L'arca olearia

Fosforo e potassio nell'oliveto: la differenza a seconda del regime di agricoltura

Fosforo e potassio nell'oliveto: la differenza a seconda del regime di agricoltura

I bilanci annuali di fosforo e potassio lungo un gradiente di gestione, dal convenzionale all'agroecologico. I sistemi nature-based riciclano fino al 72% del fosforo e al 59% del potassio, ma l'erosione del suolo può ribaltare i bilanci, soprattutto per il potassio. Ecco i numeri e le indicazioni pratiche per gli olivicoltori

30 ottobre 2026 | 15:00 | R. T.

La ricerca, pubblicata su European Journal of Agronomy, ha analizzato i bilanci annuali di fosforo (P) e potassio (K) in dodici oliveti tradizionali commerciali dell'Andalusia, distribuiti tra le province di Siviglia, Cordoba, Jaén e Granada. Gli oliveti sono stati classificati in quattro tipologie in base al livello di adozione di pratiche nature-based: il tipo A non applica alcuna pratica (solo concimazione inorganica), il tipo B prevede interramento delle potature e cover crop spontanee a strisce gestite con erbicidi, il tipo C integra concimazione organica e inorganica, potature triturate e cover crop su tutta l'azienda, mentre il tipo D aggiunge il compost da sansa esausta e l'integrazione animale per la gestione delle coperture. Tutte le aziende mantengono la stessa gestione da almeno otto anni, con densità da 70 a 170 piante per ettaro e chiome da 1.471 a 4.183 m² per ettaro.

Quanta energia l'albero chiede al suolo

La domanda annuale di fosforo dell'olivo varia da 3,4 a 6,2 kg P per ettaro per anno, mentre quella di potassio è molto più elevata, tra 42,0 e 67,8 kg K per ettaro per anno. La maggior parte del fosforo è destinata alle foglie nuove (32-36%) e ai frutti (25-40%); per il potassio la quota prevalente va ai frutti (45-49%), seguita dalle foglie (27-31%). Un dato interessante per la diagnosi in campo: un modello di regressione basato su resa in frutti e area della chioma spiega il 69% della domanda annuale di fosforo e il 76% di quella di potassio. In pratica, conoscendo la produzione attesa e la superficie della chioma si può stimare il fabbisogno nutrizionale senza ricorrere a costose analisi chimiche, uno strumento utile soprattutto nelle aziende biologiche o a basso budget.

Input: il convenzionale spinge sui fertilizzanti, l'agroecologico sulle fonti organiche

Gli apporti annuali di fosforo variano in media da 3,07 kg P per ettaro per anno nel tipo D (la gestione più sostenibile) a 12,4 kg P per ettaro per anno nel tipo B, con il contributo dominante della concimazione inorganica, che nel tipo B raggiunge 11,73 kg P per ettaro per anno contro appena 0,01 kg nel tipo D. Per il potassio gli input totali oscillano tra 26,9 kg K per ettaro per anno nel tipo A e 53,8 kg nel tipo B; nei tipi A, B e C i concimi inorganici rappresentano oltre il 53% degli apporti, mentre nel tipo D la fonte organica copre il 52,56% del totale. Da segnalare che la deposizione atmosferica contribuisce in modo non trascurabile: circa 5,3-6,1 kg K per ettaro per anno, un apporto che spesso sfugge alla contabilità aziendale.

Il riciclo interno batte i concimi: fino all'81,8% del fosforo resta in azienda

Il dato chiave dello studio è l'efficienza del riciclo interno. I sistemi nature-based riciclano in media il 72% del fosforo e il 59% del potassio, contro il 57% e il 47% degli oliveti convenzionali. Nel tipo D la quota di fosforo assorbito dall'albero e trattenuto in azienda raggiunge l'81,8%, contro il 54,5% del tipo A; per il potassio si arriva al 70,8% nel tipo D contro il 47% del tipo A, con l'azienda A1 particolarmente bassa al 35,8%. L'indice di ciclizzazione (CI) conferma il trend: per il fosforo passa da 0,22 nel tipo B a 0,43 nel tipo D, mentre per il potassio il massimo è nel tipo C (0,53) e il minimo nel tipo B (9,6%). Il flusso totale ciclizzato (TSTC) è più alto nei tipi C e D, con 14,3 e 12,0 kg P per ettaro per anno contro 7,3 e 6,6 kg dei tipi A e B.

L'erosione ribalta tutto: il potassio crolla da +12,57 a -222,1 kg per ettaro

Se si esclude l'erosione, i bilanci annuali risultano neutri o leggermente positivi, fino a +4,22 kg P e +12,57 kg K per ettaro per anno, senza differenze significative tra sistemi a causa dell'elevata variabilità interna. Includendo l'erosione, però, il quadro cambia radicalmente: i bilanci di potassio passano in media da +12,57 a -222,1 kg K per ettaro per anno, con punte di -250,65, -377,15 e -277,02 kg nei tipi A, B e D rispettivamente. L'azienda D3 passa da -699,01 kg K per ettaro per anno con erosione a +53,22 senza, un salto di oltre 750 kg. Il fosforo, invece, resta relativamente stabile per la sua minore abbondanza e l'immobilizzazione geochimica nei suoli calcarei. L'analisi di sensibilità mostra che anche considerando solo il 50% dell'erosione stimata dall'USLE i bilanci di potassio restano fortemente negativi nei tipi A, B e D; solo il tipo C mantiene bilanci positivi in tutti gli scenari.

Cosa significa per l'olivicoltore: cinque indicazioni operative

1. Priorità alla copertura del suolo nella stagione delle piogge. Nelle aziende con rischio erosivo medio-alto la prima misura è mantenere una copertura protettiva, spontanea o seminata, soprattutto negli interfilari e sui versanti, gestita con sfalcio, pascolamento o soppressione meccanica controllata prima della forte competizione idrica.

2. Trattenere le potature triturate come pacciamatura. Il loro rilascio contribuisce al ricircolo di P e K, riduce l'impatto delle gocce di pioggia e migliora la protezione del suolo. Dove le potature vengono asportate come legna, il contenuto di nutrienti diventa un'uscita netta dal sistema.

3. Restituire i sottoprodotti del frantoio. Il compost da sansa esausta e le foglie recuperate dal frantoio rafforzano il riciclo interno di P e K, ma non vanno considerati sostituti delle misure anti-erosione.

4. Calibrare la concimazione su resa attesa e dimensione della chioma. Il modello sviluppato stima il fabbisogno con buona accuratezza e consente di evitare apporti generalizzati dove il riciclo interno copre già gran parte della domanda: nel tipo D il fosforo assorbito è di soli 3,4 kg per ettaro per anno contro 6,18 e 6,13 kg dei tipi A e B.

5. Non fidarsi dei soli bilanci annuali. La variabilità interannuale, l'alternanza di produzione e i fattori climatici possono superare l'effetto della gestione nel singolo anno; servono monitoraggi pluriennali. Lo studio ricorda inoltre che l'USLE tende a sovrastimare l'erosione nei sistemi arborei con copertura parziale o stagionale, quindi i valori estremi vanno letti come scenari di rischio sito-specifici, non come esportazioni tipiche.

Prospettiva: chiudere il ciclo senza trascurare il suolo

La conclusione degli autori è chiara: nelle aziende con pratiche nature-based l'efficienza d'uso di fosforo e potassio dipende più dalla capacità del sistema di riciclare internamente i nutrienti che dagli apporti esterni. Tuttavia, nessuna pratica agroecologica può compensare perdite erosive severe: l'erosione agisce come una perdita sistemica che riduce fertilità, stoccaggio di carbonio, infiltrazione e stabilità strutturale. Per questo la priorità gestionale, prima ancora della regolazione della concimazione, resta la conservazione del suolo: coperture permanenti, riduzione delle lavorazioni, gestione del traffico dei mezzi e, sui versanti, pratiche strutturali come gestione a giropoggio, fasce tampone e barriere di ritenzione dei sedimenti. In questa direzione vanno anche le politiche europee richiamate dallo studio, dallo Zero Pollution Action Plan alla strategia Farm to Fork, che puntano a ridurre del 50% le perdite di nutrienti e del 20% l'uso di concimi sintetici entro il 2030.

Bibliografia

Pareja-Sánchez, Evangelina, Pablo Domouso, and Roberto García-Ruiz. "Phosphorus and potassium cycling, recycling, and losses in Mediterranean olive orchards: Impact of management and erosion on nutrient balances." European Journal of Agronomy 182 (2027): 128361

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Quanto costa produrre un chilo di olio extravergine di oliva nel 2026? Dalla frangitura al prezzo delle olive, i conti che non tornano

Un'analisi per la campagna 2026/27, con diversi scenari di resa e prezzi delle olive permette di stimare quanto può costare ottenere un chilogrammo di extravergine d'oliva prima di imbottigliamento, commercializzazione e margine aziendale

30 ottobre 2026 | 16:00

L'arca olearia

Quando l'olio d'oliva racconta il suo territorio: elementi in traccia e fenoli per la tracciabilità geografica

La combinazione di profili elementari ICP-MS e indici spettrofotometrici classifica correttamente l'origine geografica di 117 oli extravergine italiani con un'accuratezza del 90% in validazione esterna. Indagato il legame tra suolo e olio, e scoperto che la trasformazione industriale pesa più di quanto si pensi sulla firma chimica del prodotto finale

30 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Estratto di foglie contro il cotonello dell'olivo, un biopesticida naturale da economia circolare

Gli estratti di foglie di olivo, in particolare quelli metanolici al 25%, raggiungono una mortalità del 96% contro Euphyllura olivina, avvicinandosi all'efficacia dei prodotti chimici. Una soluzione sostenibile che valorizza gli scarti di potatura e apre nuove prospettive per la difesa fitosanitaria

30 ottobre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Monocultivar o IGP: ecco come scommettere sull’oliva Taggiasca

La Liguria entra in una nuova campagna olearia con la promessa di una buona produzione di olive da tavola. Ma quali? In attesa di parlarne il 3 ottobre a Imperia ecco le valutazioni di Roberto De Andreis, uno dei maggiori esperti italiani nel settore dell’analisi sensoriale delle olive da tavola

30 ottobre 2026 | 12:00

L'arca olearia

Quando l'extravergine d'oliva perde i suoi "claim": la shelf-life nutraceutica dell'olio

Stimato il tempo entro cui un olio mantiene i requisiti EFSA per legge. I claim sui grassi insaturi e sulla vitamina E sono molto robusti, mentre quello sui polifenoli - 5 mg di idrossitirosolo e derivati per 20 g - è il più fragile

30 ottobre 2026 | 09:00

L'arca olearia

Olive a maturazione accelerata: caldo e siccità anticipano l'invaiatura, ma non sempre la raccolta

Con alcune condizoni meteo ò'invaiatura può anticipare, la polpa perdere consistenza e i frutti diventare più vulnerabili alle lesioni e al deterioramento. Ma maturazione precoce, accumulo di olio e surmaturazione non sono sinonimi: salvaguardare la resa industriale e prevenire la formazione di etanolo ed esteri etilici

29 ottobre 2026 | 15:00