L'arca olearia

Da Xylella fastidiosa a Xylella terribilis. I tanti dubbi su un'affaire diventato internazionale

Le prime indiscrezioni parlano di sradicare 20-30 mila olivi, anche se solo 242 piante sono risultate positive a Xylella. Il contenimento dell'insetto vettore, a fronte di risultati incerti, pone sull'altro piatto della bilancia i potenziali problemi per la salute dei salentini

06 marzo 2015 | Elisabetta De Blasi

Gli studi scientifici, compreso il rapporto 3989 dell'EFSA, datato 6 gennaio 2015, rivelano che la causa del disseccamento degli olivi salentini può essere il batterio Xylella, sottospecie Pauca, ma non è detto che sia solo colpa sua.

Lo stesso rapporto rivela che laddove sono state eradicate le piante, nelle altre aree della Terra dov'è presente il batterio, non ci sono stati giovamenti e che il cicadellide può essere trasportato dal vento anche per lunghi tratti.

Che succede in Puglia? Succede che le piante sono malate, presentano segni di disseccamento e questo dato è evidente.

Eppure i dati dell'Audit pubblicati lo scorso 5 marzo rivelano dati sconcertanti: di 13.250 prelievi su piante in campo e in vivaio solo 242 sono risultate positive alla Xylella, una percentuale risibile per gridare alla peste.

La cura avvallata dall'Europa e proposta dalla Regione è drastica: eradicamento, pesticidi e diserbanti.
Un po' come se si volesse curare un malato uccidendolo.

Banalmente, se si sradicano gli ulivi, cambia il paesaggio secolare della Puglia, la si priva di un pezzo consistente dell'economia legata all'olivicoltura, si azzerano aziende biologiche e biodinamiche, si condannano gli apicoltori, si compromette persino la possibilità turistica di questo territorio ora emergente anche sui mercati internazionali. E fin qui il danno economico in prospettiva appare logicamente visibile.

La posta in gioco si alza però quando si parla di pesticidi, diserbanti e insetticidi, usati massicciamente su alberi, terreni, piante spontanee, flora mediterranea, muretti a secco, giardini privati: praticamente ogni filo d'erba capace di ospitare il cicadellide vettore. Il tessuto antropico salentino è estremamente parcellizzato, piccoli paesi rurali vivono da secoli in promiscuità con la campagna, e gli abitanti dovranno mangiare, bere e respirare molta agrochimica perchè la regione non sia inadempiente nei confronti dell'Europa. Questo è ciò che preoccupa i cittadini che si raccolgono intorno a gruppi che in proprio hanno tentato delle cure agronomiche per aiutare la pianta nel contrastare il batterio.

Contenere un insetto all'aria aperta appare un po' fantascientifico, soprattutto se si considera che durante la riproduzione riesce a deporre fino a 400 uova, a meno che non si pensi di desertificare l'area salentina o meglio di staccarla dall'Italia. Visto che, come dice lo stesso rapporto dell'EFSA, non si possono curare le piante che presentano il batterio, ed è inutile eradicarle e soprattutto lo studio sulla variante salentina della Xylella è ancora in atto, ci si chiede se non abbiano ragione i cittadini ad essere preoccupati per la propria salute.

Per combattere il batterio si dovranno utilizzare sostanze come il Buprofezin irritante degli occhi e della pelle, tossico per l'ambiente acquatico, il Dimetoato già utilizzato per il controllo della mosca dell'olivo, neurotossico anche se inalato, l'Etofenprox che non percola in falda ed ha una persistenza al suolo abbastanza bassa ma uccide anche altri insetti utili come le api. Anche la Deltametrina è tra le sostanze previste per i trattamenti, è neurotossica, non è selettiva, e negli anni passati è stata la causa di ritiro dal mercato di alcuni prodotti che la contenevano; la Lambda cialotrina, tossica per gli organismi acquatici e nociva per inalazione. Di grande preoccupazione la possibilità di utilizzare il Clorpirifos metile, ad elevata tossicità anche per inalazione, tossico per gli organismi acquatici e gli insetti utili, e l'Imidacloprid, un neonicotinoide sistemico già responsabile di una vasta moria di api e di uccelli insettivori, dalla persistenza che ricorda quella del DDT. Lo studio pubblicato recentemente su Nature, dall'olandese Institute of Water and Wetland Reaserch riguardante questa classe di insetticidi, aveva già svelato la tossicità e la persistenza dei neonicotinoidi che vengono assorbiti dalla pianta solo per un 5%, rimanendo invece attivi nell'acqua e nel suolo per ben 1000 giorni, studio poi rinforzato dalle indicazioni dell'EFSA che aveva portato la Commissione Europea a decidere per due anni la sospensione di alcuni composti di questa classe di insetticidi.

La preoccupazione è per l'impatto ambientale dei trattamenti sull'aria e gli effetti possibili sulle falde acquifere,dal momento che la Puglia ha un territorio prevalentemente carsico.

Infine c'è già chi cerca di monetizzare l'eredità del malato, mettendo in vendita i terreni con la prospettiva di favolosi rimborsi per gli espianti e concessioni edilizie che farebbero comodo ai resort turistici.

La Spagna ci guarda. E' del 27 febbraio una conferenza internazionale organizzata a Cordoba da Syngenta competitor di Monsanto, multinazionale degli OGM, che preoccupata della 'Nuova minaccia all'olivo mediterraneo' forse ci offrirà una soluzione per la salvezza dell'umanità.

Molte cose non tornano nell'Affaire Xylella, il Commissario Silletti dovrà in pochi giorni decidere come agire e dare delle risposte a chi in questa terra ci deve vivere senza morire di chimica.

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Volfango Feldhus

08 marzo 2015 ore 14:18

Caro Aldo,
sono due cose diverse.Curare o protegere.
Curare ha bisogno di un Antibiotica per piante.....al momento non si puo usare in Italia . Ma anche si puo prendere come una medicina profilattico.
Proteggere con Imidacloprid o altri neonicotinoidi per minimo un una forse tre anni...e la drupa non si puo prendere....e logico.Si construisce quasi un muro impermeabile tra Taranto e Bari per i vettori.....ma come.
Quando guardo questa vergogna nationale delle palme da 1999 prima in Sicilia.....la mia speranza e nulla che si protege anche gli olivi sufficiente.

Aldo FERILLI

08 marzo 2015 ore 10:42

La MTI è una tecnica potente, forse un pò troppo. E quella Abamectina chi sa per quanto tempo rimarrà nella linfa? Se dovremo rinunciare alla racolta? E per quanti anni? Impatto sull'avifauna? Mancano dati. Da verificare e seguire.

Volfango Feldhus

07 marzo 2015 ore 11:05

Lo systemo della Syngenta si chiama Micro Tree Injection.....MTI....e la sostanza cimico e Ebamectin.
Questa metoda e anche molto efficiace contro Punteruolo delle Palme
Scusate il mio italiano non e ancora perfetto.
Volfango