L'arca olearia

Lotta biologica alla mosca dell’olivo mediante trappole e sistemi “Attract and Kill”

Lotta biologica alla mosca dell’olivo mediante trappole e sistemi “Attract and Kill”

Stretta relazione tra andamento climatico e sviluppo della mosca dell'olivo. Efficacia della cattura massale e influenza sulla dinamica delle infestazioni. La correlazione statistica tra densità delle popolazioni adulte e danno osservato sulle olive

05 giugno 2026 | 16:00 | R. T.

Nel bacino del Mediterraneo la mosca dell’olivo costituisce da decenni il principale fattore limitante per la redditività dell’olivicoltura. La specie è responsabile di perdite produttive che possono compromettere significativamente sia la quantità sia la qualità delle produzioni oleicole, incidendo direttamente sul valore commerciale delle olive e sulle caratteristiche organolettiche dell’olio. Nell’area della Piana di Gioia Tauro le perdite economiche attribuite all’insetto possono raggiungere il 30% nonostante l’applicazione di trattamenti fitosanitari annuali.

L’interesse verso tecniche di contenimento alternative agli interventi convenzionali nasce dalla necessità di ridurre l’impiego di prodotti chimici, limitare i costi di produzione e migliorare la sostenibilità ambientale dei sistemi colturali. In questo contesto la strategia “Attract and Kill” rappresenta una delle soluzioni più promettenti nell’ambito della difesa integrata e biologica dell’olivo.

L’esperienza condotta dall’ARSAC nel 2024 aveva già fornito indicazioni incoraggianti circa l’efficacia della cattura massale. Per questo motivo nel 2025 la sperimentazione è stata estesa e approfondita coinvolgendo due cultivar differenti, Roggianella e Leccino, allo scopo di valutare eventuali differenze nella risposta al sistema di controllo e di acquisire ulteriori elementi scientifici utili al trasferimento tecnologico verso le aziende olivicole del territorio.

Biologia della mosca dell’olivo e fattori che ne regolano le popolazioni

La comprensione della biologia di Bactrocera oleae rappresenta il presupposto indispensabile per qualsiasi strategia di controllo efficace. La specie sverna prevalentemente allo stadio pupale nel terreno, generalmente a una profondità di circa 3 cm, mentre in misura minore può sopravvivere come adulto in siti protetti. In primavera emergono gli adulti che, alimentandosi con sostanze zuccherine e azotate, raggiungono la maturità sessuale e danno origine alle prime generazioni stagionali.

Particolarmente rilevante risulta il secondo volo annuale, che si verifica normalmente tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, in coincidenza con l’indurimento del nocciolo. In questa fase le femmine iniziano l’ovideposizione sulle drupe in accrescimento e prendono avvio le generazioni estive responsabili dei danni economicamente più rilevanti.

Lo sviluppo delle popolazioni è fortemente influenzato dalle condizioni climatiche. Temperature superiori a 30 °C riducono sensibilmente la fertilità delle femmine, mentre valori superiori a 32 °C possono determinare mortalità superiori all’80% delle uova e delle giovani larve. Al contrario, temperature comprese tra 20 e 30 °C associate a elevati livelli di umidità relativa rappresentano condizioni ottimali per l’attività riproduttiva e per lo sviluppo larvale.

Il contesto climatico del 2025 e le implicazioni sulla dinamica del fitofago

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla sperimentazione riguarda il ruolo svolto dalle condizioni meteorologiche registrate nel corso dell’annata 2025.

La temperatura media annuale rilevata presso il Centro Sperimentale di Gioia Tauro è stata pari a 18,3 °C. Il mese più caldo è risultato luglio, con una temperatura media di 26,4 °C, mentre per gran parte del periodo compreso tra la seconda decade di giugno e la fine di agosto le temperature massime medie giornaliere hanno superato i 30 °C.

Dal punto di vista pluviometrico, l’annata è stata caratterizzata da una marcata carenza di precipitazioni. Tra giugno e settembre sono stati registrati complessivamente soltanto 107,6 mm di pioggia, con un singolo evento del 16 agosto che ha apportato oltre 61 mm. Gli autori evidenziano un periodo di circa 120 giorni di sostanziale siccità, condizione che ha certamente contribuito a limitare la pressione iniziale del fitofago.

Particolarmente significativo è risultato l’andamento dell’umidità relativa. Fino al 30 settembre i valori si sono mantenuti relativamente stabili, mentre successivamente si sono osservati livelli frequentemente superiori all’80%. Tale incremento dell’umidità, associato al progressivo abbassamento delle temperature medie, ha creato condizioni particolarmente favorevoli allo sviluppo della mosca dell’olivo e si è tradotto in un netto aumento delle catture registrate dalle trappole.

L’osservazione conferma quanto già rilevato nella precedente esperienza sperimentale: l’aumento dell’umidità relativa costituisce uno dei principali fattori predisponenti alle esplosioni demografiche di Bactrocera oleae.

Materiali e metodi della sperimentazione

La prova è stata condotta presso il Centro Sperimentale e Dimostrativo ARSAC di Gioia Tauro, localizzato a 80-85 metri sul livello del mare, alle coordinate 38°24’48.3” N e 15°56’12.9” E. L’area sperimentale era costituita da due appezzamenti adiacenti non irrigui: uno investito a cultivar Roggianella con superficie di circa 4.250 m² e uno a cultivar Leccino con superficie di circa 8.300 m².

Per il controllo della mosca sono state utilizzate trappole della tipologia “Attract and Kill” basate sul dispositivo commerciale Karate Trap B., contenente lambda-cialotrina come principio attivo. Le trappole sono state installate il 15 luglio 2025 nella fase di pre-indurimento del nocciolo, collocate a un’altezza compresa tra 180 e 190 cm e orientate preferibilmente verso il quadrante sud-est della chioma in condizioni di moderato ombreggiamento.

Complessivamente sono state distribuite 49 trappole secondo una disposizione assimilabile a uno schema a quinconce. Di queste, 19 sono state installate nella parcella Roggianella e 30 nella parcella Leccino. I rilievi sono stati effettuati con frequenza settimanale o quindicinale, generalmente ogni 7-10 giorni, in funzione delle condizioni meteorologiche. Contestualmente al monitoraggio degli adulti catturati è stato eseguito il controllo fitosanitario delle drupe mediante campionamenti casuali.

Risultati delle catture nella cultivar Roggianella

Nella cultivar Roggianella il numero medio di catture registrato nel periodo compreso tra il 15 luglio e l’11 novembre 2025 è stato pari a 18 individui per trappola. Le catture maschili hanno mostrato una netta prevalenza, con una media di 11 individui per trappola rispetto a 7 femmine.

L’andamento stagionale delle catture evidenzia tre fasi ben distinte. Durante il periodo iniziale, dal 15 luglio al 2 settembre, la pressione della popolazione adulta è rimasta relativamente contenuta con una media di circa 5,1 catture per trappola. Nel corso del mese di settembre si è registrata una crescita molto marcata, con una media di 25,5 catture per trappola e un picco di 47,4 catture il 16 settembre. La massima intensità di cattura è stata tuttavia osservata in ottobre, quando il valore medio ha raggiunto 29 catture per trappola e il monitoraggio del 22 ottobre ha fatto registrare il record stagionale di 57,3 catture per trappola.

L’analisi della distribuzione spaziale ha evidenziato notevoli differenze tra le singole trappole. Alcuni dispositivi hanno superato le 500 catture complessive, mentre altri si sono mantenuti nettamente al di sotto della media. Tale variabilità suggerisce l’esistenza di fattori locali legati alla disposizione delle piante, alla struttura della chioma e alla distribuzione degli attrattivi alimentari.

Risultati delle catture nella cultivar Leccino

Nella cultivar Leccino il numero medio di catture è risultato inferiore rispetto alla Roggianella, attestandosi a circa 11 individui per trappola, dei quali 7 maschi e 4 femmine. Anche in questo caso il rapporto femmine/maschi è rimasto costantemente inferiore all’unità, confermando una maggiore suscettibilità dei maschi alla cattura da parte del sistema utilizzato.

L’evoluzione temporale ha mostrato una dinamica simile a quella osservata nella Roggianella. Dopo una fase iniziale caratterizzata da catture relativamente modeste, il mese di settembre ha registrato la maggiore pressione della popolazione con una media di 23,2 catture per trappola e un valore massimo di 43 catture il 9 settembre. Successivamente si è osservata una progressiva diminuzione dell’attività degli adulti fino ai valori minimi registrati nei monitoraggi di novembre.

La distribuzione delle catture all’interno dell’appezzamento ha evidenziato nuovamente una notevole eterogeneità spaziale, con trappole capaci di superare le 400 catture complessive e altre caratterizzate da valori molto più bassi. Questo comportamento conferma l’importanza della densità e del corretto posizionamento dei dispositivi per massimizzare l’efficacia della tecnica di cattura massale.

Analisi dettagliata delle infestazioni delle drupe: dinamica stagionale e distribuzione del danno

L'efficacia di qualsiasi strategia di controllo della mosca dell'olivo non può essere valutata esclusivamente attraverso il numero di adulti catturati. Il parametro realmente determinante è rappresentato dall'incidenza delle infestazioni sulle drupe e dalla capacità del sistema di limitare l'ovideposizione fertile e quindi lo sviluppo delle generazioni successive del fitofago.

Per questo motivo, nel corso della sperimentazione 2025, il monitoraggio delle infestazioni è stato effettuato in concomitanza con ciascun controllo delle trappole mediante l'analisi di campioni casuali di 30 drupe per cultivar. L'indagine ha distinto le punture sterili dalle infestazioni fertili, consentendo di valutare non soltanto la presenza dell'insetto ma anche la reale capacità delle popolazioni di completare il ciclo biologico all'interno dei frutti.

A livello complessivo, considerando entrambe le cultivar, il numero medio di drupe con almeno una infestazione è risultato pari a 23 unità su 30, corrispondente al 78,6% del campione osservato. Parallelamente, il numero medio di infestazioni per singola drupa è stato pari a 2,3. Tali valori evidenziano come l'annata 2025 sia stata caratterizzata da una pressione fitosanitaria particolarmente elevata, nonostante l'azione di contenimento esercitata dalle trappole.

L'analisi cronologica mostra una progressione estremamente interessante. Durante il periodo compreso tra il 15 luglio e il 26 agosto il numero medio di drupe colpite è stato pari a 20,3, equivalente al 70,7% del campione, con una media di 2,1 infestazioni per drupa. Nel mese di settembre e fino al monitoraggio del 1° ottobre si è osservato il momento di massima criticità fitosanitaria: il numero medio di drupe infestate è salito a 28,8 unità, pari al 96% del campione, mentre il numero medio di infestazioni ha raggiunto 3,1 per drupa. Successivamente, tra ottobre e novembre, si è registrata una graduale flessione fino a una media di 21,6 drupe infestate, corrispondente al 71,9% del campione, e a 1,8 infestazioni per drupa.

Questa evoluzione temporale conferma il comportamento tipico della mosca dell'olivo nelle aree mediterranee: una fase iniziale relativamente contenuta durante il periodo estivo più caldo, una forte crescita delle infestazioni con l'arrivo delle condizioni termoigrometriche favorevoli di fine estate e un successivo rallentamento dovuto alla progressiva riduzione dell'attività biologica della popolazione.

La risposta della cultivar Roggianella alla pressione di Bactrocera oleae

L'analisi separata delle due cultivar evidenzia differenze significative nella dinamica delle infestazioni.

Per la Roggianella il numero medio di drupe con almeno una infestazione è stato pari a 20 unità per monitoraggio, equivalenti al 67,6% del campione osservato. Il numero medio di infestazioni per drupa è risultato pari a 1,8, valore inferiore rispetto alla media complessiva dell'intera prova.

Per comprendere meglio la distribuzione del danno, le infestazioni sono state suddivise in classi di intensità. Particolarmente rilevante risulta il dato relativo alle drupe completamente indenni da infestazione. La Roggianella ha presentato mediamente 10,2 drupe sane per campione, corrispondenti al 34,1% del totale osservato.

La distribuzione temporale di questo parametro permette di comprendere l'evoluzione della pressione del fitofago. Nel primo periodo di osservazione, compreso tra metà luglio e fine agosto, il numero medio di drupe integre è stato pari a 13,3, equivalente al 44,4% del campione. Durante il periodo di massima attività della mosca, tra fine agosto e inizio ottobre, il numero di drupe sane è crollato a 2,8 unità, pari appena all'8,7% del campione. Nella fase finale della stagione si è invece registrato un recupero fino a 13,2 drupe sane, equivalenti al 45% del totale.

Dal punto di vista agronomico questo andamento suggerisce che la Roggianella abbia mantenuto una discreta capacità di contenimento del danno durante la fase finale della campagna, probabilmente grazie alla riduzione della pressione ovidepositiva e all'effetto cumulativo della cattura massale.

L'analisi dei diversi livelli di infestazione conferma ulteriormente questa interpretazione. Le infestazioni molto elevate, superiori a sei punture per drupa, sono state osservate soltanto in due monitoraggi e hanno interessato mediamente appena 0,4 drupe per campione, senza alcuna infestazione fertile attiva. Anche il livello intermedio compreso tra quattro e sei infestazioni ha mostrato una presenza molto limitata, con una media di 1,5 drupe e una quota di infestazioni fertili estremamente ridotta.

Questi risultati suggeriscono che la cattura massale abbia contribuito a limitare in modo significativo i fenomeni di sovrainfestazione, particolarmente dannosi sotto il profilo qualitativo.

La risposta della cultivar Leccino: maggiore suscettibilità e livelli d'infestazione più elevati

Lo scenario osservato nella cultivar Leccino appare sensibilmente differente.

Il primo elemento che emerge riguarda il numero di drupe completamente sane. Nella Leccino il valore medio è stato pari ad appena 3,3 drupe per campione, corrispondente all'11% del totale osservato. Si tratta di un valore nettamente inferiore rispetto al 34,1% registrato nella Roggianella.

L'analisi delle classi di infestazione mostra inoltre una maggiore concentrazione delle drupe nelle categorie caratterizzate da danni multipli. La classe compresa tra due e tre infestazioni per drupa rappresenta il livello dominante, con una media di 13,9 drupe per campione, pari al 46,5% del totale osservato. All'interno di questa categoria, le infestazioni fertili hanno raggiunto una media di 9,8 drupe, equivalente al 32,5% del campione.

Anche le classi caratterizzate da infestazioni superiori a quattro punture mostrano valori più elevati rispetto alla Roggianella. Le drupe appartenenti alla classe 4-6 infestazioni rappresentano il 18% del campione, mentre quelle con oltre sei infestazioni raggiungono quasi il 7%.

Dal punto di vista fitopatologico questi dati suggeriscono una maggiore suscettibilità varietale della Leccino nei confronti dell'attacco di Bactrocera oleae. Tale comportamento potrebbe essere riconducibile a fattori morfologici e biochimici delle drupe, tra cui consistenza della polpa, spessore dell'epicarpo, contenuto idrico e profilo aromatico che influenzano la preferenza ovidepositiva delle femmine.

Correlazioni statistiche tra catture massali e infestazioni

Uno degli aspetti scientificamente più interessanti dello studio riguarda la correlazione statistica tra il numero di adulti catturati e il livello di infestazione osservato sulle drupe.

Per valutare questa relazione gli autori hanno applicato il coefficiente di correlazione di Pearson e il coefficiente di determinazione R², mettendo in relazione i dati delle catture con quelli relativi alle infestazioni sterili e fertili.

Nella cultivar Roggianella il valore di R² è risultato pari a 0,4059. Ciò significa che circa il 40,6% della variabilità osservata nelle infestazioni può essere spiegata dall'andamento delle catture registrate nelle trappole. Secondo la classificazione statistica adottata dagli autori, tale valore corrisponde a una correlazione moderata.

Il dato assume particolare rilevanza poiché dimostra che il monitoraggio delle catture costituisce un indicatore attendibile dell'evoluzione della pressione del fitofago, pur non essendo l'unico fattore coinvolto. Oltre alla densità della popolazione adulta intervengono infatti numerose variabili aggiuntive, tra cui andamento climatico, disponibilità di drupe recettive, vigoria vegetativa, esposizione dell'impianto e caratteristiche varietali.

Particolarmente significativo è il fatto che, dopo il monitoraggio del 20 ottobre 2025, sia stato osservato un incremento delle catture accompagnato da una diminuzione delle infestazioni. Questo fenomeno suggerisce che la cattura massale possa aver iniziato a produrre un effetto di regolazione sulle popolazioni riproduttive, riducendo progressivamente la pressione ovidepositiva.

Interpretazione agronomica dei risultati

L'insieme dei dati raccolti consente di formulare alcune considerazioni di carattere applicativo particolarmente rilevanti.

In primo luogo emerge con chiarezza l'elevata capacità attrattiva delle trappole "Attract and Kill". Le catture registrate nel corso della stagione dimostrano che il sistema è in grado di intercettare efficacemente sia maschi sia femmine, contribuendo alla riduzione della componente riproduttiva della popolazione.

In secondo luogo appare evidente che la cattura massale non elimina completamente il problema delle infestazioni ma ne modifica significativamente la dinamica. L'effetto più importante sembra essere rappresentato dalla limitazione delle infestazioni multiple e dalla riduzione progressiva delle infestazioni fertili nelle fasi finali della campagna.

Dal punto di vista operativo, i risultati confermano l'importanza del corretto posizionamento delle trappole prima della fase di recettività delle drupe. L'installazione effettuata il 15 luglio, in corrispondenza del pre-indurimento del nocciolo, ha consentito di intercettare efficacemente la popolazione adulta prima del picco autunnale.

Particolarmente interessante risulta inoltre la forte influenza delle condizioni climatiche. I dati confermano che umidità relativa superiore all'80% e temperature comprese tra 20 e 25 °C rappresentano il contesto ideale per lo sviluppo della mosca dell'olivo. Di conseguenza, l'integrazione tra monitoraggio climatico e monitoraggio entomologico dovrebbe diventare un elemento centrale nei programmi di difesa.

Implicazioni per l'olivicoltura biologica e integrata

Le conclusioni dello studio assumono una rilevanza particolare per il comparto biologico.

Secondo gli autori, il sistema "Attract and Kill" presenta numerosi vantaggi operativi. Si tratta di una tecnica relativamente semplice, che non richiede macchine irroratrici specializzate né competenze tecniche particolarmente elevate. Inoltre può essere integrata all'interno di programmi di difesa integrata e biologica, riducendo significativamente la dipendenza dagli interventi chimici tradizionali.

La compatibilità del metodo con altri strumenti di controllo consente inoltre di costruire strategie multilivello basate sulla prevenzione, sul monitoraggio e sull'intervento mirato soltanto nei casi di effettiva necessità. Questo approccio risulta pienamente coerente con gli orientamenti europei in materia di sostenibilità ambientale e riduzione dell'impiego di fitofarmaci.

Per le aziende olivicole caratterizzate da elevata estensione superficiale e limitata disponibilità di manodopera, il sistema potrebbe rappresentare una valida alternativa ai trattamenti ripetuti, contribuendo contemporaneamente al miglioramento della qualità delle produzioni e alla riduzione dell'impatto ambientale.

Conclusioni

Il secondo anno di sperimentazione condotto dall'ARSAC presso il Centro Sperimentale di Gioia Tauro conferma l'interesse tecnico e scientifico delle trappole "Attract and Kill" come strumento di contenimento della mosca dell'olivo.

I risultati evidenziano elevate capacità di cattura, una buona correlazione tra catture e infestazioni, una riduzione delle infestazioni più gravi e una significativa influenza sulla dinamica delle popolazioni di Bactrocera oleae. Le differenze osservate tra Roggianella e Leccino suggeriscono inoltre che la risposta varietale rappresenti un elemento chiave nella progettazione delle strategie di difesa.

La Roggianella ha mostrato una maggiore capacità di mantenere quote elevate di drupe sane e livelli inferiori di infestazione fertile, mentre la Leccino si è dimostrata più vulnerabile agli attacchi del fitofago.

Nel complesso, la ricerca indica che la cattura massale non deve essere considerata una soluzione isolata ma un componente fondamentale di programmi di gestione integrata basati sul monitoraggio climatico, sul controllo delle popolazioni adulte e sulla conoscenza delle caratteristiche varietali.

L'esperienza maturata nel biennio 2024-2025 suggerisce che l'adozione diffusa di questi sistemi potrebbe contribuire in modo significativo alla sostenibilità economica e ambientale dell'olivicoltura mediterranea, riducendo la dipendenza dagli insetticidi e migliorando la qualità delle produzioni destinate alla trasformazione olearia.

Bibliografia

Tauro, Centro Sperimentale Dimostrativo Gioia. "Lotta biologica della Bactrocera oleae (Rossi) sull’olivo cultivar Roggianella e Leccino con utilizzo delle trappole “Attract and kill”. Secondo anno di esperienza-Risultati." (2026)

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