L'arca olearia
COME INERBIRE L’OLIVETO DIPENDE DALLE CONDIZIONI CLIMATICHE E COLTURALI
I vantaggi sono indubbi e molteplici, primo fra tutti il controllo dell’erosione del suolo. Ma comunque va prestata molta attenzione alla competizione idrica tra il prato e la coltura. Quindi va accuratamente ponderata la scelta tra un inerbimento naturale o artificiale, permanente o temporaneo
26 giugno 2004 | Alberto Grimelli
In aree caratterizzate da scarsa piovosità estiva ed elevata evapotraspirazione, le tecniche di aridocoltura tese all'accumulo e conservazione dell'acqua nel suolo e al controllo delle infestanti sono ancora sostanzialmente affidate alle lavorazioni meccaniche.
Peraltro da alcuni anni, da parte degli istituti di ricerca e degli stessi olivicoltori, si va ponendo il problema, anche nelle aree centro meridionali, di provare l'introduzione di tecniche alternative alla sola lavorazione meccanica. Particolarmente nelle zone collinari le lavorazioni meccaniche intensive e ripetute negli anni stanno facendo emergere gravi problemi, primo fra tutti l'erosione e il dilavamento delle pendici con le conseguenze, non solo agronomiche, che ne derivano.
L'alternativa che viene proposta è l'inerbimento, tecnica di gestione del suolo da introdurre con ponderata prudenza nelle diverse forme e modalità di gestione, adattabili alle diverse condizioni pedologiche e climatiche.
I vantaggi dell'inerbimento si possono così riassumere:
- controllo dell'erosione del suolo e regimazione delle acque
- aumento di sostanza organica nel terreno e miglioramento della struttura
- riduzione della lisciviazione dell'azoto e intensificazione dell'attività microbiologica del terreno
- miglioramento della portanza e transitabilità delle macchine.
Gli inconvenienti:
- competizione con lâolivo, grave con inerbimento permanente in condizioni pedoclimatiche limitanti e in assenza d'impianto irriguo.
Vediamo quali sono le diverse tipologie di inerbimento a disposizione dell'agricoltore a seconda dell'ambiente in cui si trova ad operare:
Inerbimento naturale permanente
Si ottiene lasciando crescere la flora spontanea e cercando di selezionare con mezzi agronomici le specie meno esigenti. Ad esempio con sfalci frequenti del prato si può favorire lo sviluppo delle graminacee a discapito di altre essenze con apparato radicale più profondo e sicuramente più competitive.
Inerbimento naturale temporaneo
Laddove i terreni hanno un elevato contenuto di argilla e l'estate è spesso siccitosa, l'inerbimento naturale può provocare un'eccessiva concorrenza idrica, pertanto si limita la crescita delle erbe spontanee a quei periodi dell'anno in cui la disponibilità di acqua è sufficiente, procedendo alla loro eliminazione all'inizio della stagione secca con una lavorazione superficiale o con l'impiego di erbicidi. In questo modo si eliminano i rischi di riduzioni di produzione senza rinunciare del tutto ai benefici del prato.
Inerbimento artificiale permanente
Consente di ottenere una rapida e soddisfacente copertura del terreno con la combinazione desiderata di specie erbacee, anche se, con gli anni, nel cotico tendono a ricomparire le essenze spontanee. Questo tipo di inerbimento risulta una scelta ottimale in terreni argillosi, astrutturati e compattabili, tanto più se la piovosità o la possibilità di irrigare non costituiscono un fattore limitante.
Per avere un prato artificiale permanente che duri nel tempo contrastando la rinascita delle specie spontanee è necessario scegliere la semente più adatta, eseguire una buona preparazione del letto di semina e curare la crescita del cotico nei primi anni di vita. La scelta dellâessenza o del miscuglio da seminare deve indirizzarsi verso specie e varietà da tappeto, cioè a taglia relativamente bassa, che necessitano di un numero ridotto di tagli e soprattutto non producono una massa pacciamante elevata che tenderebbe a soffocare i ricacci. Normalmente, per ottenere un prato di facile manutenzione, si consiglia lâimpiego di miscugli formati da 4-5 specie che richiedano pochi interventi umani. Fra le graminacee esistono specie, quali Lolium perenne, Poa pratensis, Festuca rubra, Festuca ovina, che hanno caratteri di rusticità , rapidità di insediamento, resistenza al calpestio, discreta competitività verso le infestanti, e, al tempo stesso, moderata concorrenza idrica e nutrizionale verso la vite. Lâintroduzione nel miscuglio di una o due specie di leguminose di modesto sviluppo (Trifolium repens o Lotus corniculatus) consente lâottenimento di un cotico quasi autosufficiente nei riguardi delle esigenze azotate e più simile ai cotici spontanei, ma meno valido per quello che concerne la durata, la competizione idrica e la portanza. In commercio esistono molti miscugli già predisposti, ma la conoscenza delle caratteristiche principali delle singole specie può aiutare nella scelta della specie o del miscuglio più adatti a risolvere problematiche di tipo diverso. Nei terreni più freschi e fertili di pianura, per rispondere a problemi di portanza del terreno e di controllo della vigoria, è indicata Festuca arundinacea, da sola o in miscuglio con Bromus inermis o Lolium perenne. Nei casi di concorrenza idrica e nutrizionale, è meglio optare per Festuca ovina, Festuca rubra, Agrostis tenuis e Poa pratensis, che presentano ridotte esigenze nutritive, bassa competizione con la vite, rusticità e bassa esigenza di sfalci. Bromus inermis, invece, si caratterizza per una buona rapidità di insediamento. In definitiva, un buon miscuglio deve possedere i seguenti requisiti: rapido insediamento, buona competitività nei confronti delle erbe infestanti, resistenza al calpestamento, ridotta richiesta di manutenzione.
Inerbimento artificiale temporaneo
Viene adottato soprattutto per limitare i danni dell'erosione e per arricchire la dotazione organica del terreno, migliorandone di conseguenza la struttura e l'attività microbica. A tal fine si utilizzano specie a ciclo breve, a rapida crescita e che producono una notevole massa di materia organica. In funzione dell'entità e della distribuzione annua delle precipitazioni, che sono uno degli agenti erosivi principali, si può adottare una copertura del suolo per il solo periodo invernale (inerbimento autunnale), oppure ricorrere all'inerbimento primaverile, se si è in presenza di terreni molto umidi, con scarsa portanza in primavera, ma soggetti a siccità estiva.
Relativamente alla superficie di oliveto da destinare, le soluzioni che si possono prospettare sono:
- inerbimento totale
- inerbimento parziale a strisce
La semina del prato deve essere eseguita a spaglio per evitare di creare con le seminatrici a file dei piccoli canali di scorrimento per le acque piovane che contrasterebbero con unâefficace azione antierosiva. E' preferibile una semina a fine estate, evitando così la competizione con le infestanti annuali particolarmente rigogliose in primavera, oppure da fine inverno ad aprile. Dopo lâinsediamento è necessario un primo taglio detto di pulizia, la cui produzione dovrebbe essere asportata e non pacciamata nellâintento di eliminare le infestanti e di favorire lâaccestimento delle essenze seminate. Gli sfalci successivi non devono essere troppo rasi (5-6 centimetri dalla base) e vanno eseguiti quando lâerba raggiunge i 15-20 centimetri. Sfalci frequenti consentono di ridurre lâinquinamento del prato da parte delle erbe spontanee.
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