L'arca olearia
Un'Italia olivicola divisa tra paura e ottimismo, tra rese che si alzano e prezzi che si abbassano
Dopo le prime battute d'avvio, con molte delusioni e qualche rimpianto, la campagna olearia sta dando le prime risposte in tutt'Italia. Chi può sta ancora aspettando, lottando contro le temperature troppo alte di questo ottobre, e sperando che il mercato riparta e le quotazioni risalgano
20 ottobre 2017 | Maurizio Pescari
La macchina dell’olio è in moto, un po’ ovunque, salvo ritardi importanti; l’Italia olivicola ha messo mano alla raccolta ed il frutto, in campo ed in frantoio è lì a dare i primi segnali, che contribuiranno a definire una stagione che dirla strana è davvero poco. Un massimo comune denominatore c’è: incostanza. Non esiste una logica sotto la quale affrontare il discorso: temperatura, siccità, irrigazione di soccorso, maturazione, mosca, lebbra, vento, grandine, chi più ne ha più ne metta, da un capo all’altro della Penisola. A leggere bene la situazione, più che la siccità, a creare problemi sono le temperature di questo mese di ottobre.
“Abbiamo iniziato con il mese di ottobre, ma ancora oggi abbiamo giornate quasi estive, con l’acqua del mare a 20° - racconta Domenico Ruffino, da Varigotti, in Liguria – cosa che accelera la maturazione del frutto di giorno in giorno, correndo rischi che speravamo di evitare, la mosca infatti sta facendo capolino. Se la quantità non è straordinaria, la qualità è assoluta, ma quanta fatica. Abbiamo aiutato le piante con irrigazione di soccorso, mantenendo comunque lo stato di stress idrico, fondamentale per trovare nell’olio quello che noi cerchiamo: i fenoli”.
Dalla Liguria alla Toscana, in Val d’Orcia: “E’ difficile trovare un senso logico a tutto quello che è accaduto e sta accadendo – racconta Giorgio Franci -. Poche olive ma belle, perderemo quantità di frutto e nell’olio, l’annata si mostrerà buona per la massa ed un po’ difficile per l’eccellenza. Siamo alle prese con una maturazione anomala che porta la buccia a cambiare colore velocemente, mentre la polpa resta bianca, con il rischio concreto di perdere le note di freschezza che noi cerchiamo. Il problema è che non possiamo far niente per modificare questo stato delle cose; abbiamo irrigato, ma ora è troppo caldo, il clima ci dovrebbe mettere un po’ del suo ed aiutarci”.
Andiamo avanti, fino a Gaeta, obiettivo l’Itrana, cultivar esplosa negli ultimi anni grazie all’azione di una sempre più consistente pattuglia di innovatori. Cosmo di Russo è uno di questi: “Abbiamo iniziato presto, forse anche troppo presto, era il 30 settembre e raccogliere l’Itrana a fine settembre è impossibile. Lo abbiamo fatto, anche con buoni risultati, spinti soprattutto dall’andamento climatico. Ad oggi continuiamo ad essere tra i pochissimi che hanno aperto la campagna ed abbiamo già in casa una buona quantità di olio molto buono, da olive neanche invaiate; fruttato medio all’inizio, intenso adesso, con rese medie del 14%”.
E’ la volta delle due regioni che rappresentano il 70% dell’oliveto italiano: Calabria e Puglia. La complessa orografia della Calabria, garantirà una produzione media buona; nell’Aspromontano questo risultato sarà frutto del valore medio tra l’ottima raccolta lungo la costa, le difficoltà nella zona centrale della Piana, e l’ottima ottenuta al di sopra dei trecento metri. “Una campagna splendida per quantità e qualità – racconta Mimmo Fazari da San Giorgio Morgeto – abbiamo iniziato il 10 ottobre con l’Ottobratica, olive molto belle, pulite, perfette nessuna traccia né di mosca olearia né, fortunatamente, di Lebbra, che di solito ci crea problemi. In frantoio stiamo riscontrando un’ottima qualità, con rese che dal 7% iniziale, hanno già raggiunto il 14; anche noi dobbiamo affrontare il problema delle alte temperature, che diventa serio se si parametra la quantità di olive che abbiamo da raccogliere con la velocità di maturazione”.
E in Puglia? “Tutto fermo, le olive non vogliono staccarsi dal ramo – spiega Massimo Cassanelli di ‘Galantino’, da Bisceglie – la Coratina non si muove”. Se qualcosa sta accadendo in Salento, le porte sono ancora chiuse anche nella zona di Torremaggiore, dove domina la Peranzana: “Siamo tutti in attesa – dice Giuseppe Pannarale – a dire il vero qualcuno ha fatto delle prove, ma con risultati estremamente deludenti, per resa in olio ed intensità del piccante”.
Porte del frantoio aperte e chiuse in pochi giorni. Nel Foggiano poi, vale anche il mercato delle olive, che inseriscono la Peranzana tra le cultivar più ambite in tutta o quasi l’area centro nord della Penisola, ma anche in questo senso, tutto fermo. I pochi ben informati raccontano che sia partita una sola motrice verso chissà dove, a costi improponibili (130€ a quintale), poi più nulla. Oggi il prezzo si è più che dimezzato.
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