L'arca olearia
Acclimatazione per prevenire i danni da freddo
Non è solo la temperatura a incidere negativamente sulla vitalità e produttività dell’olivo. Anche altri fattori hanno un’influenza diretta, da considerare
29 novembre 2008 | Alberto Grimelli
La temperatura è certo il fattore più critico per lâolivo, quello che condiziona maggiormente la scarsa diffusione della cultura.
Eâ noto che a -12/-14 gradi viene pregiudicata la stessa sopravvivenza dellâalbero ma anche a temperature maggiori, a -5/-6 gradi, la chioma può subire gravi danni e pregiudicare la produttività per alcuni anni.
Anche il processo di fotosintesi è fortemente influenzato dalla temperatura. Lâottimo termico si ha 25/28 gradi con drastiche diminuzioni al di sotto dei 5 gradi e al di sopra dei 35 gradi.
Anche i parametri qualitativi dellâolio dipendono dalla temperatura. La composizione in acidi grassi, spostando la proporzione verso gli insaturi, e il contenuto di polifenoli sembrano essere positivamente influenzati dalla temperatura. La lipogenesi, viceversa, diminuisce al calare della temperatura.
Ciò che preoccupa maggiormente gli olivicoltori sono tuttavia le gelate intense, non solo quelle storiche del 1956 del 1982, ma anche alte che, comunque possono provocare danni sulla chioma.
Sono infatti i rami giovani i tessuti vegetali più sensibili al freddo, ovvero proprio laddove si concentrerà la produzione dellâanno successivo.
Eâ noto che vi sono varietà più sensibili al freddo e altre meno. Tra le meno suscettibili certo lâAscolana ma, per il resto, regna un poâ di confusione visto che tali definizioni si basano, molto spesso, unicamente su osservazioni in campo. Per esempio nel 1956 la Moraiolo veniva annoverata tra le cultivar resistenti mentre nel 1985 venne inserita tra le varietà sensibili.
Non è comunque unicamente la temperatura ad essere responsabile dei danni da freddo su olivo. Lo stato nutrizionale della pianta, lâumidità dellâaria e del suolo, lo stato vegetativo degli olivi, la lunghezza della notte e lâintensità luminosa giocano un ruolo nel complesso sistema di aggiustamenti metabolici che va sotto il nome di âacclimatazioneâ.
Eâ infatti importante, affinché le piante risentano meno delle basse temperature, che la loro fisiologia si sia adattata allâinverno.
Le piante, nel gergo comune, devono essersi indurite. Tale terminologia però ha fatto erroneamente ritenere che talune pratiche agronomiche abbiano un effetto diretto, di indurimento dei tessuti.
Il trattamento con rame è, nellâimmaginario collettivo, quello più efficace, come se il metallo, in qualche modo, si insinuasse nei tessuti vegetali indurendoli e rendendoli meno sensibili al freddo. Un mito che resiste tuttâoggi e che è bene sfatare. Anche se non mi risulta vi siano state esperienze scientifiche precise al riguardo lâeffetto âindurenteâ di un trattamento rameico, di solito effettuato ad alte concentrazioni, è di provocare uno stress alla pianta con conseguente accumulo di soluti, in particolare zuccheri, nel citoplasma. Un processo fisiologico che abbassa sensibilmente il punto di congelamento.
Sebbene molti dei fattori elencati come corresponsabili dei danni da freddo non sono controllabili dallâintervento umano, altri ne sono invece direttamente influenzati riferendomi in particolare allo stato nutrizionale e quello vegetativo della pianta.
In aree fredde è quindi altamente sconsigliabile effettuare concimazioni azotate in prossimità dellâautunno inverno o comunque creare condizioni atte a prolungare la crescita vegetativa degli alberi.
Ricordiamo infine che una volta acquisita lâacclimatazione al freddo lâolivo può perdere tale favorevole condizione abbastanza facilmente. Da prove effettuate risulta che la perdita dellâacclimatazione si ha già dopo sei giorni con una temperatura al di sopra dei 16 gradi, affatto infrequente anche nelle zone meno temperate.
Se i danni alla chioma possono essere gravi già a temperature di poco al di sotto dello zero, per lâapparato radicale occorrono temperature decisamente più rigide anche perché il fattore prevalente di acclimatazione di questo tessuto parrebbe essere la temperatura del suolo, parametro poco variabile e suscettibile di grandi oscillazioni.
In conclusione, per prevenire danni da freddo occorre certamente affidarsi alla stagione ma si possono anche adottare buone pratiche agronomiche che non aumentano i rischi connessi al congelamento di parti o dellâintero albero.
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