Energia verde
Le foreste italiane sono un patrimonio di bio-energy da valorizzare
A Eima International è stata molto seguita dagli operatori l’area dedicata alle tecnologie per l’utilizzo energetico delle biomasse agricole e forestali. Così pure il ricco calendario convegnistico promosso da Itabia, l’associazione che ha coordinato le attività del Salone “Energy”
30 novembre 2018 | Marcello Ortenzi
Il Salone “Eima Energy”, all’interno di EIMA International, a Bologna, dedicato alle filiere bioenergetiche, quindi alle tecnologie per l’utilizzo a fini energetici di residui agricoli, forestali e agroindustriali, si è chiuso con un bilancio molto positivo di presenze. L’Italian Biomass Association (Itabia) ha portato esperti e operatori agricoli a dibattere sulle attività da biomasse, cioè sulla moltitudine di risorse quantitativamente ingenti e qualitativamente eterogenee, che possono essere utilizzate per molteplici applicazioni nei più disparati segmenti produttivi (tessile, farmaceutico, agronomico, edile, ecc.).

La chimica basata su risorse provenienti dalle biomasse, ha spiegato Itabia, è uno di quegli ambiti in cui l’Italia è leader in un contesto altamente tecnologico. Importanti investimenti privati sono già stati realizzati, infatti, anche per rilevanti progetti di riconversione in bioraffinerie di siti industriali colpiti dalla crisi, che oggi sono delle eccellenze nella produzione di “biobased products”. Si stima che il giro d’affari sia di circa 260 miliardi di euro e oltre 1,7 milioni di occupati diretti e indiretti. In tale ottica Itabia ha organizzato nelle giornate bolognesi diversi workshop che hanno approfondito le tematiche della bioeconomia circolare. In particolare, grazie al progetto nato in collaborazione con la Rete Rurale Nazionale, il CREA Politiche e Bioeconomia e l’Associazione Chimica Verde Bionet, sono state trattate le opportunità che mezzi tecnici derivanti da una chimica ecocompatibile “verde”, basata sull’estrazione di molecole attive che la natura ci mette a disposizione. Tale attività può offrire alla filiera ortofrutticola dalla fase di campo, al packaging innovativo e al riutilizzo dei residui della filiera, interessanti vantaggi. Per rimanere nei mercati esteri occorre rapidamente indirizzare le produzioni ortofrutticole verso questi nuovi modelli, coniugando la qualità del cibo made in Italy, alla sostenibilità dei modelli produttivi e di commercializzazione.
Il valore delle biomasse, infatti, non si limita al solo aspetto energetico ma cresce esponenzialmente quando si riesce a utilizzare fibre, molecole, principi attivi che la natura ci mette a disposizione. In tale ambito colture alimentari e industriali potranno alimentare questi mercati avvalendosi di tecnologie e macchinari all’avanguardia nella sostenibilità oggi ampiamente disponibili sul mercato anche grazie al ruolo fondamentale della ricerca italiana nel settore. Se si riuscirà a limitare le fake news che spesso rallentano la diffusione degli impianti per la biomassa in Italia, come altri tipi d’impianti, si potrà aumentare le opportunità di lavoro e risparmio dall’inquinamento che l’economia circolare può dare. Proprio da questi presupposti è nato il progetto europeo ENABLING coordinato da FederUnacoma e Itabia, che vede coinvolti 16 partner di 13 Paesi europei e ha l’obiettivo di stimolare il promettente mercato dei bioprodotti, agevolando il contatto tra il settore agricolo (produttore di biomasse) e quello industriale (trasformatore).
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