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Clorosi ferrica su vite, prevenire è meglio che curare
La metà dei suoli vitati nazionali è purtroppo soggetto a questa fisiopatia. E' possibile intervenire purchè tempestivamente per evitare il manifestarsi di sintomi anche sui grappoli e uno scadimento qualitativo. Ecco i nuovi strumenti a disposizione
04 dicembre 2010 | Ernesto Vania
La clorosi ferrica è una fisiopatia della vite, e di altre colture arboree, abbastanza comune in Italia dove molti suoli sono calcarei.
La mancanza di ferro, di questo infatti si tratta, provoca nella pianta molti squilibri metabolici, tra i quali il più evidente ed importante è l'impossibilità di sintetizzare la clorofilla..
La clorosi ferrica e il suolo
Il ferro (Fe) è generalmente presente nella maggioranza dei terreni in quantitativi sufficienti ai fabbisogni delle piante, ma spesso queste non sono in grado di assorbirlo. Infatti solamente una piccola parte del ferro che troviamo nel terreno è assimilabile, mentre la maggior parte di esso è presente in forme insolubili, non utilizzabili dalle piante.
La solubilità del ferro nel terreno è legata ad alcuni fattori come il contenuto in calcare attivo, il pH, il tenore in sostanza organica, la percentuale di argilla nel suolo, il contenuto in fosforo, potassio, manganese, boro e rame.
Tra questi fattori quello influenza maggiormente la solubilità del ferro è senz'altro il pH del terreno: i terreni a pH elevato, con valori compresi tra 8 e 10, sono ricchi di calcare, che tende a legarsi col ferro in composti insolubili. In estrema sintesi possiamo affermare che la quantità di ferro solubile nel terreno è inversamente proporzionale ai valori del pH: tanto più il terreno è acido (con pH inferiore a 6) tanto maggiore è la quantità di ferro disponibile per la nutrizione delle piante.
La clorosi ferrica su vite
I sintomi sono i tipici ingiallimenti internervali delle foglie giovani che cominciano ad apparire in primavera ed in casi gravi si osserva rachitismo della vegetazione, colatura dei fiori e perdita della produzione.
La clorosi ferrica può venire aggravata anche da pratiche agronomiche scorrette quali frequenti lavorazioni del terreno, le elevate concimazioni azotate (nitriche soprattutto) e le elevate cariche di gemme per pianta.
Prevenzione pre impianto
E' noto che alcuni vitigni, come i Pinot,il Moscato dâAmburgo, il Cabernet sauvignon, il Picolit, il Cinsaut, il Carmenère, il Ribolla gialla, sono particolarmente sensibili alla clorosi ferrica.
Per questi vitigni è quindi consigliabile un portainnesto che riduca tale tendenza, come il Fercal o il 140Ru, come pure il 333EM. Alcuni portainnesti potrebbero viceversa favorire l'insorgenza della fisiopatia (3309, SO4).
Diagnosi e cura
La diagnosi immediata, basata su un rapido riconoscimento della sintomatologia, non è cosa semplice, ma è molto importante perché permette un rapido intervento curativo tramite applicazioni fogliari.
Trattamenti preventivi: si eseguono a dosaggi ridotti rispetto ai curativi con conseguenti costi minori. Si eseguono trattamenti di chelato di ferro radicale EDDHA, con dosi di 5-10 g/ceppo.
Trattamenti curativi: il chelante EDDHA è quello che, anche in questi casi, fornisce i migliori risultati, sia per i trattamenti fogliari che al terreno. Nei casi meno gravi, si consigliano trattamenti fogliari, da 3 a 4 applicazioni, agli stadi della 12a, 15a e 17a foglia. Nei casi più gravi, si consigliano trattamenti al terreno. I dosaggi vanno da 20 a 50 kg/ha di prodotti al 6% di Fe-chelante. La distribuzione va fatta durante lâinverno, per i prodotti a granuli utilizzabili a
secco, oppure dal germogliamento allo stadio delle sesta foglia, per i prodotti a microgranuli solubili.
Diagnosi tecnologica: i nuovi strumenti
Iniziano a essere presenti sul mercato strumenti in grado di fornire immagini iperspettrali a distanza per foglie e grappoli. Il problema è tuttavia rappresentato dall'interpretazione di queste immagini che spesso vengono effettuate con diversi indici.
Risulta quindi necessario comprendere quali indici siano i più efficaci per stabilire l'insorgenza della fisiopatia.
Il Prof. Meggio, dell'Università di Padova, insieme a un team spegnolo ha studiato a lungo la tematica.
I vigneti presi in esame erano della cv Tempranillo/110 Richter nella Spagna del nord affetti o non affetti da clorosi ferrosa per poter avere una raccolta di dati di campo e a distanza. Le campagne aeree hanno fornito immagini per un totale di 14 aree di studio sia nel 2004 che nel 2005 utilizzando sensori AHS iperspettrali, che acquisivano 20 bande spettrali nella regione VIS-NIR.
Le misure di campo venivano condotte in ogni sito di studio per ottenere parametri fisiologi fogliari e dellâuva potenzialmente collegati alla qualità del vino. Le simulazioni svolte utilizzando un modello di trasferimento rowMCRM hanno dimostrato lâeffettiva possibilità di stimare il contenuto di clorofilla fogliare a + b (C-ab) utilizzando TCARI/OSAVI da bande spettrali AHS .
In aggiunta agli indici di vegetazione tradizionali (NDVI) e agli indici clorofilliani del livello di copertura vegetale (TCARI/OSAVI), sono stati valutati dalle immagini altri indici fisiologici innovativi sensibili ai cambiamenti dei contenuti di carotenoidi (Car) e di antociani (Anth) nelle foglie.
Gli indici NDVI e TCARI/OSAVI mostravano una correlazione inferiore con i parametri CIRG e IMAD della qualità del mosto rispetto agli indici fisiologici Car e Anth. Questi risultati suggeriscono che lâaumento dei caroteni e degli antociani dovuto a siccità , a temperature eccessive o a carenze di micronutrienti costituisce un indicatore migliore rispetto al rilevamento della clorosi per rilevare le difficoltà di maturazione fenolica nelle viti affette da clorosi ferrica.
Quindi, lâutilizzo potenziale degli indici fisiologici di rilevamento a distanza correlati al carotene e agli antociani dimostra la loro importanza quali indicatori della qualità dellâuva nei vigneti affetti da clorosi ferrica.
Bibliografia
Meggio, F; Zarco-Tejada, PJ; Nunez, LC; Sepulcre-Canto, G; Gonzalez, MR; Martin, Grape quality assessment in vineyards affected by iron deficiency chlorosis using narrow-band physiological remote sensing indices, P. 2010. REMOTE SENSING OF ENVIRONMENT 114 (9): 1968-1986
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