L'arca olearia
L’olio extra vergine d'oliva va prodotto per alimentare il piacere del consumatore o l’ego del produttore?
Non sarebbe più facile allargare il mercato dei consumatori con oli più godibili invece che con “bombe” gusto -olfattive di difficile utilizzo a tavola? Un passo indietro sulla strada della qualità? Forse no
28 aprile 2023 | Piero Palanti
L’olio extravergine per chi va fatto?
Voglio fare una domanda semplice e diretta:
L’olio extravergine va fatto per alimentare il piacere del consumatore o l’ego del produttore?
Non parlo di territorio, cultivar, biodiversità, prezzo o altre mille argomentazioni che possono vanificare una risposta diretta alla mia domanda.
Il consumatore va educato ed io sono il primo a dirlo ma imporre la propria visione dell’olio è la via giusta?
L’olio extravergine che abbiamo oggi a disposizione è il migliore di sempre e tanto abbiamo ancora da scoprire su questo meraviglioso prodotto e le sue tantissime cultivar.
La parte principale del mio lavoro è far capire ai ristoratori, ma anche ai consumatori, che ogni piatto avrebbe il suo olio per renderlo unico. Mi rendo conto che il percorso non è sempre semplice e veloce, va esplorato con attenzione un passo alla volta e troppo spesso alcuni oli non aiutano.
Non sarebbe più facile allargare il mercato dei consumatori con oli più godibili invece che con “bombe” gusto -olfattive di difficile utilizzo a tavola?
Nessuno sta dicendo che dobbiamo diminuire la qualità dei nostri oli, tanti produttori hanno creato delle linee fantastiche di oli delicati avendo ottimi riscontri sul mercato senza rinunciare a nulla.
Giorni fa ho assaggiato un olio da una cultivar che non conoscevo, la Borgiona, una cultivar umbra quasi scomparsa, forse per la sua sensibilità nei confronti della mosca oppure per la sua poca resa, un olio assolutamente particolare; prima che si scateni il vociare sui sentori o la presunta classificazione merceologica di questo prodotto, vi dico che le analisi chimiche sono buone e che dovete concentrarvi sulla domanda iniziale, non andiamo fuori tema.
Ogni olio ha la sua storia e va raccontato nel giusto contesto: Marco è un ragazzo pugliese che dopo tanti anni di lavoro in Umbria decide di tornare nella sua terra, alla azienda di famiglia, con lui porta il suo vissuto e il bagaglio di emozioni dei suoi quasi vent’anni fuori casa, tra queste emozioni c’era l’amore per una cultivar, la Borgiona.
Con la sua compagna la riproduce e crea un oliveto. Perché no? Lui ha vissuto tanto fuori dal suo territorio perché non dovrebbe farlo la Borgiona? Cullata e coccolata è arrivata al terzo anno di produzione e da come si presenta mi sembra che stia molto bene in trasferta.
Questo è Phoebe la monocultivar di Borgiona della azienda Corleto di Ascoli Satriano in provincia di Foggia.

Piacevole al naso, balsamico e complesso con sentori di foglie di pomodoro, pomodoro, erbe aromatiche e frutti rossi, mirtilli, lamponi, fragoline di bosco, al palato si ripresentano tutti i sentori accompagnati da cardo, mandorle e pomodoro, amaro e piccante di media intensità e di buona persistenza… un olio molto bello (non sapevo che l’Umbria avesse una cultivar pomodorosa).
A detta del produttore, quest’anno si è sforato di una settimana per la raccolta ma l’annata non ha risparmiato nessuno con le sue bizzarrie, trovare il momento giusto per raccogliere non è stato facile e comunque l’olio di quest’anno è piaciuto più che mai.
Qualcuno starà dicendo che l’olivicoltura deve essere redditizia e sostenibile e che quella appena raccontata è solo una storiella. Potrebbe anche aver ragione ma sono convinto che nel giusto concetto di accoglienza e divulgazione la Borgiona di Marco potrebbe avere un posto di assoluta rilevanza.
Personalmente farei qualche chilometro per assaggiare e portare con me a casa qualche bottiglia di queste emozioni.
L’olivicoltura è anche questo.
La domanda comunque rimane sempre quella:
L’olio extravergine va fatto per alimentare il piacere del consumatore o l’ego del produttore?
Potrebbero interessarti
L'arca olearia
Spettrofotometria dell’olio d’oliva: il calore e il tempo distruggono qualità e nutrienti
L’esposizione prolungata alle alte temperature accelera l’ossidazione dei lipidi, riducendo il valore nutrizionale e producendo composti potenzialmente dannosi. Ecco come la spettrofotometria può monitorare in tempo reale il degrado termico
14 giugno 2026 | 09:00
L'arca olearia
L’olivo e i suoi parenti selvatici: un viaggio tra tassonomia e storia naturale
L’olivo coltivato (Olea europaea subsp. europaea) è uno degli alberi più iconici del Mediterraneo, ma il suo “albero genealogico” include numerosi parenti selvatici distribuiti tra Africa, Asia e isole atlantiche
13 giugno 2026 | 10:00
L'arca olearia
La firma chimica dell'olio extravergine di oliva italiano svelata dalle tecniche analitiche avanzate
Un innovativo studio condotto dall’Università di Siena dimostra come la combinazione di analisi elementare e profilo metabolico possa migliorare l’accuratezza dei modelli di zonizzazione dell’olio extravergine di oliva italiano, superando le difficoltà legate alla debole correlazione diretta tra suolo e prodotto finito
12 giugno 2026 | 16:00
L'arca olearia
Mosca delle olive fuori stagione: l'importanza della dinamica di popolazione in primavera
Il ruolo cruciale della generazione primaverile della mosca dell'olivo. Il un cambio di paradigma: interventi mirati in inverno e primavera per ridurre drasticamente le infestazioni estive e autunnali, limitando l’uso di insetticidi e aumentando l’efficacia della lotta integrata
12 giugno 2026 | 15:00
L'arca olearia
Ondate di calore e siccità, ecco come cambia la fisiologia dell’olivo
L’aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore rappresenta una delle principali sfide per l’olivicoltura mediterranea. Temperature superiori a 40 °C riducono significativamente la capacità fotosintetica dell’olivo, aggravando gli effetti della carenza idrica
12 giugno 2026 | 14:00
L'arca olearia
L’impronta fenolica dell’olio extravergine di oliva si decide nelle prime tre settimane dopo la fioritura
L’attività di due enzimi chiave determinano la quantità di tirosolo e idrossitirosolo che saranno presenti nell'oliva e, infine, nell’olio. Durante la successiva maturazione, questi geni si spengono e il patrimonio fenolico dell’olio è essenzialmente un “residuo” di quanto accumulato nei primissimi stadi di sviluppo della drupa.
12 giugno 2026 | 13:00
Alessandro Vujovic
29 aprile 2023 ore 13:51Innanzitutto concordo per l'accuratezza con cui è stato descritto il profilo sensoriale della Borgiona, una cultivar eccellente e molto presente in Umbria nell'Alta Valle del Tevere e nei Comuni di Gualdo Tadino, Gubbio, Città di Castello, Monte S. Maria Tiberina, San Giustino, Umbertide, Montone, Marsciano (Castello Monte Vibiano). Un’empirica ed efficace selezione, avviata da secoli, ha portato, in questi areali, a prediligere varietà tolleranti al freddo come aree interne o ad elevate altitudini, tra queste la Borgiona.
Per rispondere alla sua domanda, provocatoria, l'olio di qualità va prodotto per il piacere del consumatore, quello che ha una cultura nel merito, ma non mi dispiace che abbiano il giusto riconoscimento sia il frantoiano che l'olivicoltore.
Io non credo che l'eccellente qualità del proprio prodotto determini un esagerato compiacimento narcisistico di se stessi come persone dotate di una qualità superiore a quella degli altri, anche se la naturale sede dell'Ego si trova nella neocorteccia, la zona di più recente sviluppo del cervello, nell'evoluzione dell'uomo.
PS in Umbria abbiamo anche la cultivar Moraiolo che ha il sentore "pomodoroso".