L'arca olearia

La nuova frontiera per oliveti più produttivi con brassinolidi, silicio nano e micorrize

La nuova frontiera per oliveti più produttivi con brassinolidi, silicio nano e micorrize

Uno studio condotto su olivi in piena produzione dimostra che l'uso combinato di questi tre biostimolanti aumenta la concentrazione di azoto, fosforo e potassio nelle foglie, incrementa la resa per pianta, la percentuale di olio e il contenuto di antocianine nei frutti. Ecco cosa devono sapere i produttori

16 settembre 2026 | 13:00 | R. T.

La fertilizzazione è da sempre una delle pratiche agronomiche più importanti per garantire la crescita e la produttività degli olivi. Tuttavia, l'uso massiccio di fertilizzanti chimici comporta costi elevati, impatti ambientali negativi e rischi per la sostenibilità agricola. Per questo motivo, la ricerca si sta orientando verso alternative più rispettose dell'ambiente, come i biostimolanti e i biofertilizzanti. Una recente sperimentazione condotta durante una stagione vegetativa su olivi in piena produzione ha voluto verificare l'effetto dell'irrorazione fogliare con brassinolide e silicio in forma nanometrica, combinata con l'aggiunta al terreno di un fungo micorrizico. L'obiettivo era duplice: migliorare la resa e il contenuto minerale delle piante, riducendo al contempo il ricorso ai concimi chimici.

Come è stato impostato lo studio

La prova ha adottato un disegno sperimentale a blocchi randomizzati con tre fattori e tre replicazioni, per un totale di ottantuno piante monitorate. Il primo fattore prevedeva l'irrorazione fogliare con brassinolide a tre concentrazioni: zero, 2,5 e 5 milligrammi per litro. Il secondo fattore riguardava il silicio nano, applicato a zero, 200 e 400 milligrammi per litro. Il terzo fattore consisteva nell'aggiunta al suolo di micorrize a zero, 50 e 100 grammi per pianta. I trattamenti fogliari sono stati distribuiti in tre momenti: all'inizio della crescita vegetativa, un mese dopo e due mesi dopo la prima applicazione. Il fungo micorrizico è stato invece interrato alla fine di marzo. Al termine della stagione sono stati misurati la concentrazione di azoto, fosforo e potassio nelle foglie, la resa totale per pianta, la percentuale di olio nella polpa e il contenuto di antocianine nei frutti.

Azoto, fosforo e potassio: più nutrienti nelle foglie

I risultati hanno mostrato che tutte e tre le sostanze testate hanno influenzato positivamente la concentrazione degli elementi minerali nelle foglie. In particolare, la dose più alta di brassinolide, pari a 5 milligrammi per litro, ha prodotto i valori più elevati di azoto, fosforo e potassio, superando in modo statisticamente significativo le altre concentrazioni. Lo stesso è avvenuto con il silicio nano alla dose di 400 milligrammi per litro e con le micorrize a 100 grammi per pianta. Gli effetti migliori si sono osservati nelle interazioni binarie e triple: la combinazione di brassinolide a 5 milligrammi per litro, silicio nano a 400 milligrammi per litro e micorrize a 100 grammi per pianta ha dato i valori più alti in assoluto per tutti e tre gli elementi nutritivi. Questo suggerisce che le tre sostanze agiscono in sinergia, migliorando l'assorbimento radicale e il trasporto dei nutrienti verso la chioma.

Resa e qualità dell'olio: i dati più interessanti per i produttori

Passando agli aspetti più direttamente produttivi, la sperimentazione ha evidenziato che la resa totale per pianta è aumentata in modo significativo con l'aumentare delle concentrazioni dei tre fattori. Le piante trattate con brassinolide a 5 milligrammi per litro, silicio nano a 400 milligrammi per litro e micorrize a 100 grammi per pianta hanno registrato i valori più alti di produzione. Anche la percentuale di olio nella polpa dei frutti ha seguito lo stesso andamento, con i valori massimi ottenuti esattamente con la stessa combinazione di dosi. Non meno importante, il contenuto di antocianine nei frutti è risultato significativamente più elevato nei trattamenti con le dosi più alte, con un picco in corrispondenza della combinazione tripla. Le antocianine sono pigmenti dalle proprietà antiossidanti che contribuiscono alla qualità nutrizionale e alla colorazione dei frutti.

Perché questi trattamenti funzionano

La superiorità del brassinolide nel migliorare la concentrazione di nutrienti nelle foglie è coerente con quanto osservato in altre ricerche su olivo. Questo ormone vegetale, quando applicato per via fogliare, stimola la divisione e l'allungamento cellulare, aumenta i livelli di ormoni endogeni e migliora le caratteristiche della crescita vegetativa. Di conseguenza, le piante diventano più capaci di assorbire gli elementi minerali dal terreno e di trasferirli alla parte aerea. Il silicio nano, dal canto suo, svolge un ruolo positivo in molti processi fisiologici, tra cui l'equilibrio ormonale e l'efficienza della fotosintesi, grazie al suo effetto sull'aumento delle dimensioni dei cloroplasti. Le micorrize, infine, migliorano le caratteristiche dell'apparato radicale e la sua efficienza nell'assorbimento dei nutrienti, aumentando la disponibilità degli elementi nel suolo e il loro trasferimento alla chioma. La combinazione di questi tre effetti spiega perché le dosi più alte, applicate insieme, abbiano dato i risultati migliori.

Indicazioni pratiche per chi gestisce un oliveto

Alla luce dei risultati, la raccomandazione principale è di adottare la combinazione di brassinolide a 5 milligrammi per litro, silicio nano a 400 milligrammi per litro e micorrize a 100 grammi per pianta per ottenere i migliori risultati in termini di resa quantitativa e percentuale di olio nei frutti. È importante sottolineare che questi trattamenti non solo migliorano la produttività, ma contribuiscono anche a ridurre la dipendenza dai fertilizzanti chimici, con benefici evidenti sia in termini economici sia ambientali. L'irrorazione fogliare va effettuata in tre momenti della stagione, a partire dall'inizio della crescita vegetativa, mentre le micorrize vanno interrate alla fine dell'inverno. I produttori interessati a sperimentare queste pratiche dovrebbero tuttavia tenere conto delle condizioni specifiche del proprio oliveto e, preferibilmente, iniziare con superfici limitate per valutare la risposta delle piante prima di estendere il trattamento all'intera azienda.

Prospettive future

Gli autori dello studio suggeriscono che le concentrazioni utilizzate in questa prova potrebbero essere ulteriormente aumentate in future ricerche per verificare se esistono margini di miglioramento ulteriori. Questo apre interessanti prospettive per l'ottimizzazione delle pratiche agronomiche in olivicoltura, con l'obiettivo di coniugare produttività, qualità e sostenibilità. L'uso combinato di biostimolanti e biofertilizzanti rappresenta dunque una strategia promettente per affrontare le sfide attuali del settore, dalla riduzione dei costi di produzione alla mitigazione dell'impatto ambientale, senza compromettere la quantità e la qualità del raccolto.

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