L'arca olearia

Olivo e cambiamenti climatici: così il freddo e il caldo regolano l’inizio della fioritura

Olivo e cambiamenti climatici: così il freddo e il caldo regolano l’inizio della fioritura

Quantificati per la prima volta i fabbisogni di freddo e di calore dell’olivo necessari per l’avvio della stagione pollinica. I risultati mostrano un ruolo particolarmente importante dell’accumulo termico primaverile

20 settembre 2026 | 11:00 | R. T.

L’olivo (Olea europaea L.) è una specie anemofila tipica del bacino mediterraneo e una delle colture arboree da frutto più diffuse. Il suo ciclo riproduttivo è però strettamente condizionato dall’andamento delle temperature.

La transizione dalla dormienza alla ripresa vegetativa e, successivamente, alla fioritura dipende infatti dall'interazione tra fabbisogno di freddo e fabbisogno di calore. La quantità e la distribuzione delle temperature invernali e primaverili determinano quindi non soltanto quando inizierà la fioritura, ma anche il momento in cui nell'atmosfera saranno presenti le maggiori concentrazioni di polline.

Questo aspetto ha una rilevanza che va oltre la produzione olivicola. Il polline di olivo rappresenta infatti una delle principali fonti di allergeni nell'area mediterranea. Anticipi o ritardi nella fioritura possono pertanto modificare anche la durata e la collocazione temporale della stagione pollinica.

Tétouan come laboratorio per studiare la risposta al clima

La ricerca ha utilizzato osservazioni fenologiche recenti effettuate a Tétouan, nel nord-ovest del Marocco, per determinare le date di inizio della fioritura degli olivi.

Le date osservate sono state confrontate con quelle della stagione pollinica ottenute applicando differenti criteri di definizione, con l'obiettivo di individuare il metodo capace di rappresentare più fedelmente l'effettivo inizio della fioritura.

Gli autori hanno quindi utilizzato una regressione ai minimi quadrati parziali (PLS, Partial Least Squares) per individuare i periodi nei quali l'accumulo delle temperature fredde e calde esercita il maggiore effetto sulla fenologia riproduttiva.

Tre finestre di freddo tra settembre e dicembre

L'analisi ha evidenziato un risultato particolarmente interessante: il fabbisogno di freddo dell'olivo non si concentra in un unico intervallo continuo.

Sono state individuate tre distinte finestre di accumulo del freddo, distribuite da settembre fino alla prima settimana di dicembre. Questo suggerisce che il processo di soddisfacimento della dormienza possa essere influenzato dalle condizioni termiche già all'inizio dell'autunno e non esclusivamente dalle temperature invernali.

Il fabbisogno medio di freddo stimato è risultato pari a 4,89 Chill Portions (CP).

L'utilizzo delle Chill Portions consente di descrivere il soddisfacimento della dormienza attraverso un modello più adatto rispetto al semplice conteggio delle ore al di sotto di una determinata soglia termica, soprattutto quando le temperature invernali presentano oscillazioni significative.

Il calore primaverile è il principale motore

Ancora più significativo è il risultato relativo all'accumulo di calore.

Lo studio ha individuato un unico periodo continuo di accumulo termico, compreso tra il 14 febbraio e il 18 aprile. In questo intervallo l'olivo accumula progressivamente il calore necessario per completare lo sviluppo delle gemme e arrivare alla fioritura.

Il fabbisogno medio è stato stimato in 17.191,71 Growing Degree Hours (GDH).

Il confronto statistico ha inoltre mostrato che il periodo di forcing, cioè la fase nella quale l'accumulo di calore favorisce attivamente lo sviluppo della pianta dopo il soddisfacimento del fabbisogno di freddo, presenta la relazione più stretta con la data di inizio della stagione pollinica.

In altre parole, è soprattutto la disponibilità di calore nella fase finale dell'inverno e all'inizio della primavera a determinare quando inizierà la fioritura dell'olivo a Tétouan.

Un possibile indicatore del cambiamento climatico

Il risultato assume particolare importanza considerando il progressivo aumento delle temperature medie e la modifica della distribuzione stagionale del freddo e del caldo.

Se gli inverni diventano più miti, il soddisfacimento del fabbisogno di freddo potrebbe modificarsi, mentre temperature primaverili più elevate possono accelerare il forcing e anticipare la fioritura. L'effetto finale, tuttavia, non è necessariamente lineare: dipende dall'interazione tra cultivar, ambiente e andamento termico durante l'intero periodo di dormienza.

La possibilità di identificare quantitativamente quando l'olivo accumula freddo e quando inizia ad accumulare il calore efficace per la fioritura offre quindi uno strumento per monitorare le modificazioni della fenologia nel lungo periodo.

Per l'olivicoltura, questi modelli possono diventare utili anche per prevedere con maggiore precisione le epoche di fioritura e, indirettamente, quelle delle fasi successive del ciclo produttivo. In prospettiva, potranno contribuire a valutare come il riscaldamento climatico possa modificare la sincronizzazione della fioritura, la sovrapposizione tra cultivar e le condizioni ambientali durante l'impollinazione.

Il lavoro condotto a Tétouan indica dunque che la fenologia riproduttiva dell'olivo può essere utilizzata come bioindicatore della risposta delle piante alle variazioni climatiche. La quantificazione dei fabbisogni di freddo e di calore rappresenta il passaggio necessario per trasformare le semplici osservazioni sulla data di fioritura in uno strumento quantitativo di monitoraggio dei cambiamenti ambientali.

Potrebbero interessarti

L'arca olearia

Crisi olivicola, Confagricoltura Corato/Bari BAT parteciperà alla manifestazione di lunedì 12 ottobre a Bari

Dopo il grido d’allarme sulla crisi strutturale del comparto, l’associazione invita olivicoltori, frantoiani, cooperative e agricoltori a sostenere le ragioni della protesta. “Da tempo sollecitiamo le istituzioni con proposte tecniche concrete, ma senza risposte. Ora serve una risposta unitaria: il tempo degli interventi spot è finito”

08 ottobre 2026 | 15:20

L'arca olearia

Potatura e forme di allevamento: le leve tecniche per un oliveto produttivo e di qualità

La potatura di rinnovamento moderata, pari a circa il 25% della biomassa, incrementa la produzione per pianta fino a 39,2 kg contro i 34,1 kg di alberi non potati. Per gli olivicoltori, la gestione integrata di potatura, irrigazione e nutrizione rappresenta la via per consolidare la sostenibilità economica e ambientale del settore

08 ottobre 2026 | 15:00

L'arca olearia

Sansa bifasica dei frantoi, il 4% che cambia la partita tra recupero dell’olio e biometano

Il nuovo Allegato A del GSE introduce, per determinate sanse umide bifasiche, una soglia del 4% di olio residuo sulla sostanza secca ai fini dell’accesso al circuito incentivato. Ma il quadro normativo è più articolato: la distanza dei 70 chilometri dai sansifici deriva dal DM 23 giugno 2016

08 ottobre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Olivicoltura mediterranea: prevedere il raccolto partendo da suolo, caldo e pioggia

Ancorare gli indicatori satellitari e pluviometrici a soglie termiche fisiologiche, invece che al calendario, permette di stimare il raccolto dell'anno successivo con una precisione fino al 97%. Una lezione utile anche per l'Italia, dove siccità e ondate di calore stanno diventando la norma

07 ottobre 2026 | 14:00

L'arca olearia

Olio extravergine d'oliva: come difendere steroli e fenoli durante lo stoccaggio

Uno studio su cultivar Coratina dimostra che il vetro scuro batte la plastica trasparente: dopo 30 mesi il PET chiaro fa perdere fino al 79,9% di squalene e il 24% di beta-sitosterolo. Ecco cosa devono sapere gli olivicoltori per non compromettere la qualità e la conformità normativa

07 ottobre 2026 | 13:00

L'arca olearia

Rumore nei frantoi: esposizione fino a 100 decibel

Uno studio condotto in frantoi oleari rileva livelli di pressione sonora superiori al limite di 85 dB(A), con picchi nelle frequenze di 2 e 4 kHz. Troppi lavoratori e proprietari di frantoi non utilizzano le protezioni acustiche

07 ottobre 2026 | 09:00