L'arca olearia

Riprendono i consumi di extravergine di oliva a scaffale ad agosto ed è merito dell’olio italiano

Riprendono i consumi di extravergine di oliva a scaffale ad agosto ed è merito dell’olio italiano

Ad agosto, secondo i dati Nielsen, i consumi di olio extravergine di oliva italiano sono cresciuti di 3 milioni di litri mentre quelli di extravergine di oliva comunitario sono scesi di un milione di litri. Gli italiani non hanno soldi in tasca ma le offerte speciali a 3,99-4,99 euro non funzionano più

18 settembre 2026 | 16:00 | Alberto Grimelli

Iniziamo con i dati Nielsen, sulle vendite a scaffale. L’olio extravergine di oliva comunitario, ad agosto secondo Nielsen, ha venduto 101,9 milioni di litri (-1%) ovvero un milione di litri in meno rispetto a pari periodo dello scorso anno. L’olio extravergine di oliva italiano ha venduto 23,2 milioni di litri (+13,4%) ovvero 2,8 milioni di litri in più rispetto a pari periodo dello scorso anno.

Il prezzo medio al litro di olio italiano, nel periodo, è stato di 10,8 euro contro i 7,01 euro del comunitario. Una differenza di prezzo nominale di 3,8 euro che scende molto nel caso delle offerte. Mediamente 4,99 euro per il comunitario e 6,99 euro per l’italiano, quindi con 2 euro di differenza.

C’è una domanda da porsi, però: se gli italiani non hanno soldi in tasca (ed è tragicamente vero) perché preferiscono un olio mediamente più costoso rispetto alle offerte speciali urlate nei volantini della GDO?

E’ un tema, evidentemente, non tocca le menti dei buyer della Grande Distribuzione che continuano a insistere con i volantini a 3,99-4,99 euro/litro di olio comunitario, salvo poi lamentarsi che i volumi non sono più quelli di una volta.

E così, zitto e quieto, l’olio italiano ad agosto è arrivato a pesare il 23% sulle vendite di extravergine nella GDO. Livelli che ricordano quelli della grande crisi dell’olio, quando lo spagnolo non esisteva o quasi.

I dati offrono anche uno spaccato delle vendite regionali, evidenziando come le aree 1 e 2 (quindi il Nord Italia) siano quelle più sensibili a sconti e promozioni, mentre le aree 3 e 4 (centro-sud Italia) subiscano meno questa dinamica, specie sull’olio italiano. La ragione è semplicemente che il consumatore del centro sud è più abituato a comprare olio direttamente dal produttore, a prezzi più alti di quelli a scaffale.

Le vendite al dettaglio dell’olio extravergine di oliva italiano ad agosto sono state di 250 milioni di euro contro i 713 milioni di euro dell’olio comunitario. Quindi l’olio extravergine di oliva italiano vale un terzo del mercato dell’olio comunitario.

Primo attore del mercato dell’olio italiano resta ad agosto Clemente con 1,7 milioni di litri, seguito da Coricelli a 1,6 milioni di litri, quindi Monini con 900 mila. Complessivamente questi tre operatori a stento raggiungono la metà del venduto delle Private Label della GDO a 8,1 milioni di litri. L’intensità promozionale (quante bottiglie vengono vendute in offerta rispetto al totale) è del 35% per le Private Label, del 55% per Olearia Clemente, del 78% per Coricelli e del 47,5% per Monini.

Primo attore del mercato dell’olio comunitario ad agosto è Coricelli con 10,3 milioni di litri, seguito da Monini con 10,2 milioni di litri e Farchioni con 8,5 milioni di litri. I primi tre marchi del mercato riescono a fare un poco di più dei 23 milioni di litri venduti dalla Grande Distribuzione con proprio Private Label. L’intensità promozionale (quante bottiglie vengono vendute in offerta rispetto al totale) è del 51% per le Private Label, del 84% per Coricelli e del 68% per Monini e del 66% per Farchioni.

Dall’analisi dei dati emerge chiaramente come posizionamento e intensità promozionale nel mondo dell’olio comunitario sia rimasta pressochè stabile, con posizioni congelate tra gli attori principali del mercato, mentre è più serrata la competizione sull’olio nazionale. Mentre è tendenzialmente complicato battagliare sull’olio comunitario, stante l’omogeneità delle fonti di approvvigionamento e di prezzo, diverso è stato il caso sull’extravergine nazionale. La discesa delle quotazioni, con innesti di operazioni speculative a carico di qualche frantoiani e OP, ha reso possibile con maggiore facilità anche operazioni commerciali spot (leggasi volantini) a prezzi molto competitivi. Senza trascurare frodi e truffe sull’origine, scoperte dall’ICQRF nel corso della campagna di controlli straordinari di giugno-luglio.

L’olio italiano ha venduto di più ma è anche diventato più prodotto civetta e più prodotto da promozioni aggressive e sospette in Grande Distribuzione. E questo non è affatto un bene. Sapere che, oggi, ci sono operatori che pretendono di vendere extravergine italiano a 5 euro/litro o meno alla GDO dovrebbe indurre in più di un sospetto.

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