L'arca olearia

Mercato dell'olio d'oliva in Spagna in attesa della nuova campagna: prezzi fermi nonostante l'impennata dei costi

Mercato dell'olio d'oliva in Spagna in attesa della nuova campagna: prezzi fermi nonostante l'impennata dei costi

A due mesi dall'avvio della campagna olearia 2026/27, il mercato dell'olio di oliva continua a mostrare una sostanziale immobilità. Difficili variazioni significative salvo un drastico peggioramento delle condizioni climatiche nelle prossime settimane

06 agosto 2026 | 10:00 | C. S.

I dati diffusi dall'Agenzia per l'Informazione e il Controllo Alimentare (AICA) evidenziano come nel mese di giugno le uscite di olio dal mercato si siano fermate a 91.378 tonnellate, un livello inferiore rispetto ai mesi precedenti ma coerente con il rallentamento stagionale dei consumi durante l'estate e con la diversa dinamica degli acquisti del canale Horeca.

Se anche nei mesi di luglio, agosto e settembre il ritmo delle vendite dovesse mantenersi su questi livelli, il volume delle scorte di collegamento dipenderà in larga misura dalle aspettative produttive della campagna 2026/27.

Nel frattempo i frantoi spagnoli hanno già commercializzato oltre l'82% della produzione disponibile. Secondo AICA sono state vendute 1.069.661 tonnellate di olio sulle circa 1,3 milioni di tonnellate prodotte nella campagna in corso, confermando un mercato che continua ad assorbire regolarmente il prodotto.

L'export sostiene il mercato

Anche il commercio internazionale continua a rappresentare un elemento fondamentale per l'equilibrio del settore.

Secondo gli ultimi dati del Ministero dell'Agricoltura spagnolo (MAPA), tra ottobre 2025 e maggio 2026 le esportazioni di olio di oliva hanno raggiunto 660.267 tonnellate. Il dato evidenzia una lieve flessione, inferiore all'1%, rispetto allo stesso periodo della campagna precedente, ma resta superiore del 9% rispetto alla media delle ultime quattro campagne, segno di una domanda internazionale ancora robusta.

Il fattore climatico resta decisivo

L'attenzione degli operatori è ora rivolta alle condizioni meteorologiche del mese di agosto. Eventuali nuove ondate di calore potrebbero compromettere il potenziale produttivo degli oliveti, soprattutto quelli in asciutta, maggiormente esposti allo stress idrico.

Tuttavia, allo stato attuale non si prevedono stime produttive particolarmente negative. Se le previsioni continueranno a indicare una produzione medio-alta, gran parte degli intermediari ritiene improbabile una ripresa delle quotazioni all'origine prima del mese di ottobre, quando saranno disponibili i primi dati ufficiali sulla nuova campagna.

Anche le numerose promozioni osservate nelle ultime settimane nella grande distribuzione rafforzano l'aspettativa di un mercato destinato a rimanere stabile ancora per diverse settimane.

Prezzi sotto pressione, ma i costi continuano a crescere

Dal fronte della produzione continuano però ad arrivare segnali di forte preoccupazione. I produttori giudicano anomala l'attuale fase di mercato, considerando sia il buon livello delle vendite annuali sia il consistente incremento dei costi di produzione registrato negli ultimi anni.

L'ultimo studio dell'Associazione Spagnola dei Comuni dell'Olivo (AEMO) evidenzia infatti che tra il 2020 e il 2026 il costo medio di produzione dell'olio di oliva è aumentato di circa il 57%, a causa dell'incremento dei costi della manodopera, della meccanizzazione, dell'energia e dei fertilizzanti, aggravato dalle tensioni geopolitiche internazionali. L'aumento più marcato si è registrato proprio nel periodo compreso tra il 2023 e il 2026.

Ottobre sarà il mese della verità

Le prossime settimane saranno quindi decisive per comprendere l'evoluzione del mercato.

Le prime stime ufficiali della produzione elaborate dalla Junta de Andalucía e dal Ministero dell'Agricoltura spagnolo, attese all'inizio di ottobre, insieme all'avvio della raccolta negli impianti superintensivi del Portogallo, costituiranno il principale indicatore per valutare l'andamento dei prezzi nei primi mesi della campagna 2026/27.

Fino ad allora, il mercato sembra destinato a rimanere in una fase di sostanziale equilibrio, con quotazioni che continuano a scontare le aspettative di un raccolto abbondante, nonostante un livello dei costi di produzione che, per molte aziende olivicole tradizionali, rende sempre più difficile garantire la sostenibilità economica dell'attività.

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