in atto di nuovi strumenti per l’adattamento e la gestione delle Denominazioni.
“E’ un’utopia pensare – continua Ricci Furbastro - di gestire la produzione dei vini Doc se non si è in grado di controllare collettivamente le superfici vitate, e di conseguenza la quantità prodotta per ogni denominazione. La liberalizzazione proposta degli impianti rischia di portare a sovrapproduzioni, con conseguenze destabilizzanti in un mercato di equilibri delicati. I prezzi dei vini potrebbero crollare, ed il patrimonio viticolo nazionale deprezzarsi pericolosamente. A titolo esemplificativo, nel caso di liberalizzazione degli impianti, la superficie vitata del Chianti potrebbe passare da 17.000 a 35.000 ettari!”

Punto per punto, Federdoc ha sviluppato le giuste argomentazioni per un modello ambizioso di denominazioni d’origine, rifiutando ogni compromesso tendente alla banalizzazione del settore. “C’è posto per i vini di tipo industriale e per i vini delle nostre più antiche e nobili tradizioni. Ma questi due mondi devono coesistere, senza mischiarsi” ha concluso il Presidente di Federdoc, dicendosi fermamente contrario a che certe menzioni (annata e vitigno) possano essere apposte sulle etichette dei vini da tavola, come proposto dalla Commissione. I parlamentari francesi e italiani hanno condiviso le problematiche evidenziate, con l’impegno a sostenere le proposte di Federdoc a livello comunitario.

Fonte: Federdoc

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