L'arca olearia

Una tracciabilità che aggrega senza togliere autonomia alle piccole e medie imprese

Bene l’origine e la sicurezza alimentare. Occorre però ampliare gli orizzonti e allargare il concetto di tracciabilità, tanto da fargli abbracciare quello di qualità

03 aprile 2010 | Duccio Morozzo della Rocca

Sono stati premiati a Roma mercoledì scorso gli oli della filiera tracciata Unasco che hanno partecipato al concorso “Silenzio! Parla l’oro verde tracciato”.

Garanzia dell’origine e sicurezza alimentare sono stati i cardini dell’iniziativa Unasco che, ha spiegato il consulente per la tracciabilità Unasco Pasquale De Francesco, ha abbracciato tutte le fasi della produzione fino al confezionamento, attraverso un sistema modulare che ha facilitato la partecipazione di tutti gli operatori della filiera.

“La nostra tracciabilità – ha detto De Pasquale- crea aggregazione e fa sistema sul territorio senza togliere nulla all’autonomia cara alle piccole e medie imprese”.

Attraverso il codice di una bottiglia di olio acquistata, appartenente alla tracciabilità Unasco, si può dunque ripercorrere su internet tutta la storia del prodotto fino ad arrivare a visionare l’azienda con l’ausilio di Google maps.

Origine e tracciabilità si confermano dunque le priorità di molte associazioni di categoria ma, è lecito chiedersi, sono veramente garanzia di una produzione di alto livello? Dire olio tracciato equivale a dire olio di qualità?
Risponde alla domanda Marco Oreggia, capo panel del gruppo di assaggio che ha premiato i migliori oli di questo concorso:
“Tracciabilità significa solo origine. È un grande strumento di comunicazione ma è importante lanciare un monito ai produttori visto che alcuni dei campioni testati, pur avendo una materia prima interessante, hanno poi perso la loro qualità nelle varie fasi di raccolta/lavorazione/stoccaggio acquisendo problemi gusto-olfattivi”.

L’importante lavoro di tracciabilità rischia dunque di inciampare sul gradino della qualità.
Tra gli oli presentati al concorso ci sono stati infatti prodotti molto interessanti e di alto livello ma anche oli da ripensare.
Non sarebbe forse una buona idea cominciare ad integrare i panel professionali di assaggio, magari esterni alle associazioni, all’interno delle filiere per collaborare alla riuscita del felice connubio origine-know how-qualità?
“L’aspetto organolettico è stato preso in considerazione –risponde De Francesco- ci stiamo riflettendo. Per noi questa tracciabilità rappresenta infatti la base per poi continuare sulla strada dell’alta qualità”.

Elia Fiorillo, presidente Unasco, ha poi concluso sottolineando come la qualità debba essere necessariamente coltivata ogni giorno:
“Tracciabilità –ha detto Fiorillo- non è sinonimo di qualità. Bisogna sempre migliorare il prodotto. Io paragono la libertà alla qualità: si deve conquistare giorno per giorno, non è qualcosa che si acquisisce una volta e dura per sempre. Bisogna continuamente lavorare sulla qualità”.

Al termine dell’incontro sono state consegnate le targhe ai 3 produttori premiati:
I° Azienda Olearia del Carmine, Oleo de la Marchia monocv Ascolana Tenera (AN)
II° Azienda Agricola Vittorio Zannotti, monocv Raggia (AN)
III° Agri Basile, biologico (FG)

Tutti d’accordo dunque sul fatto che la strada da tracciare è ancora lunga e piena di difficoltà, ma che con la giusta attenzione e con una comunione d’intenti si potranno raggiungere risultati sempre migliori. Augurandoci di poter dire finalmente presto, e a cuor leggero, che origine per l’Italia è sinonimo di alta qualità.

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