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Aumento della CO2 e siccità, ecco come aiutare l'olivo a resistere

Aumento della CO2 e siccità, ecco come aiutare l'olivo a resistere

La siccità stressa l'olivo e la carenza idrica chiude gli stomi, limitando l'assorbimento di CO₂. L'aumento dell'anidride carbonica in atmosfera può stimolare la crescita, ma senza acqua il beneficio è annullato, compromettendo produzione e qualità dell'olio

05 agosto 2026 | 12:00 | R. T.

Un recente studio condotto su diverse varietà di olivo selvatico (Olea europaea) ha fornito indicazioni preziose su come queste piante potrebbero rispondere all'aumento dell'anidride carbonica atmosferica e alla crescente scarsità d'acqua, due facce della stessa medaglia del cambiamento climatico . I risultati, pubblicati sulla rivista Plant Physiology and Biochemistry, offrono spunti interessanti non solo per la ricerca, ma anche per gli olivicoltori che guardano al futuro. Sebbene la ricerca si sia concentrata su genotipi selvatici, antenati delle varietà coltivate, le strategie emerse possono guidare scelte consapevoli in campo.

L'effetto "fertilizzazione" della CO₂: un vantaggio con riserve

La ricerca ha dimostrato che un'atmosfera più ricca di CO₂ (800 ppm contro gli attuali 400 ppm) può effettivamente mitigare gli effetti negativi della siccità. Come? Migliorando l'efficienza nell'uso dell'acqua (WUE) . In pratica, le piante coltivate in un ambiente con più CO₂ sono state in grado di ridurre i consumi idrici, sia a livello di foglia che di pianta intera, mantenendo una buona attività fotosintetica. Questo significa che, a parità di acqua disponibile, un olivo in un'atmosfera futura potrebbe "renderla" meglio, producendo più biomassa con meno risorsa idrica. Lo studio ha evidenziato, ad esempio, un incremento medio della biomassa totale del 22,4% in condizioni di CO₂ elevata per le piante ben irrigate.

Tuttavia, questo effetto positivo non è universale e non elimina la necessità di acqua. La risposta è fortemente influenzata dalla disponibilità idrica e, aspetto cruciale, varia significativamente da un genotipo all'altro . Inoltre, un altro studio condotto in Puglia ha proiettato che l'effetto positivo della CO₂ (fino a 500 ppm) potrebbe non essere sufficiente a compensare le perdite di produttività causate dall'aumento delle temperature e dalla diminuzione delle precipitazioni, rendendo necessario un incremento dell'irrigazione fino al 135% per mantenere la produttività attuale .

Genotipo e sottospecie: la chiave è nella variabilità

Uno dei messaggi più importanti che emerge dallo studio è l'enorme variabilità nella risposta alla siccità e alla CO₂ a seconda del genotipo . Non esiste una strategia unica. Alcune varietà, come quelle appartenenti alla sottospecie maroccana, hanno mostrato un'elevata capacità fotosintetica e un alto contenuto di azoto nelle foglie. Altre, invece, hanno adottato strategie più conservative, chiudendo gli stomi per ridurre al massimo le perdite d'acqua. Questa diversità è un patrimonio prezioso per l'olivicoltore, che può selezionare varietà più adatte al proprio specifico contesto pedoclimatico, soprattutto in aree dove la siccità è destinata a diventare più frequente e intensa. In Portogallo, ad esempio, le proiezioni indicano un aumento delle giornate di stress termico estivo e una riduzione delle piogge, fenomeni che richiederanno un'attenta selezione varietale e l'adozione di misure di adattamento mirate .

Consigli pratici per l'olivicoltore del futuro

Alla luce di questi studi, quali indicazioni pratiche possiamo trarre per la gestione dell'oliveto?

Scegliere il genotipo giusto è la prima e più importante strategia. L'enorme variabilità genetica dell'olivo, anche tra piante selvatiche, suggerisce che alcune varietà sono naturalmente più attrezzate per affrontare la scarsità d'acqua . Informarsi e, se possibile, testare varietà con comprovata tolleranza alla siccità può fare la differenza. Anche varietà tradizionali locali, come dimostrato in un altro studio sul levante meridionale, possono rivelarsi sorprendentemente adattate a condizioni aride e rappresentare una risorsa preziosa .

Anche la gestione dell'acqua deve essere ripensata. L'efficienza idrica diventa il parametro centrale. L'irrigazione di precisione, basata su sistemi di supporto decisionale e su modelli come AdaptaOlive, che integrano dati climatici e risposte fisiologiche, è uno strumento sempre più indispensabile per ottimizzare gli apporti idrici . Pratiche come l'irrigazione a deficit controllato possono aiutare a bilanciare la produttività con il risparmio idrico. La ricerca indica che le aziende olivicole ad alta densità potrebbero trarre beneficio dall'irrigazione deficitaria, migliorando la produttività e la capacità di sequestro del carbonio . Per gli oliveti in asciutto, invece, lo scenario si fa più critico, con possibili cali di produzione fino al 28% in alcune aree della penisola iberica , rendendo lo studio di alternative sempre più urgente.

Inoltre, monitorare lo stato della pianta è fondamentale. L'utilizzo di sensori, come i dendrometri che misurano le variazioni del diametro del tronco, può fornire indicazioni tempestive e precise sull'insorgenza dello stress idrico, permettendo interventi più mirati e tempestivi . Anche la misurazione della fluorescenza della clorofilla, sebbene più complessa, fornisce informazioni sullo stato di salute dell'apparato fotosintetico e sulla capacità della pianta di tollerare lo stress .

In conclusione, il futuro dell'olivicoltura in un clima che cambia non sarà segnato solo da una maggiore CO₂ e da minori piogge, ma soprattutto dalla capacità di adattamento dell'olivicoltore. Sfruttare la variabilità genetica, investire in tecnologie per l'irrigazione di precisione e adottare un approccio dinamico e informato alla gestione dell'oliveto sono le chiavi per trasformare la sfida climatica in un'opportunità per un'agricoltura più resiliente e sostenibile.

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