L'arca olearia

Nuove prospettive per valorizzare la sansa di oliva

Una volta c'era l'olio di sansa. Oggi si pensa a come smaltire questo sottoprodotto senza rimetterci troppo. Domani potrebbe essere fonte di business. Gli scenari aperti dalla ricerca scientifica sono vari e dipendono dalle caratteristiche del territorio e dalla logistica

29 ottobre 2011 | Alberto Grimelli

La sansa, al pari delle acque di vegetazione, rappresenta oggi un problema per i frantoiani.

La sfida è quindi tornare a fare utili grazie alla sansa, così com'era fino a 20-30 anni fa, quando ancora richiesta dai sansifici e l'olio di sansa di oliva aveva una significativa quota di mercato.

Diverse le possibilità e le strade aperte, alcune delle quali particolarmente innovative, altre più tradizionali.

La sansa può essere essiccata per andare ad alimentare le centrali a biomasse oppure le caldaie a biomassa che si stanno diffondendo su tutto il territorio nazionale. Affinchè sia economicamente conveniente il processo, tuttavia, la sansa deve uscire dal decanter con un tasso di umidità limitato (vengono quindi esclusi a priori i sistemi a due fasi), possibilmente non superiore al 40%.

La sansa può essere utilizzata come mangime per le vacche. L'Università di Perugia sembra aver risolto i problemi legati all'appetibilità delle sanse da parte degli animali che non gradivano l'amaro tipico delle sanse d'oliva, pur conservando un buon tenore in polifenoli. Il progetto dell'Università di Perugia non prevedeva solo la creazione di un processo tecnologico, già per altro ben avviato da altri studi, per l'utilizzo mangimistico delle sanse ma la loro valorizzazione in un contesto zootecnico di qualità che conferisca quindi anche valore aggiunto al mangime contenente sansa. Le indagini preliminari hanno mostrato che le vacche nutrite con sansa producono un latte maggiormente ricco di polifenoli, antiossidanti naturali, che possono così dar luogo a derivati del latte (formaggi, yogurt) nutraceuticamente più validi a parità di caratteri organolettici.

La sansa può però venire anche utilizzata nel settore vivaistico, sostituendo la torba, materiale il cui costo sta alzandosi progressivamente. Un recente studio del Cra Oli di Rende ha permesso di verificare che non tutte le sanse sono uguali. Infatti dal raffronto tra sanse di Carolea, Nocellara messinese e Tondina, emerge che le piante cresciute in un substrato realizzato con sansa di Tondina sono più vigorose. Partendo da questo presupposto, confrontando il valore delle diverse sanse, è immaginabile valorizzare, laddove il territorio lo consenta per uniformità varietale, le sanse di quelle cultivar che possono andare a sostituire integralmente la torba quale substrato vivaistico.

Naturalmente è possibile anche produrre compost da utilizzarsi come ammendanti agricoli. L'utilizzo della sansa tal quale è tuttavia sconsigliabile in quanto il pH acido, l'elevato contenuto in polifenoli e la presenza di sostanze grasse limita le potenzialità del compost. Per ottenere il risultato sperato occorre quindi che al prodotto fermentescibile (sansa) venga affiancato uno dal potere strutturante. L'ipotesi di chiudere la filiera mediante l'utilizzo di sarmenti di olivo è da escludersi non coincidendo il periodo di potatura con quello di molitura.

L'Università di Perugia ha quindi ipotizzato l'uso dei raspi, sottoprodotti della filiera vitivinicola che vengono a originarsi poco prima dell'apertura dei frantoi. Il prodotto ottenuto al termine del compostaggio, durato circa 120 giorni, è un compost con un indice di germinazione pari al 100% al confronto del 59% del prodotto originario.

L'altra possibilità, ipotizzata e studiata dall'Ibimet-Cnr di Firenze, prevede l'utilizzo, come materiale strutturante, del Biochar (carbone vegetale). Si tratta di un sottoprodotto della pirolisi delle biomasse vegetali ed è già autorizzato in molti paesi come ammendante vegetale per l'alto contenuto di carbonio (80-90%) e il pH basico. Il prodotto ottenuto, dopo pochi giorni, dalla miscela di biochar e sansa è stato testato come substrato di crescita per il loietto. Il compost ottenuto da Biochar e sansa (in concentrazioni 1:1 e 1:2) ha aumentato la produzione di loietto, con anche un incremento de peso dell'apparato radicale.

Quale strada scegliere per il frantoio?

Molto dipende dal territorio e dal contesto in cui opera il frantoio. E' chiaro che se opera in un territorio zootecnico o vicino a un mangimificio la possibilità di stipulare una partnership e che questa sia reciprocamente vantaggiosa è più elevata. Lo stesso dicasi nel caso si voglia utilizzare la sansa a fini energetici. Premesso che l'utilizzo come ammendante agricolo è la soluzione a minor valore aggiunto, è tuttavia interessante per le molte realtà agricole in cui vite e olivo convivono o laddove si possa trovare un materiale strutturante a condizioni economiche vantaggiose, anche in considerazione del fatto che è una soluzione che richiede investimenti molto limitati.

In conclusione, occorre ricordare che i costi di trasporto incidono molto sui costi complessivi di qualsiasi prodotto derivato dalla sansa e quindi la scelta non può prescindere dal territorio e dalla logistica.

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