L'arca olearia

Nella potatura degli olivi monumentali rispettare la dignità della pianta

Riformare un olivo secolare abbandonato può richiedere anche un'ora ma con l'obiettivo di ridurre gli interventi a dieci minuti già dal secondo anno. Occorrono sistemi di potatura moderna, che forniscano produttività ma con riguardo all’aspetto estetico della gestione della chioma

22 marzo 2019 | Maurizio Pescari

Immaginate nel cuore di un lago un’isola con un uliveto di 44 ettari, con 4450 piante, divise tra Dolce Agogia, Moraiolo, Frantoio e Leccino. Ebbene, siamo in Umbria, il lago è il Trasimeno e l’isola la Polvese, di proprietà pubblica. L’uliveto occupa il 60% della superficie totale e caratterizza tutto l’ambiente anche grazie alle tante piante secolari che lo popolano. Proprio queste, maestose, veri monumenti, sono state oggetto di una giornata di formazione su “Tecniche di potatura per il restauro di oliveto monumentali”, inserita nell’ambito del Progetto Multi.Park, finanziato dalla Regione dell’Umbria (PSR 2014/20), in partenariato con Oleificio ‘Il Progresso’ di Panicale, ‘Landscape Office Agronomist’, ‘Pescatori del Trasimeno’, ‘Officina Sociale Umbra’.

Il progetto vuole mettere in atto un modello di gestione degli oliveti in regime biologico che prevede l’adozione di sistemi di potatura moderna e che forniscano una produttività delle piante e degli operatori adeguata al fine di un contenimento dei tempi e quindi dei costi, ma anche con particolare riguardo all’aspetto estetico della gestione della chioma, proprio per il contesto paesaggistico in cui si inseriscono. Per questo, data la peculiarità del luogo dal punto di vista naturalistico e paesaggistico è indispensabile trovare forme di gestione degli oliveti, quindi di potatura, che seppur tese a incrementare la produttività, non compromettano il valore dell’ecosistema oliveto e dell’ambiente cui appartiene.

“Stiamo lavorando da tre anni - ha detto Andrea Sisti, di Landscape Office Agronomist - al recupero di questo straordinario uliveto, per ridare valore a questo territorio al centro del Parco Naturale del Trasimeno. Siamo partiti con la pulizia di fondo, per poi passare alla potatura di riforma e di seguito a quella di mantenimento. Siamo a metà del percorso, 2350 piante vivono una fase nuova e sono chiaro esempio di un progetto che unisce al restauro, la necessità di rendere produttivi gli uliveti”.

A guidare il gruppo il prof. Franco Famiani, del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Perugia. “Il recupero di piante monumentali – ha detto Famiani - ha un valore straordinario e le tecniche di potatura devono confrontarsi con principi del tutto particolari. Parliamo di piante secolari, alle quali dobbiamo garantire sempre e comunque il mantenimento della ‘dignità di pianta’, approcciandosi ad esse con l’idea di rispettare la struttura originaria, individuando la direzione di crescita senza ridurre mai troppo il volume della chioma, con l’obiettivo di determinare l’altezza definitiva della stessa, in maniera tale da poter lavorare da terra. Ci troviamo sempre a dover ridare luce alla pianta, mantenendo forte l’equilibrio tra chioma e radici e la logica gerarchia delle branche, in maniera tale da regolare la ripresa vegetativa e contrastare la successiva emissione di succhioni. Un primo intervento su grandi piante monumentali richiede tempo; se la squadra di potatori sa cosa fare, parliamo di almeno un’ora a pianta, che diventano dieci minuti già il prossimo anno."

Il progetto Multi.Park è finalizzato alla promozione dell’innovazione per aumentare la produttività in termini di usi efficienti delle risorse. L’obiettivo è quello di favorire lo sviluppo sostenibile di aziende agricole all'interno di aree protette, dove i limiti normativi debbono diventare opportunità di sviluppo grazie all'introduzione di attività in grado di accrescere le aziende agricole e della pesca.

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