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Xylella e olivo: la svolta green dei biopesticidi. Quale strategia conviene davvero?

Xylella e olivo: la svolta green dei biopesticidi. Quale strategia conviene davvero?

Per anni, le armi principali sono state i pesticidi chimici di sintesi, come il rame, gli insetticidi piretroidi e i neonicotinoidi. Oggi si parla di biopesticidi. Un confronto tra efficacia ed impatto ambientale, come guida per gli olivicoltori che voglio contrastare Xylella fastidiosa

26 agosto 2026 | 15:00 | R. T.

La battaglia contro il Xylella fastidiosa è tra le più complesse che l’olivicoltura italiana abbia mai affrontato. Da quando il batterio è stato identificato in Puglia nel 2013, ha distrutto milioni di alberi e messo in ginocchio interi territori. La ricerca scientifica ha concentrato gli sforzi su due fronti principali: contrastare il batterio stesso (controllo batterico, X) o il suo principale vettore, la cosiddetta "sputacchina" (Philaenus spumarius) (controllo vettoriale, V).

Per anni, le armi principali sono state i pesticidi chimici di sintesi, come il rame, gli insetticidi piretroidi (es. deltametrina) e i neonicotinoidi (es. acetamiprid). Tuttavia, queste soluzioni hanno mostrato limiti significativi: tossicità per l’ambiente e per l’uomo, divieti di utilizzo sempre più stringenti in Europa e accumulo di residui nei suoli.

Per rispondere a questa emergenza, il progetto europeo BIOVEXO ha sviluppato tre biopesticidi innovativi: due agiscono contro il batterio (Estratto di Cipolla formulato e Paraburkholderia phytofirmans - PsJN) e uno contro il vettore (Sankari®, a base di acido nonanoico).

Ma la domanda cruciale per un olivicoltore è: questi nuovi prodotti sono solo meno tossici, o hanno davvero un impatto ambientale inferiore rispetto ai chimici? Un recente studio di Life Cycle Assessment (LCA), pubblicato su rivista scientifica, ha analizzato 15 diversi scenari di gestione, confrontando le performance ambientali di queste soluzioni in termini di emissioni, consumo di risorse ed effetti tossicologici.

Ecco cosa hanno scoperto e quali sono i consigli pratici per gli olivicoltori.

I biopesticidi battono la chimica: i numeri della sostenibilità

Lo studio ha preso in esame l'intero ciclo di vita dei prodotti, dalla produzione alla formulazione, fino al trasporto e all'applicazione in campo. Il risultato principale è netto: dal punto di vista ambientale, i biopesticidi sono largamente superiori ai loro equivalenti chimici.

  • Minore tossicità: Gli impatti sulla tossicità per gli ecosistemi d'acqua dolce (ecotossicità acquatica) e per la salute umana dei biopesticidi sono risultati fino a 8.000 volte inferiori rispetto ai pesticidi chimici come la deltametrina. Questo è dovuto principalmente al fatto che la tossicità dei chimici deriva direttamente dalle emissioni in campo (deriva, dilavamento), mentre quella dei biopesticidi, quando presente, è legata principalmente ai processi produttivi a monte.

  • Impatto complessivo (Single Score): L'analisi aggregata di tutti gli impatti ambientali (cambiamento climatico, uso del suolo, acidificazione, tossicità, ecc.) ha evidenziato che i biopesticidi hanno un impatto da 2 a 861 volte inferiore rispetto ai pesticidi chimici di riferimento.

Non è però tutto oro ciò che luccica. I ricercatori hanno infatti evidenziato un fenomeno chiamato "spostamento del carico ambientale": se da un lato si riduce drasticamente la tossicità, dall'altro possono aumentare altri impatti.

  • Impronta climatica: Il biopesticida PsJN, per esempio, ha mostrato un impatto sul cambiamento climatico leggermente superiore rispetto al rame. Questo è dovuto principalmente al consumo di energia elettrica (soprattutto per la fermentazione) durante la sua produzione.

  • Uso del suolo: L'Estratto di Cipolla ha mostrato un impatto maggiore sull'uso del suolo, a causa dell'impiego di solventi organici nel processo di estrazione. Anche Sankari® (acido nonanoico), essendo derivato da olio di soia, ha un impatto sull'uso del suolo più alto rispetto agli insetticidi chimici di sintesi.

Il consiglio dell'esperto: La scelta del prodotto giusto va fatta valutando il quadro completo. Un biopesticida è quasi sempre la scelta più sostenibile se si considerano tossicità e rischi a lungo termine, ma è importante sapere che gli impatti su clima e suolo esistono e possono essere mitigati con le buone pratiche che vedremo in seguito.

Gestione integrata: la strategia vincente è il mix giusto

Lo studio non si è limitato a confrontare i singoli prodotti, ma ha valutato anche 9 scenari di gestione integrata, ovvero combinazioni di un prodotto per il controllo del batterio (X) e uno per il controllo del vettore (V).

I risultati confermano che la scelta migliore è quella che privilegia le soluzioni biobased.

  • La combinazione peggiore: L'accoppiata "Rame + Deltametrina" (il mix chimico per eccellenza) si è rivelata la più impattante in assoluto, con un "peso" ambientale di gran lunga superiore alle alternative.

  • La combinazione migliore: La strategia PsJN (X) + Sankari® (V) ha registrato l'impatto complessivo più basso tra tutti i 15 scenari analizzati, seguita a ruota dalla combinazione Estratto di Cipolla (X) + Sankari® (V).

  • Strategie miste: Anche abbinare un biopesticida a un insetticida chimico meno potente (es. PsJN + Acetamiprid) ha portato a un netto miglioramento delle performance ambientali rispetto alla soluzione completamente chimica.

Il messaggio per l'olivicoltore è chiaro: non è necessario passare al 100% biologico in un giorno. Anche sostituire un solo componente del protocollo di difesa, specialmente i prodotti più tossici come rame e deltametrina, può portare a un significativo beneficio ambientale, mantenendo efficace il controllo della malattia.

Consigli pratici per ridurre l'impatto in campo

Oltre alla scelta del prodotto, lo studio evidenzia come alcune decisioni aziendali possano ridurre ulteriormente l'impatto ambientale dei biopesticidi.

  1. Ottimizzare il numero di trattamenti: L'analisi di sensibilità ha dimostrato che ridurre il numero di applicazioni stagionali (attualmente fissate a 8 per i biopesticidi nei trial) può abbattere drasticamente l'impatto climatico e sull'uso del suolo. Se l'efficacia lo consente, un numero minore di interventi è sempre preferibile.

  2. Puntare sull'energia pulita: La produzione di biopesticidi è energivora. Se l'azienda agricola o il fornitore utilizzano energia elettrica da fonti rinnovabili, l'impronta climatica del prodotto finale si riduce fino al 40%. Questo è un fattore da considerare nella scelta del fornitore.

  3. Recupero dei solventi: Nei processi di produzione, un maggiore recupero dei solventi (ad esempio, l'etanolo nell'estratto di cipolla) può ridurre ulteriormente l'impatto. Scegliere prodotti da aziende che investono in processi produttivi circolari e ad alta efficienza energetica è una scelta consapevole.

  4. Attenzione alle alternative: L'uso di sottoprodotti (come le cipolle di scarto) è un punto di forza, ma l'approvvigionamento di materie prime biobased (come l'acido nonanoico da olio di soia) può avere un impatto sull'uso del suolo. È un compromesso da accettare, ma da tenere in considerazione nel quadro della sostenibilità aziendale.

Prospettive future e un'occhiata al quadro normativo

Lo studio sottolinea come i biopesticidi siano una "tecnologia emergente". Con il loro sviluppo e la loro industrializzazione, è prevedibile che i processi diventino più efficienti, riducendo ulteriormente il consumo di energia e solventi. Questo migliorerà le loro performance anche in termini di impronta climatica e uso del suolo.

Questi dati sono in perfetta sintonia con gli obiettivi del Green Deal Europeo e della strategia "Farm to Fork", che puntano a ridurre del 50% l'uso e il rischio dei pesticidi chimici entro il 2030, con un bando totale per le sostanze più pericolose. Scegliere oggi i biopesticidi non significa solo proteggere il proprio oliveto dal Xylella, ma anche allinearsi al futuro della Politica Agricola Comune (PAC) e accedere ai finanziamenti per la sostenibilità.

In conclusione, la ricerca dimostra che i biopesticidi rappresentano una valida e più sostenibile alternativa per la gestione del Xylella fastidiosa. L'olivicoltore che intende salvaguardare il proprio patrimonio e l'ambiente, può affidarsi a queste nuove tecnologie con la certezza di compiere una scelta ambientalmente superiore, ricordando che l'ottimizzazione in campo (numero di trattamenti) e a monte (scelta di fornitori green) può rendere questa soluzione ancora più performante.

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