Mondo Enoico
L'export vinicolo a denominazione cresce più della produzione
Mentre la domanda interna è stagnante l'incremento produttivo delle Doc/Docg e Igt può essere completamente assorbito dalle vendite all'estero che hanno fatto registrare incrementi consistenti nel 2011
12 maggio 2012 | Ernesto Vania
Poco meno di 30 milioni di ettolitri, pari a circa due terzi dell'intera produzione vinicola nazionale. Nel 2010 è aumentata infatti la produzione di vini Doc-Docg (+2,4%) e Igt (+3,3%)
Si contano in Italia, a fine novembre 2011, 521 vini a denominazione d'origine. Una realtà costituita da 330 Doc, 118 Igt e 73 Docg, che assegna al Piemonte il primato regionale, con 58 denominazioni, davanti alla Toscana con 56 e al Veneto con 50.
A fare il punto sulla situazione è uno studio Ismea sui vini a denominazione d'origine che fornisce un'analisi sulle variabili strutturali, produttive e di mercato del settore.
I volumi produttivi, sia per le Doc-Docg che per le Igt, sono ancora molto concentrati su poche denominazioni. A contribuire all'incremento della produzione di vino nel 2010 sono stati soprattutto, tra le Doc-Docg, il Prosecco, il Conegliano Valdobbiadene, e le Doc Piemonte ed Asti, mentre tra le Igt spiccano i forti incrementi delle indicazioni geografiche Salento e Puglia.
Dopo due anni di flessione dei listini, il 2011 ha segnato una decisa ripresa delle quotazioni all’origine di tutto il settore vinicolo, compreso il segmento delle Doc-Docg. L’indice Ismea dei prezzi all’origine segna, infatti, un +11% sul 2010, determinato maggiormente dai rossi (+20%) che dai bianchi (+6%).
Il mercato interno
In base ai dati dei bilanci di approvvigionamento, il consumo italiano complessivo di vino nella campagna 2008/2009 è sceso per la prima volta sotto i 20 milioni di ettolitri. Da segnalare l’ormai quasi coincidenza tra i consumi di vini a denominazione a quelli dell’insieme dei vini comuni e Igt.
Negli ultimi cinque anni, infatti gli acquisti nei canali della GDO sono scesi progressivamente da 6,4 a 6,2 milioni di ettolitri. Di contro è cresciuta, anche in questo caso in modo progressivo, la spesa per i vini passata sempre nel periodo in esame da 1,6 a 1,8 miliardi di euro. Nel 2011 in particolare si è registrato un -1% dei volumi accompagnato da un +1% della spesa.
I vini di qualità, quindi Doc-Docg e Igt, mostrano un seppur lieve incremento in volume, accompagnato da un più che proporzionale aumento della spesa.
I primi, infatti, in cinque anni sono saliti da 1,6 a 1,7 milioni di ettolitri, mentre per le Igt si passa da 1,4 a 1,5 milioni di ettolitri. Sono quindi i vini comuni ad aver perso quote di mercato. Nel 2011, in particolare, le Dop hanno sostanzialmente tenuto i livelli dello scorso anno con un +1% degli incassi, mentre le Igp hanno perso quasi il 3% su base annua a fronte di una tenuta degli introiti.
In volume assoluto, sicuramente, gli aumenti di medio periodo non sono particolarmente significativi ma assumono rilievo proprio perché inseriti in un contesto tutt’altro che roseo e vanno anche letti alla luce dei relativi incrementi di spesa. Per le Dop, infatti, si è passati nell’arco dei cinque anni dal 2007 al 2011, da 624 a 689 milioni di euro, mentre per le Igt il salto è stato da 341 a 386 milioni di euro.
Il mercato estero
Secondo elaborazioni Ismea su dati Istat, peraltro ancora provvisori, il 2011 ha registrato consegne oltre i confini nazionali per un volume pari a 23,5 milioni di ettolitri (+9% su base annua) con introiti che per la prima volta hanno superato i 4 miliardi di euro, attestandosi per la precisione a 4,4 miliardi, con una progressione del +12% sul 2010. Mai così in alto, quindi, sia in volume che in valore.
Questo risultato conferma l’Italia come leader mondiale tra i paesi esportatori con una quota in volume nel 2011 pari al 24%. Seguono la Spagna con il 22% e la Francia con il 14%.
La classifica è diversa se si considera la graduatoria in valore, guidata saldamente dal Paese transalpino che, con oltre 7 miliardi di euro, ha una quota del 31% seguita dal 19% dell’Italia.
L’export italiano, peraltro, è cresciuto più che proporzionalmente rispetto alla media mondiale.
Scendendo nel dettaglio dei singoli segmenti si registra l’ottima performance dei vini Igp con un export in volume arrivato a sfiorare i 6 milioni di ettolitri (+9%) per un corrispettivo che ha superato il miliardo di euro (+13%).
Di tutto rispetto anche i vini Dop fermi che hanno registrato un +4% dei volumi consegnati oltre i confini nazionali, attestandosi a 4,9 milioni di ettolitri, mentre in valore la crescita è doppia rispetto a quella in quantità (+8%). Anche per spumanti e frizzanti si è assistito ad una progressione notevole. I primi, infatti sono aumentati sia in volume che valore di oltre il 20%. Per i secondi, invece gli introiti sono cresciuti più dei volumi.
Nonostante la crescita in termini assoluti negli ultimi due anni, il peso dei vini Dop nel paniere delle esportazioni in volume è ulteriormente diminuito al 21-22 per cento. E’ ormai noto, infatti, che a trainare gli scambi commerciali, non solo italiani, negli ultimi tempi siano stati soprattutto i vini sfusi per lo più comuni.
Come già osservato il risultato dei vini Dop nel 2011, pur molto buono, è stato inferiore a quello registrato dal settore vino nel suo complesso. Basta scorrere la graduatoria dei principali Paesi clienti per rendersi conto di come la domanda sia, in percentuale, più orientata ai vini senza denominazione. Gli Stati Uniti ad esempio hanno aumentato la propria richiesta di vino italiano del 13% a fronte di un +4% relativo ai soli vini Doc- Docg. Eclatante anche il caso del Regno Unito che ad un +14% relativo ai vini nel complesso affianca solo un lieve incremento per i vini al vertice della piramide qualitativa (+2%).
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