Mondo Enoico
La legge sull'enoturismo, pietra tombale o rilancio per il Movimento Turismo del Vino
Un passo importante è fatto, ora si attende solo il decreto attuativo e poi si aprirà una nuova stagione, con molte opportunità e occasioni di business per le cantine italiane. E per quanto riguarda il futuro della più importante forza propulsiva dell'enoturismo italiano? “O si cambia o si muore” afferma Carlo Pietrasanta, Presidente del Movimento Turismo del Vino
19 gennaio 2018 | Carlotta Maffei
Nel novembre scorso abbiamo raccontato che il Parlamento ha introdotto nelle leggi dello Stato l’attività di enoturismo. Al termine dell’iter della Legge di Bilancio, queste norme sono fissate in quattro commi (502, 503, 504, 505), e prevedono finalmente che le attività enoturistiche possano essere svolte in piena legittimità dalle aziende vitivinicole, con criteri seri e precisi.
In attesa della pubblicazione del decreto attuativo esplicitamente previsto nella Legge di Bilancio, proviamo a fare il punto sulla situazione e sulle prospettive del turismo del vino con il presidente del Movimento Turismo del Vino Carlo Pietrasanta.
“Innanzitutto, sono convinto che con questo riconoscimento da parte delle istituzioni l’enoturismo finalmente sia entrato – in Italia – nella sua età adulta. L’introduzione di queste norme riconosce la specificità delle nostre attività, intendo quelle delle migliaia di cantine italiane che in modi diversi svolgono attività di accoglienza, di cultura del vino e delle pratiche agricole ed enologiche sottostanti alla produzione del vino. Ma permettetemi, prima di entrare nel vivo della chiacchierata, di esprimere i doverosi ringraziamenti. A Unione Italiana Vini, che con i suoi due presidenti Antonio Rallo e Ernesto Abbona e con tutto lo staff guidato da Paolo Castelletti ha supportato e sostenuto attivamente il lavoro per giungere a questo risultato. Alle Città del Vino e al loro presidente Floriano Zambon per la collaborazione e il sostegno. Alla FIVI e a Matilde Poggi per aver creduto in quello che stavamo facendo. Questo per ricordare che buona parte della filiera ha creduto da subito nella possibilità di raggiungere un obiettivo importante e storico per il mondo del vino. E poi, ultimo ma primo in ordine di importanza, al senatore Dario Stefàno.”
Ecco, appunto: a novembre Stefàno ci aveva rilasciato dichiarazioni importanti sull’approvazione in Senato dell’emendamento che è entrato nella legge di Bilancio. Ma quindi cosa accadrà del suo disegno di legge?
“Questo bisognerebbe chiederlo a lui: in ogni caso, sono convinto che il nostro settore debba ricordare sempre che il senatore Stefàno ha dimostrato grande attenzione, grande tenacia e grande disponibilità. Tutti questi risultati si devono soprattutto a lui, e alla collaborazione che lui ha voluto dare anche all’ufficio legislativo del MIPAAF perché queste norme potessero entrare nella Legge di Bilancio. Raramente abbiamo trovato uomini politici così attenti e disponibili. Forse, mi permetto di immaginare, perché nei suoi trascorsi da Assessore in Puglia ha avuto modo di apprezzare il grande lavoro che svolge il Movimento Turismo del Vino in quella Regione, grazie al Presidente Sebastiano De Corato e al Direttore Vittoria Cisonno. In ogni caso, non vorrei dimenticare il contributo all’iter di questo provvedimento dato alla Camera dall’onorevole Sani.”
Va bene, ma… finite le medaglie, quali sono adesso le prospettive per l’enoturismo?
“Guardate, da oggi finalmente le aziende vitivinicole possono a tutti gli effetti proporre le loro attività di accoglienza, di divulgazione, le offerte esperienziali e turistiche sul mercato più ampio dei viaggi, delle vacanze e del turismo. Certo, qualcuno già obietta che si dovranno seguire delle regole: ma vogliamo renderci conto che per stare sul mercato dobbiamo mettere in campo degli standard di qualità del servizio e di sicurezza che turisti e viaggiatori sono abituati ad avere in tutto il mondo?”
Un attimo: perché tutto il discorso è centrato sulle aziende vitivinicole? E gli altri soggetti?
"Noi parliamo delle cantine perché in tutto il mondo il turismo del vino è centrato su di esse: sono le aziende a produrre il vino, a coltivare le vigne, a vendemmiare, a stagionare. Gli altri soggetti non potrebbero esistere, senza i vignaioli e le loro cantine. Poi, certo, sono io il primo a desiderare e sperare che gli altri – Strade del Vino, Città del Vino, ecc. – possano ripartire proprio grazie alle opportunità offerte da questa normativa, che però identifica le aziende come soggetto primario dell’enoturismo."
Ma perché questi soggetti sono esclusi da queste norme?
"Innanzitutto, perché una legge sulle Strade del Vino già esiste. Non ha prodotto granché in termini di risultati virtuosi, ma esiste. Poi, perché questa normativa va a sanare un vuoto che riguarda le possibilità di attività delle aziende. Da ultimo, perché questa normativa non prevede fondi o investimenti da parte degli enti pubblici, che siano lo Stato o altri. E in qualche modo personalmente ne sono felice, perché almeno è chiaro che non è stata fatta per interessi “di parrocchia”. Questo non toglie che soggetti territoriali capaci e competenti possano mettersi seriamente ad organizzare l’offerta eno-turistica, ma anche enogastronomica, con notevoli possibilità di profitto."

Ma allora il Movimento Turismo del Vino cosa ci guadagna?
"Come Associazione forse niente, soprattutto se si pensa a MTV come soggetto organizzatore di eventi e manifestazioni, idea stabile nella testa di moltissimi. Forse, addirittura, rischia di perderci qualcosa, se si pensa in termini di rendita di posizione data dalla lunga esperienza ed abitudine a certe attività. Ma bisogna rendersi conto che il mondo cambia, e o si cambia con esso o si muore, prima o poi. L’unico interrogativo riguarderebbe la durata dell’agonia."
Nel senso che si potrebbe immaginare la morte di un soggetto storico come MTV?
"Sì potrebbe. Io non credo, perché penso che l’Associazione avrebbe la forza di modernizzarsi e di rispondere alle nuove provocazioni lanciate da un mercato in evoluzione. Invece, temo che fossilizzandosi sulle sue attività storiche potrebbe progressivamente morire di consunzione. Per rubare il concetto ad un grande e vecchio amico, quando abbiamo iniziato Cantine Aperte, le cantine erano quasi antri degli stregoni. Oggi, in media, le cantine sono aperte tutto l’anno, e molte con luoghi di accoglienza di altissimo livello."
Quindi, concludendo?
"Se sapremo proporci alle aziende come Associazione in grado di fornire servizi e attività – promozione, comunicazione, formazione, aggregazione… - potremo evolverci e costruire un Movimento Turismo del Vino adulto (come l’enoturismo); altrimenti, vedremo…"
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