Energia verde
Utilizzare al meglio le foreste italiane per un riscaldamento del futuro sostenibile
Occorre programmare la filiera legna-energia. L’uso di stufe, caminetti, caldaie tradizionali e la loro alimentazione con legna non correttamente essiccata, in macchine obsolete con oltre dieci anni di età, rappresenta un problema per le emissioni
26 marzo 2021 | Marcello Ortenzi
Il PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia E Clima), fissa degli obiettivi vincolanti al 2030 sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2. Stabilisce inoltre target da raggiungere in tema di sicurezza energetica, interconnessioni, mercato unico dell’energia e competitività, sviluppo e mobilità sostenibile, definendo precise misure che garantiscano il raggiungimento degli obiettivi definiti con l’accordo di Parigi e la transizione verso un’economia a impatto climatico zero entro il 2050. Una tra le diverse linee d’azione contemplate dal programma prevede un sostanziale mantenimento della produzione elettrica e una crescita al 2030 della produzione termica da biomassa, connessa a una maggiore valorizzazione dell’accrescimento forestale. In questi tempi economici e sociali difficili la produzione di energia da biomasse (termica, elettrica, climatizzazione) è in grado di assicurare lo sviluppo delle filiere locali, con benefici ambientali, sociali ed economici: dalla gestione e manutenzione del nostro notevole patrimonio forestale, alla valorizzazione dei terreni marginali e all’impiego dei sottoprodotti fino alla redistribuzione del reddito sul territorio. Infine, la programmabilità caratteristica di questa fonte e la possibilità di impiegarla per tutti gli usi energetici, sia in applicazioni utility scale sia residenziali, la rendono particolarmente utile nella transizione verso un modello caratterizzato dalla diffusione di fonti intermittenti e di soluzioni di generazione distribuita, basate sull’interazione tra produttori-distributori-consumatori (comunità energetiche). Si tratta di aumentare l’impiego del legno nella produzione energetica che ha spazio di sviluppo, in particolare, per il riscaldamento domestico negli ambienti rurali e montani.
Ma è necessaria una pratica più efficiente e sostenibile di quanto succede oggi. L’uso di stufe, caminetti, caldaie tradizionali e la loro alimentazione con legna non correttamente essiccata, in macchine obsolete (più di dieci anni), rappresenta un problema per le emissioni. Allora, occorrerà sia agire in maniera rilevante sull’efficienza degli usi, per ridurne le emissioni, sia strutturare la filiera perché divenga uno strumento di qualificazione dei boschi, aumentandone la quota di legno da opera e la funzionalità ecologica. Importante la possibilità di aumentare le possibilità di lavoro legato al settore.
Le foreste italiane presentano oggi una superficie pari a 9,6 milioni di ettari, cui si sommano 1,8 milioni di ettari di boschi: un vero e proprio record raggiunto per la prima volta dopo diversi secoli. Le aziende, sfruttando in modo corretto questo patrimonio, hanno l’opportunità di evolversi da meri fornitori di combustibile forestale, per arrivare a compartecipare la gestione degli impianti di teleriscaldamento e a fornire servizi più ampi ai singoli cittadini.
Secondo il decreto legislativo 4 luglio 2014, n. 102, il teleriscaldamento efficiente è strumento idoneo al conseguimento degli obiettivi di efficienza energetica e di riduzione delle emissioni inquinanti. Si può cooperare con altre aziende della filiera per la sostituzione dei generatori e l’incremento di qualità degli edifici. Una filiera corta locale abbinata a impianti e costruzioni più efficienti, possono dare maggior valore al territorio e alle sue risorse, riducendo le emissioni.
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