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Potatura soft per evitare una viticoltura usa e getta

La vita di un vigneto era fissata a venti-venticinque anni. Un dato accettato finchè la crisi non ha colpito. Da allora si inizia a pensare a come allungare, fruttuosamente, il ciclo di vita della coltura

05 febbraio 2011 | Graziano Alderighi

Guyot e cordone speronato, ovvero le due forme di allevamento maggiormente diffuse oggi, sono anche quelle che maggiormente contrastano con il naturale portamento della vite.
La vite è infatti pianta acrotona che predilige il germogliamento sulle gemme distali che, invece, con la potatura tradizionale invernale vengono eliminate. Infatti tra “tagli di ritorno” e capitozzature, tanto nel cordone speronato, quanto nel Guyot, molto del legno vecchio viene eliminato col il rischio di una compromissione del sistema vascolare delle viti.
In altre parole, la vitalità delle viti viene compromessa, da qui la durata media dell'impianto assai limitata rispetto a un corso naturale.

Sistema vascolare e potatura
Vi è una stretta correlazione tra potatura e sistema vascolare delle viti.
La letteratura scientifica è ricca di riferimenti, sia in epoca antica sia in epoca moderna, sulle cosiddette piaghe da taglio, un fenomeno basato su precise ragioni fisiologiche.
Infatti, l'eliminazione di un tralcio vecchio, ovvero tagli grossi, portano alla morte anche del sistema linfatico che alimentava quella porzione di legno. I suddetti vasi, tuttavia, non si limitavano al solo trasporto di acqua e nutrienti al tralcio asportato, interessando invece una porzione del tronco rimanente che andrà incontro a deperimento, dando luogo a coni di disseccamento.
Che si tratti della testa di salice sul Guyot o degli speroni sul cordone speronato, se la quantità di legno morto in queste strategiche regioni della vite risulta eccessivo ne risulterà un deperimento progressivo della pianta.

Potatura e malattie degenerative
Un altro fattore che sta influendo sulla vita media degli impianti vitati sono le malattie degenerative e in particolare il mal dell'esca della vite. Contro questa malattia, per cui non esistono cure, si consigliano misure preventive che vanno dalla disinfezione degli attrezzi di potatura alla rimozione e bruciatura dei sarmenti. E' infatti noto che alcuni dei funghi che compongono il complesso patogenetico che dà origine al mal dell'esca sono saprofiti, ovvero si nutrono di tessuti morti.
Una potatura che generi e lasci sulle viti delle parti morte, quali sono i coni di disseccamento, crea sicuramente le migliori condizioni perchè si possano instaurare funghi e dunque anche malattie degenrative quali il mal dell'esca.

Forma di allevamento e potatura
La forma di allevamento ideale per la vite è quella ad alberello, dove gli interventi di potatura sono meno drastici e incisivi, ma a Guyot e cordone speronato, però, non si può facilmente rinunciare in quanto forme di allevamento facili, comode e meccanizzabili.

Gli errori da evitare
Nel Guyot occorre limitare le frequenti capitozzature che provocano piaghe di notevoli dimensioni, con conseguente compromissione, anche sostanziale, del sistema linfatico.
Nel cordone speronato, invece, occorre ridurre in maniera significativa i tagli di ritorno che determinano piaghe sul cordone, rendendo più difficile l'emissione di nuovi germogli e, compromettendo l'apparato linfatico dell'intero cordone, riducono il numero di punti vegetativi determinando anche un calo di produttività.

Potatura soft
Propugnatori della nuova tesi su una potatura soft della vite sono Simonit&Sirch, due tecnici che hanno dedicato la loro vita a studiare proprio la relazione tra potatura e fisiologia della pianta, in maniera tale da causare i minori danni possibili, attraverso gli interventi invernali, ai tessuti linfatici delle viti, così assicurando una lunga vita agli impianti.
La regola essenziale di questo nuovo metodo di potatura, che in buona parte si basa sulle esperienze di vecchi potini, è di intervenire solo sul legno giovane, di 1-2 anni di età e, in fase di potatura di allevamento, di evitare strozzature o impedimenti che possano limitare l'afflusso linfatico alle future parti a frutto. Per poter intervenire soltanto sul legno di 1-2 anni di età occorre certo aver strutturato le piante in maniera tale da assicurare uno sviluppo più naturale e meno forzato, con piegature a chiudere che devono avere solo l'effetto di limitare l'acrotonia della vite e favorire un germogliamento più uniforme. Inoltre gli interventi annuali, al quarto-quinto anno, devono già prevedere un rinnovo degli speroni potando, per il cordone speronato, sul tralcio inserito in posizione più verticale, e, per il Guyot, lasciando due germogli alla base dello sperone e i primi due alla base del capo a frutto.

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